Il mattino ha l’oro in bocca

David Murray, classe 1955, non è certo un jazzista di primo pelo e nemmeno è mai stato tra i miei sassofonisti preferiti, ma ha ben rappresentato nei decenni precedenti un certo tipo di approccio afro-americano allo strumento legato alla tradizione pre-coltraniana nel tramite di figure di riferimento della sua generazione di sassofonisti quali Albert Ayler Archie Shepp. La sua discografia opulenta forse non lo ha aiutato a produrre sintesi musicali di livello assoluto anche se in molti suoi lavori sono rintracciabili cose notevoli seppur in modalità discontinua. I suoi dischi registrati per esempio per la Black Saint con l’ottetto (Home) sono pregevoli e diverse sono le composizioni di rilievo. Tra queste oggi propongo Morning Song, una canzone dallo spirito comunicativo estroverso e vitale molto prossimo all’umore che si può manifestare al mattino appena svegli. Mai come ora ne abbiamo bisogno.

A Swinging Christmas

La discografia jazz è colma di registrazioni dedicate alle musiche del Natale, alcune di buon livello, altre del tutto superflue, basate per lo più su banali motivazioni commerciali. Tuttavia, qualche bella eccezione c’è stata, con alcune interpretazioni diventate un “must” del periodo natalizio. Ve ne propongo qualcuna tra le mie preferite prodotte da grandi interpreti in ambito jazzistico.

Nell’augurare ai lettori di passare un sereno Natale, segnalo anche che il blog si prende qualche giorno di pausa con gli aggiornamenti che riprenderanno dopo la festività di Santo Stefano.

a risentirci presto.

Un inno all’Atalanta Bergamasca Calcio

Spero perdonerete il congenito provincialismo della proposta odierna, sicuramente parecchio “derivativa” dall’usuale argomento musicale affrontato da questo blog, ma oggi per Bergamo e Provincia è un giorno di festa sportiva senza precedenti, regalato ieri sera dalla sua formazione calcistica che si è qualificata agli ottavi di Champions League per la prima volta nella sua storia e alla prima sua partecipazione. Una sorta di miracolo calcistico per come era malamente iniziata questa avventura. Per un jazzofilo bergamasco come il sottoscritto e’ un po’ come se al festival del jazz di Bergamo, il cui programma sta per essere annunciato nella presentazione di sabato prossimo, fosse proposta la reincarnazione degli spiriti di Charles Mingus (che peraltro venne a Bergamo nel 1975 con il suo fantasmagorico quintetto) o di John Coltrane, piuttosto che di Miles Davis.

Abbiate pazienza, oggi propongo l’inno scritto parole e musica dall’amico pianista bergamasco Carlo Magni nella primavera del 2017 e commissionato dalla società calcistica bergamasca. Oltre al coro e all’orchestra al piano siede l’autore stesso coadiuvato alla batteria anche dall’amico Mauro Beggio.

Riccardo Facchi

L’avventura continua…

1017Una volta all’anno parliamo di noi. Certo l’argomento è molto meno interessante della musica da proporre, ma contiamo sulla pazienza dei lettori.

In un batter d’occhio siamo già arrivati al quarto anno di esistenza del blog. Lentamente, ma costantemente il seguito di lettori è progredito anche quest’anno proponendo un aumento di un altro 10 % del volume di accessi e di visitatori rispetto all’anno precedente. Il che, considerato che parliamo di un blog che tratta un argomento di nicchia e a diffusione limitata su un paio di social network senza sponsorizzazioni di sorta, ci pare un risultato stimolante. Quello che tuttavia ci fa più piacere notare è il progressivo riconoscimento di qualità degli scritti proposti da parte di un pubblico di lettori esperti in materia musicale tra cui anche diversi noti musicisti e operatori culturali, anche grazie al rimarchevole contributo ormai ben più che occasionale del noto musicologo e direttore artistico Gianni M. Gualberto, come anche quello dell’amico Francesco Barresi.

In questo senso ribadiamo che questo sito ha scopi per lo più divulgativi, nell’intento di coinvolgere il più possibile appassionati e interessati alla musica in generale, cercando di dare un quadro della musica improvvisata, in particolare del jazz, e della black music (ma non solo), sia storico che contemporaneo il più vario e vasto possibile.  Esprimiamo le nostre opinioni nel modo più documentato, cosciente e onesto possibile, cercando sempre di motivare anche eventuali dure critiche. Sta al lettore valutare la bontà o meno nel trattare gli argomenti proposti.

Dopo 4 anni l’archivio dei documenti scritti e musicali comincia ad essere consistente e quel che ci rende più felici è osservare che ogni giorno vengono consultati anche gli articoli dei primi tempi, tra cui anche diversi impegnativi scritti rintracciabili nella sezione saggi.  La ragione credo dipenda anche dal fatto che, per nostra scelta, non vincoliamo gli scritti alla stretta attualità o ad argomenti contingenti (che potrebbero innalzare gli accessi nell’immediato) ma che poi tendono ad essere rapidamente dimenticati e in un certo senso superati dagli eventi. Sono ad oggi stati pubblicati ben 1052 articoli divisi nelle varie categorie esplicitate nella colonna dedicata a destra del vostro schermo.

L’obiettivo è sempre quello di cercare di divulgare una visione più ampia della cultura musicale dalla quale anche il jazz è nato, parlando di più protagonisti possibile, sia del passato che del presente, considerando che la tendenza tra il pubblico del jazz odierno pare essere quella di fossilizzarsi sempre intorno alle solite quattro icone e a trascurare tutto il resto. A nostro avviso un grave torto che si fa a una cultura musicale che è stata ed è ancora ricca di tanti eccellenti contributi inopinatamente dimenticati o trascurati e che meritano di essere riportati all’attenzione di tutti a suon di musica.

Rimaniamo sempre disponibili all’eventuale partecipazione di altri che gradissero scrivere qualcosa di pertinente per il blog, ovviamente sempre previa nostra valutazione interna degli scritti. Speriamo di poter proseguire sempre in meglio, tempo a disposizione permettendo. Rimaniamo in ascolto di eventuali osservazioni, suggerimenti e, perché no, critiche costruttive.

Riccardo Facchi

La sciagura del sovranismo (musicale e non solo)

imagesIl cosiddetto sovranismo pare essere una tendenza di oggi particolarmente spiccata in Italia, ma in realtà è presente in buona parte della attuale Europa (e persino negli Stati Uniti con l’avvento di Trump). Il problema dei flussi migratori sta mettendo in evidenza l’incapacità tutta europea di affrontare un problema epocale che pare avere tutta l’intenzione di durare a lungo. Conseguentemente, si sta sviluppando una marcata tendenza alla chiusura nei diversi confini nazionali, non solo in termini migratori, ma anche in quelli economici e di scambio commerciale (vedi dazi e/o la difesa ad oltranza dei propri prodotti “made in”, materiali o immateriali), culturali e persino artistici. Il che pare una contraddizione in tempi di globalizzazione e di interscambio internazionale, anche se forse occorrerebbe parlare più correttamente di reazione ad alcuni effetti deleteri causati dalla stessa sfrenata globalizzazione. Una reazione che, tuttavia, pare dettata dalla paura del futuro e dallo sbando di un intero continente, provocato probabilmente dal sentirsi spodestato di un primato storico e dal profondo disagio nel dover affrontare il proprio progressivo declino, peraltro sempre più evidente.

Tale tendenza comportamentale da tempo si manifesta anche nell’ambito di nostro interesse, ossia quello musicale e in particolare del jazz, almeno per quel che riguarda l’Italia. Si badi bene, ciò non ha avuto inizio dall’avvento in politica degli attuali populismi giunti anche al governo, ma era ed è ancora rintracciabile in insospettabili ambiti auto dichiaratisi “progressisti” o “di sinistra”.  D’altronde si sa che in Italia la gestione culturale è sempre stata attribuibile a tale parte politica. Senza voler ricordare i recenti goffi tentativi di imporre (tal On. Morelli della Lega) alla radio canzoni italiane ogni tre trasmesse, in pieno regime autarchico degno del Ventennio fascista, già ai tempi dei precedenti governi Renzi e Gentiloni, l’allora e purtroppo attuale ministro della Cultura seguiva già chiaramente un tal genere di impostazione per quanto modulata e articolata in modo diverso e meno pacchiano, privilegiando il “prodotto” musicale italiano su quello straniero, come se si trattasse di una mozzarella di bufala o di un prodotto vinicolo DOC.

Riguardo poi nello specifico il jazz e la relativa proposta concertistica nel paese, da decenni si nota un progressivo, velato, ostracismo verso le proposte americane, tanto ormai dal far passare la gran parte dei cartelloni festivalieri, spacciati ancora per internazionali, composti quasi esclusivamente da nomi italiani o al più europei, al grido di “W l’Italia del jazz e W L’Europa”. Per quanto la cosa possa essere ritenuta parzialmente comprensibile, almeno quando si usano soldi pubblici, tentare di nazionalizzare la cultura e l’arte mi pare vada contro l’idea stessa di universalità e di libero accesso delle stesse. Quel che conta dovrebbe essere la qualità delle proposte non la loro nazionalità e, riguardo al jazz, negare la preponderanza ancora oggi della scena americana è un chiaro atto disinformativo e mistificatorio.

Come però si dice spesso, si rischia, più in generale, di creare un rimedio peggiore del male, poiché tendere all’isolamento e alla chiusura con il mondo esterno, a tutti li livelli, significa creare le condizioni di un progressivo naturale degrado della società, del pensiero collettivo e individuale e, di conseguenza, anche della cultura e dell’arte.

Anni fa avevo prodotto uno scritto pensato per altri scopi, ma che credo possa, se non avere una valenza sul tema, almeno favorire una riflessione. Visti i personali studi scientifici di base ho cercato di utilizzare le mie conoscenze per spiegare concetti come quello esposto. Ovviamente non ho la pretesa di attribuire rigorosa valenza scientifica a certe deduzioni (lascio tale presunzione in carico a certa pseudo musicologia che cerca di attribuirsi un alone di “scientificità” senza aver coltivato di proprio seri studi scientifici che documentino l’idonea pratica di certe metodologie scientifiche), in quanto utilizzo alla fine un criterio analogico nel ragionamento che è sostanzialmente inammissibile in ambito almeno di scienze esatte come la fisica o la matematica. Al di là di possibili imprecisioni o approssimazioni credo, almeno a livello intuitivo, di non essere andato molto lontano da una possibile spiegazione sul tema. Ci proviamo.

Premessa scientifica

Si possono osservare in natura molteplici tipi di energia, che si sviluppano nello spazio sotto forma di campi energetici. Ad esempio:

  • elettromagnetica
  • gravitazionale
  • chimica
  • nucleare
  • termica

Tutte le energie si misurano allo stesso modo (in Joule) e quindi sono sostanzialmente equivalenti. Tuttavia in esse si evidenzia una loro differente qualità o caratteristica nel modo di manifestarsi. Ciò viene indicato identificando ad esempio se esse siano di tipo potenziale, piuttosto che cinetico, o calore, ecc.

La termodinamica è la scienza che studia le trasformazioni energetiche ed è, tra le scienze, quella più generale, che non può essere contraddetta da nessuna delle altre branche della scienza ed è quindi in grado di inquadrare tutti gli eventi in natura. Essa è applicabile in tutto l’universo, sia che si tratti di un insieme di particelle, piuttosto che di un insieme di galassie o di individui.

In buona sostanza possiamo affermare che ogni evento in natura può accadere solo se esso risulta termodinamicamente possibile, anche se non è detto che ciò basti a renderlo certamente possibile. Il rispetto delle condizioni termodinamiche è dunque una condizione necessaria ma non sufficiente affinché l’evento possa avvenire nel tempo, perlomeno in tempi limitati.

Per poter studiare gli eventi dal punto di vista termodinamico occorre sempre ricondurli ad un cosiddetto “sistema termodinamico”, che è in definitiva l’oggetto di studio della termodinamica.

Il 1° principio della termodinamica, detto anche “principio di conservazione dell’energia” afferma che in natura “nulla si crea e nulla si distrugge e che quindi l’energia dell’universo è costante e in continua trasformazione”.

In natura si è tuttavia osservato che l’energia di un sistema termodinamico, nelle sue varie forme, evolve nel tempo non in maniera casuale, ma tende a trasformarsi spontaneamente in una direzione ben determinata. Infatti, se non interviene nessuna causa esterna al sistema, essa tende a trasformarsi, in ultima istanza, sempre in energia termica o calore.

Ciò significa che, pur conservandosi quantitativamente, l’energia possiede un diverso valore o qualità nelle forme in cui si manifesta in natura e che evidentemente il calore rappresenta la forma di energia più degradata a cui tutte le energie e i relativi sistemi termodinamici tendono spontaneamente.

A ciò risponde il cosiddetto 2° principio della termodinamica che afferma appunto l’impossibilità di trasformare integralmente il calore in energia più pregiata ogni volta che si manifesta una trasformazione, senza introdurre dell’energia o del lavoro dall’esterno nel sistema termodinamico. (⇒irreversibilità dei processi in natura).

Ciò rende evidente che in natura il calore è il tipo di energia di qualità più bassa, mentre ad esempio l’energia potenziale (gravitazionale o elettrica), è quella di qualità più elevata.

Occorre pertanto trovare e definire un secondo parametro fisico, oltre all’energia, che permetta di descrivere la “qualità” dell’energia, o meglio del livello energetico, di un sistema termodinamico. Questo parametro si chiama entropia.

slide_2

ENTALPIA ED ENTROPIA DI UN SISTEMA TERMODINAMICO

In definitiva, l’evolversi di un sistema termodinamico qualsiasi (che si trovi a pressione costante, e sulla Terra siamo in queste condizioni) può essere descritto, istante per istante, da due funzioni di stato (o potenziali termodinamici) chiamate rispettivamente entalpia ed entropia. Evidenziandone la dipendenza dal tempo t (ossia dall’evoluzione temporale), definiamo:

L’entalpia H(t), che rappresenta l’energia o livello energetico contenuto dal sistema.

l’entropia S(t), che rappresenta il grado di disordine del sistema ed è un indice del livello di degradazione dell’ energia raggiunto dal sistema stesso.

La coppia di valori H(t) e S(t) individua e rappresenta istante per istante lo stato di un qualsiasi sistema termodinamico.

TIPOLOGIA DEI SISTEMI TERMODINAMICI

Qualsiasi evento o fenomeno fisico in natura può essere ricondotto e descritto termodinamicamente in tre categorie di sistemi termodinamici: sistemi isolatichiusi  e aperti.

Ogni+sistema+è+circondato

Sono considerati sistemi termodinamici isolati quelli in cui, una volta definiti i “confini” del sistema stesso, non avviene alcuno scambio di materia od energia con tutto ciò che viene considerato esterno al sistema termodinamico stesso, così come definito. Viceversa sono considerati aperti i sistemi in cui tale scambio è invece possibile, in un qualsiasi istante della sua evoluzione temporale.

Il 2° principio della termodinamica, applicato ai sistemi isolati, ci dice che i sistemi termodinamici evolvono spontaneamente, conservando l’energia (ossia a entalpia costante), degradante comunque nel tempo, e con entropia in progressivo aumento.

Tale evoluzione, che non può essere scientificamente contraddetta, pena la violazione del 2° principio della termodinamica, porta a definire la cosiddetta “freccia pessimistica del tempo” verso cui evolve spontaneamente l’universo e le parti che lo compongono, sin dalla sua nascita.

Se ne deduce allora che termodinamicamente esiste sempre uno stato finale a cui tutti i sistemi tendono, in cui l’entropia del sistema diventa massima (per tempi idealmente tendenti all’infinito). Tale stato finale viene chiamato stato di equilibrio o invarianza termodinamica.

Ciò in pratica significa che un sistema termodinamico quando è all’equilibrio diventa totalmente passivo, nel senso che la sua energia diviene inutilizzabile e la sua materia totalmente inerte. Tuttavia osserviamo che l’universo che ci circonda non si trova “ancora” allo stato di equilibrio. Ciò significa allora che la materia e l’energia in esso contenute sono ancora attiveDunque la maggior parte dei fenomeni ed eventi fisici è in realtà descrivibile con sistemi termodinamici non all’equilibrio, o lontani dall’equilibrio, e aperti allo scambio di materia ed energia.

Se si osserva attentamente l’evoluzione della natura e dell’universo si scopre allora che mentre l’universo tende verso il suo “tragico destino” l’energia e la materia in esso contenute tendono ad organizzarsi in forme sempre più complesse, autoadattanti e che manifestano una sorta di “volontà propria” o autodeterminazione del proprio futuro. 

Ciò viene allora a definire una nuova freccia temporale, che chiameremo “freccia ottimistica del tempo” che si muove contemporaneamente a quella pessimistica prevista dalla termodinamica.

downloadE’ come se, mentre l’universo gradualmente evolve a partire dalla sua semplice struttura originaria, materia ed energia si rivelassero continuamente seguendo vie alternative di sviluppo: la via passiva che conduce alla sostanza semplice, statica e inerte, correttamente descritte dai paradigmi newtoniano e termodinamico, e la strada attiva che trascende questi paradigmi e conduce alla complessità e alla varietà, impredicibile ed in evoluzione” (da “Il Cosmo intelligente” di Paul Davies).

Da un punto di vista matematico, la situazione dei sistemi aperti non all’equilibrio può essere descritta dalle cosiddette equazioni differenziali alle derivate parziali, che possono essere risolte (ossia hanno soluzione) solamente se si specificano le condizioni al contorno per il sistema.

Per un sistema aperto, l’ambiente esterno esercita una influenza continua attraverso i confini sotto forma di impredicibili “fluttuazioni”.

Un esame delle soluzioni delle equazioni rivela la caratteristica generale che, per sistemi vicini all’equilibrio, le fluttuazioni scompaiono. Quando il sistema si allontana sempre di più dall’equilibrio, tuttavia, esso raggiunge un punto critico, conosciuto tecnicamente come punto di biforcazione. In questo punto la soluzione originale delle equazioni diviene instabile, segnalando che il sistema sta per andare incontro a un improvviso mutamento.” e ancora, “..Nel punto di biforcazione le inevitabili fluttuazioni, che nello stato di equilibrio termodinamico ordinario vengono automaticamente soppresse, sono invece amplificate fino a proporzioni macroscopiche, e conducono il sistema nella sua nuova fase, dove poi si stabilizza. Dato che il sistema è aperto, la forma di queste infinite fluttuazioni microscopiche è del tutto inconoscibile. Vi è così una incertezza intrinseca sul risultato della transizione. Per questo motivo, la forma dettagliata delle nuove strutture che si organizzano è intrinsecamente impredicibile” (da “Il cosmo intelligente” di Paul Davies).

L’ UOMO E LA SOCIETA’ COME SISTEMA TERMODINAMICO

In base a quanto descritto, potremmo dunque schematizzare l’uomo come un sistema termodinamico aperto, ossia potenzialmente in grado di assorbire energia e materia dall’esterno.

Essendo l’uomo materia, ossia in definitiva energia, egli possiede un livello energetico e quindi anche un livello entropico. Definiremo allora per ogni singolo individuo i la coppia di valori:

H i (t) e S i (t)

Ma la società è l’insieme degli individui, e quindi costituisce anch’essa un sistema termodinamico, i cui parametri saranno definiti come:

Hs (t) = ∑i H i

Ss (t) = ∑i S i

La società deve seguire pertanto il 2° principio della termodinamica. Se essa fosse interpretata come un sistema termodinamico isolato, significherebbe che la sua entalpia Hs tende naturalmente a degradare e la sua entropia Ss ad aumentare, ossia la società tenderebbe spontaneamente a peggiorare e a decadere, fino ad arrivare allo stato di equilibrio già citato ed esprimibile matematicamente come:

Hs(t) = Hs (∞) = cost

per t tendente all’infinito

Ss(t) = Ss () = Smax

Ma la società è composta dagli individui, pertanto essa degrada in funzione del degrado dei parametri termodinamici dei singoli individui che la compongono.

Dunque è evidente il contributo di ogni individuo a determinare il valore complessivo dei parametri termodinamici della società. Essendo ogni individuo interpretabile come un sistema aperto non all’equilibrio, il suo comportamento evolutivo è descrivibile con equazioni differenziali alle derivate parziali che pertanto, abbiamo visto, risulta impredicibile e dipendente dalle condizioni al contorno, ossia in definitiva dall’energia e/o materia che è in grado di assorbire nel corso della sua esistenza, anche in termini di improvvise perturbazioni o fluttuazioni di tali condizioni che possono permettere al sistema uomo di arrivare a quella instabilità che può determinare un mutamento evolutivo volontario e improvviso e di conseguenza, in termini macro, di trasferirlo alla società a cui appartiene.

Conclusioni:

creativity-accelerators-300x238Trasponendo il ragionamento (per analogia, quindi non rigorosamente scientifico) all’ambito artistico, culturale o musicale collettivo di un paese (o cerchia sociale, culturale, nazione, continente etc., schematizzabili come detto in sistemi termodinamici) e al posto dell’energia consideriamo il contributo di idee creative (tra energia qualitativa e creatività esiste una evidente correlazione) dei singoli gruppi di individui componenti tale sistema (artisti, musicisti, operatori culturali etc.), ecco che si nota come la volontà di rendere un sistema isolato (ad es. solo musica italiana, solo italiani, solo musica europea e solo europei), quando invece esso è naturalmente disposto all’apertura, favorisca il processo progressivo di degrado e decadimento del sistema stesso, che tende a diventare col tempo passivo e inerte dal punto di vista creativo. Ne consegue, viceversa, che l’apertura del sistema alle diverse culture e ai relativi contributi esterni è solo foriero del mantenimento di un sistema attivo, dinamico e perciò ancora creativo.

 Riccardo Facchi

Blog a intermittenza estiva

spiaggia-e-ombrelloneAvvisiamo i lettori che nel mese di Agosto il sito verrà aggiornato a intermittenza, poiché ci prendiamo qualche giorno di relax. In compenso, avendo accumulato il sito in ormai quasi quattro anni di vita un bell’archivio di documenti scritti e filmati musicali, potrete eventualmente consultarlo, dedicando più tempo alla lettura di scritti di vostro interesse.

Per chi avesse più cuirosità suggerisco la consultazione della categoria “saggi” dove potrete trovare scritti analitici più corposi dedicati a qualche argomento musicale più specifico. Nel frattempo, con spirito vacanziero, proponiamo un paio di brani pertinenti al periodo feriale.

A risentirci presto.

Conferenze a Maggio sul Jazz al Teatro Franco Parenti- Milano

Comunicato stampa

Palazzina dei Bagni Misteriosi dal 7 maggio al 4 giugno 2019

TASTIN’ JAZZ

Racconti di musica tra cibo e vino con Gianni Gualberto Morelenbaum

73441202
Gianni M. Gualberto

martedì 7 Maggio 2019 h 20:00 – 22:00

martedì 14 Maggio 2019 h 20:00 – 22:00

martedì 21 Maggio 2019 h 20:00 – 22:00

martedì 28 Maggio 2019 h 20:00 – 22:00

martedì 4 Giugno 2019 h 20:00 – 22:00

 

Metti una sera a cena… Sosteneva Cicerone che “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.” Ci si trova perciò fra amici e conoscenti per parlare di musica in modo non paludato, ma serio. Non delle lezioni ma degli incontri, questa volta dedicati al jazz, un linguaggio musicale che ha cambiato e influenzato tutto il Novecento e oltre, fino ai nostri giorni, ma che ancora suscita interrogativi e del quale si sa poco, aldilà di una narrazione spesso falsata e imbolsita. In cinque appuntamenti, dunque, si cercherà di spiegare il successo di una musica che ci è ben più vicina di come spesso venga veicolata e illustrata, che ha saputo e sa rispondere a molti dei nostri interrogativi, che ha sempre anticipato i tempi e continua a farlo. Cercheremo di scoprirne assieme la bellezza, la ricchezza e la complessità: arriveremo così a svelare, incontro dopo incontro, anche un nostro ritratto, e un ritratto del nostro mondo e dei nostri tempi, un mosaico fatto di migliaia e migliaia di tessere in cui si celano popoli, tradizioni, culture, incroci, connubi, sincretismi.  – Gianni Gualberto Morelenbaum

martedì 7 Maggio h.20:00 – 22:00

Perché il jazz: la musica che è nata oggi, o forse domani Si dice che sia nato nel 1917. Chi dice a New Orleans, chi nei Caraibi e chi, addirittura, fra i siciliani d’America. Ma per molti è la colonna sonora della contemporaneità, una musica sempre rivolta al futuro e che non ha bisogno del passato. Una musica per pochi, sembrerebbe. Non è così: la storia del jazz può rispondere a molti dei nostri interrogativi e svelare il fascino di chi sa e ha sempre saputo parlare a tutti.

martedì 14 Maggio h.20:00 – 22:00

Il Bello, il Brutto e… il jazz: dalla voce di Louis Armstrong al ribaltamento delle regole Il jazz, fin dai suoi esordi, usa molteplici materiali, ma li usa sempre a suo modo, sempre secondo dei valori che gli appartengono e cui mai rinuncia. Le regole del mondo in cui nasce e soffre prima di essere accettato non valgono: il jazz è la musica della sorpresa, dell’inaspettato.
martedì 21 Maggio h.20:00 – 22:00 Con il jazz si balla o si pensa? Arte o intrattenimento? O… arte e intrattenimento? Il jazz è l’avanguardia di un movimento che rimette al centro dell’attenzione e della creatività il corpo e il suo linguaggio. Con il jazz si danza e si balla, anche. Si fa spettacolo. Si fa scandalo, eppure influenza molti autori accademici e intellettuali. Con il jazz è un’umanità a lungo ignorata e discriminata a salire sul palcoscenico e a insegnare e dettare nuove regole. Grazie al jazz gli Stati Uniti assumono un volto che viene conosciuto in tutto il mondo. Ma la liberazione che il jazz porta con sé riguarda anche noi, riguarda tutte le culture e tradizioni.

martedì 28 Maggio h.20:00 – 22:00

Fra Jelly Roll Morton e Charles Mingus: il jazz, ritratto del Novecento Dal be bop in poi il jazz assume una riconosciuta leadership intellettuale, senza mai tradire le proprie origini e continuando a dare voce alla diversità. Non solo negli Stati Uniti, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, dall’Asia all’America Latina: una musica del popolo.

martedì 4 Giugno h.20:00 – 22:00

Dopo John Coltrane e Ornette Coleman: il jazz nel XXI secolo A oltre cento anni dalla “nascita” il jazz affronta la globalizzazione, di cui è stato il profeta. La platea si allarga a dismisura: il jazz rimarrà lo stesso? Continuerà a significare quello che ha significato per molte generazioni? Cambierà?

_sala-grande-(1)

Biglietti

Singola serata > 25€ – (inclusa cena)

Carnet 2 serate > 40€ –  (inclusa cena)

Informazioni Biglietteria tel. 0259995206

biglietteria@teatrofrancoparenti.com

Biglietteria on line http://www.teatrofrancoparenti.it

App Teatro Franco Parenti

Ufficio Stampa Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14 – 20135 Milano

Tel. 02 59995219/217

Mail stampa@teatrofrancoparenti.it

Il comunicato stampa di Bergamo Jazz Festival 2019

b jazz 2019

COMUNICATO STAMPA

Bergamo Jazz Festival 2019

21 – 24 marzo 2019

– 41a edizione –

Direzione artistica di Dave Douglas

con

Archie Shepp, Manu Dibango, Gianluigi Trovesi

David Murray, Dobet Gnahore, Terence Blanchard

Dinosaur, Quintorigo, Pasquale Mirra/Hamid Drake

Jacky Terrasson, Anja Lechner, Federica Michisanti, Sara Serpa, e tanti altri artisti

 

Organizzato da Fondazione Teatro Donizetti con la Direzione Artistica di Dave Douglas, Bergamo Jazz Festival 2019 si svolge dal 21 al 24 marzo: numerosi artisti internazionali e giovani talenti si alterneranno nei teatri, nei musei, nelle strade e in locali dove la musica è di casa. Tutta la città sarà quindi coinvolta da una moltitudine di suoni e colori, grazie a un Festival, giunto alla sua quarantunesima edizione, a 50 anni esatti dalla prima, che da sempre è prestigiosa vetrina di una musica dalle molte facce e inflessioni linguistiche.

Al quarto mandato di Direttore Artistico, il musicista americano Dave Douglas ha allestito un cartellone che nella sua articolazione getta per la prima volta uno sguardo alla musica africana, senza trascurare nomi storici del jazz e le tendenze più avanzate di questa musica. E per la prima volta Bergamo Jazz incontra sul suo cammino, con uno special event “fuori festival”, il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, prestigioso partner che va ad aggiungersi alle numerose associazioni culturali e imprenditoriali con cui da anni si è intessuta una proficua collaborazione. Di particolare rilievo sarà anche l’omaggio, in concomitanza con il suo settantacinquesimo compleanno, al più illustre dei jazzisti bergamaschi, Gianluigi Trovesi.

Gianluigi Trovesi “75th Birthday Celebration”

Giovedì 21 marzo (ore 21.00), il Teatro Sociale di Città Alta farà da cornice ideale a quella che si preannuncia come una vera e propria festa di compleanno: Gianluigi Trovesi, 75 anni compiuti il 10 gennaio, sarà il protagonista principale di una intera serata nel corso della quale il polistrumentista di Nembro offrirà un piccolo ma significativo spaccato delle esperienze di cui è stato ed è artefice. Si comincerà con l’attualità: il quintetto “orobico”, che ha da poco pubblicato l’album Mediterraneamente e al quale si unirà eccezionalmente la pianista israeliana Anat Fort. Presente e passato si intrecceranno invece nel secondo set, contrassegnato dalla partitura orchestrale Dedalo eseguita dalla norvegese Bergen Big Band sotto la direzione di Corrado Guarino. Special guests, oltre allo stesso Trovesi, due musicisti tedeschi, il trombettista Manfred Schoof, importantissimo esponente del jazz europeo sin dagli anni Sessanta, e la clarinettista Annette Maye, che proprio sulle orme trovesiane ha mosso i primi passi musicali.

Jazz al Creberg

Per il secondo anno le tre tradizionali serate in abbonamento al Teatro Donizetti, chiuso per importanti lavori di restauro, vengono trasferite al Creberg Teatro e saranno aperte, venerdì 22 marzo, da un’autentica icona del jazz: Archie Shepp. Al fianco dello storico sassofonista ci saranno il pianista francese Pierre-François Blanchard, il contrabbassista di origine ungherese Matyas Szandai e un veterano di infinite battaglie musicali quale il batterista Hamid Drake. La stessa sera si potrà ascoltare uno dei trombettisti più in vista del jazz contemporaneo, Terence Blanchard, che con il suo E-Collective promette sonorità elettriche di ispirazione davisiana e ritmi che virano verso il funk.

Sabato 23 sarà la volta di un altro colosso del sassofono, di generazione successiva a quella di Archie Shepp: David Murray, campione di una musica che guarda al passato ma con i piedi ben piantati nel presente e lo sguardo rivolto in avanti. Anch’egli sarà in quartetto, con David Bryant al pianoforte, Dezron Douglas al contrabbasso ed Eric McPherson alla batteria. Nella seconda parte spazio a una delle nuove regine della musica africana, l’ivoriana Dobet Gnahoré, cantante, danzatrice e percussionista le cui spettacolari performance sono un esplicito invito a staccarsi dalle sedie. Cosa che succederà anche con la musica di Manu Dibango: il cantante e sassofonista camerunense, leggenda vivente della musica moderna africana, sarà con la sua band mattatore assoluto della serata di domenica 24 marzo, nell’ambito di un tour celebrativo dei 60 anni di carriera.

Le tre serate al Creberg Teatro avranno inizio alle ore 21.00.

Jazz in Città

Bergamo Jazz entra nei musei mai come prima fino ad ora con tale frequenza. Giovedì 21 (ore 18.00) è prevista al Museo della Cattedrale la suggestiva solo performance del sassofonista Dimitri Grechi Espinoza, mentre ben tre, e tutti coniugati al femminile, sono gli appuntamenti in programma nel magico Ex Oratorio di San Lupo: venerdì 22 (ore 17.00) con l’Horn Trio della contrabbassista romana Federica Michisanti, uno dei migliori nuovi talenti italiani emersi negli ultimi tempi, sabato 23 (ore 15.00), con la violoncellista tedesca Anja Lechner, virtuosa del suo strumento che si muove con pari abilità fra composizioni di autori contemporanei e libere improvvisazioni, domenica 24 (ore 11.00) con il promettente duo portoghese formato dalla vocalist Sara Serpa e dal chitarrista Andrè Matos.

Per il terzo anno consecutivo Bergamo Jazz entrerà all’Accademia Carrara, dove per sabato 23 (ore 11.00) è in cartellone il collaudato duo vibrafono-batteria/percussioni costituito dal campano Pasquale Mirra e dal chicagoano Hamid Drake.

Significativa presenza femminile anche all’Auditorium di Piazza della Libertà (sabato 23, ore 17.00), con la trombettista inglese Laura Jurd che si produrrà alla guida dei Dinousar, quartetto che fonde il linguaggio del jazz con le più sofisticate sonorità dell’electro-pop.

Rinnovando la propria partnership con Bergamo Jazz, Il Jazz Club Bergamo ha invitato ad esibirsi alla Sala Piatti (domenica 24, ore 15.00) il notevole pianista Jacky Terrasson, definito per il suo stile brillante “il pianista della felicità”. Sempre domenica 24 (al Teatro Sociale ore 17.00) si darà voce anche a una band che sin dai suoi esordi agisce in equilibrio fra jazz e pop sperimentale dalle sfumature cameristiche: i Quintorigo. Il gruppo romagnolo presenterà nell’occasione il suo ultimo album Opposites, nel quale classici del jazz si alternano a brani originali.

Infine, quella che sta diventando una bella consuetudine di Bergamo Jazz: la street parade. Stavolta a suonare e ballare per le strade di Città Bassa (sabato 23, dalle ore 16.00, lungo Via Tasso e Via Pignolo) e Alta (domenica 24, ore 12.00 e ore 18.30) sarà la P-Funking Band, marching band che mescola funk, disco music, hip hop, soul, rhythm’n’blues e jazz sullo sfondo di pirotecniche coreografie.

Scintille di Jazz

Un piccolo festival nel grande festival: così si configura la sezione “Scintille di Jazz”, alla sua terza edizione e sempre affidata alla cura di Tino Tracanna.

Sei i concerti, il primo dei quali vedrà in azione, giovedì 21 alla Marianna (ore 19.00), il trio del pianista bergamasco Ermanno Novali, stella nascente del jazz orobico. A Milano fanno invece base i Dugong, quartetto fondato dal chitarrista Michele Caiati e dal sassofonista Nicolò Ricci (ancora il 21, ma al Tucans Pub, ore 23.30). Disegna invece la traiettoria Torino-Brescia il duo della chitarrista Eleonora Strino, napoletana di nascita, e del contrabbassista Giulio Corini: a loro il compito di introdurre Bergamo Jazz negli spazi de Le Iris (venerdì 22, ore 19.00). Nuova location per il Festival è anche il Museo Bernareggi, nel cui Salone d’Onore si esibiranno i Novotono, ovvero i fratelli clarinettisti Adalberto e Andrea Ferrari (sabato 23, ore 19.00).

Due i concerti nel più abituale IndispArte, entrambi alle 23.30 e seguiti da jam session: venerdì 22 con il nuovo progetto Oofth del sassofonista Massimiliano Milesi, uomo di punta della new thing bergamasca e risultato fra i vincitori del progetto “Nuova Generazione Jazz” dell’Associazione I-Jazz, e sabato 23 con il gruppo I Am A Fish di un altro chitarrista milanese, Marco Carboni.

Around Bergamo Jazz

Concerti ma anche film e incontri didattici: Bergamo Jazz è tutto ciò e molto altro, sin dal pomeriggio di domenica 17 marzo (all’Auditorium di Piazza della Libertà, dalle ore 15.30), con l’immancabile passaggio di testimone tra Bergamo Film Meeting e Bergamo Jazz, scandito dapprima dalla proiezione di Alfie, pellicola tra le più famose e rappresentative del Free Cinema inglese degli anni Sessanta, diretta da Lewis Gilbert e arricchita dalla colonna sonora firmata da Sonny Rollins. Alle 18.00 avverrà quindi la sonorizzazione di Le Voyage Imaginaire, commedia fantastica girata nel 1925 da Renè Clair. Al sassofonista Roger Rota, uno dei più apprezzati jazzisti bergamaschi, il compito di musicarlo, insieme a un trio costituito appositamente insieme ai colleghi di strumento (ma anche clarinettisti) Marco Colonna e Francesco Chiapperini, personalità preminenti del jazz italiano più avventuroso.

Ancora cinema, in collaborazione con Lab80, martedì 19 (ore 21.00), sempre all’Auditorium di Piazza della Libertà, con la proiezione di un cult movie come The Connection di Shirley Clark: uno dei più riusciti faccia a faccia fra jazz e cinema.

Per la sezione “Jazz School” di Bergamo Jazz 2019 si conferma la partnership con CDpM Europe, cui sono affidati incontri didattici destinati agli alunni delle scuole primarie e secondarie (nell’insieme hanno già aderito oltre 1.900 studenti), nelle mattinate dal 20 al 23 marzo all’Auditorium di Piazza della Libertà. I più piccoli potranno partecipare al primo dei quattro incontri, dal titolo “Tutti quanti voglion fare jazz”, introduzione a un mondo ricco di fascino, nonché di spunti di riflessione culturale e sociale, come il jazz. I più grandi saranno invece accompagnati alla scoperta dell’opera di uno dei più illustri compositori del jazz e di tutto il XX Secolo, Duke Ellington. Gli incontri saranno animati musicalmente dal Santa Lucia Gospel Choir, dalle cantanti Paola Milzani, Elena Biagioni e Gabriella Mazza, dal trombettista Emilio Soana, dal sassofonista Gabriele Comeglio, dal pianista Claudio Angeleri, dal bassista Marco Esposito, dal batterista Luca Bongiovanni e dal musicologo Maurizio Franco. Gli incontri saranno il punto di arrivo di una attività laboratoriale svolta nei mesi precedenti, che nel caso dell’Istituto comprensivo Santa Lucia di Bergamo ha portato alla costituzione di un vero e proprio coro Gospel.

Ma non è tutto: durante le giornate di Bergamo Jazz 2019 le vetrine dei negozi della città verranno allestite a tema, grazie all’iniziativa Bergamo Jazz in Vetrina, promossa insieme a DUC e ASCOM Bergamo.

Infine, il Birrificio Indipendente ELAV produrrà una birra blanche, mentre la pasticceria La Marianna realizzerà biscotti a tema, una speciale stracciatella, con lamponi e cioccolato fondente amaro, una torta e dei bignè.

Special Event

L’inedito intreccio fra Bergamo Jazz e Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, che ospiterà il concerto all’interno della sua Cinquantaseiesima edizione, si annuncia nel solco di Stefano Bollani. Un Bollani “classico”, inedito per la città di Bergamo, che la sera di giovedì 16 maggio (ore 21.00) salirà sul palcoscenico del Creberg Teatro con l’Orchestra Filarmonica di Bologna diretta dall’estone Kristjan Järvi. In scaletta, oltre a un brano di quest’ultimo (“Aurora”, per orchestra) e dello stesso Bollani (“Azzurro”), due composizioni la cui popolarità ha valicato il mondo della musica classica: “Rapsodia in Blue” di George Gershwin, e “Bolero” di Maurice Ravel. Gli abbonati a Bergamo Jazz potranno usufruire di una riduzione sul prezzo del biglietto.

Aspettando Bergamo Jazz

Il cammino verso il Festival sarà accompagnato da tre concerti e da una mostra pittorica. All’IndispArte Elav Circus parte già la sera della presentazione di Bergamo Jazz 2019 un ciclo di piano solo che vedrà sfilare sul palcoscenico del locale di Via Madonna della Neve 3 Antonio Zambrini (19 gennaio), rinomato per la sua vena melodica, Umberto Petrin (9 febbraio), instancabile esploratore della tastiera, e Massimo Colombo (9 marzo), musicista capace di passare da Bach a Bud Powell.

Sabato 16 febbraio, al Centro Culturale San Bartolomeo, luogo che i vecchi appassionati bergamaschi di jazz ben conoscono, si inaugurerà (ore 18.00) una esposizione di quadri e disegni di Gianni Bergamelli, pittore per professione e pianista per diletto, figura rilevante della vita jazzistica della Città dei Mille. Nelle sue opere pittoriche il jazz è tradotto in gesto, in colore, in materia viva: la sua mostra, annunciata da un Louis Amstrong “cubista”, ripercorrerà idealmente 50 anni di jazz a Bergamo e sarà visitabile dal pubblico dal 17 febbraio al 4 marzo 2019 (ore 10.00-12.00 / 16.00-19.30).

 

Bergamo Jazz Festival è socio di I-Jazz e Federazione Nazionale Il Jazz Italiano

Sponsor e partner Bergamo Jazz 2019

Con il patrocinio di

Regione Lombardia

Sponsor

Camera di Commercio di Bergamo (main sponsor), Extramobili (main sponsor), SARCO Lexus, Tenaris Dalmine, Studio Legale Avv. Vincenzo Coppola, Hydrorobic, ScuolaUfficio, ATB,

Fonte Bracca (sponsor tecnico), Bergamo Mercati (sponsor tecnico)

Partner

Accademia Carrara, Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo,

Fondazione Adriano Bernareggi, Fondazione MIA, Jazz Club Bergamo, Bergamo Film Meeting, LAB80, CDpM Europe, Associazione Borgo Tasso e Pignolo, IndispArte Elav Circus,

Pasticceria La Marianna, Birrificio Indipendente Elav

Hospitality Partner

Best Western Hotel Cappello d’Oro, NH Hotel, Best Western Hotel Piemontese

In collaborazione con

DUC Bergamo, Ascom Bergamo, The Tucans Pub, Le Iris

 

INFO E BIGLIETTERIA

ATB SOSTIENE BERGAMO JAZZ

Concerti al Creberg Teatro

Per le tre serate in abbonamento al Creberg Teatro, la Fondazione Teatro Donizetti e ATB offrono un servizio di trasporto convenzionato a € 3,00 con una navetta in partenza dal Teatro Donizetti (lato Sentierone, ore 20.15) con destinazione Creberg Teatro e ritorno a fine concerto.

Il servizio navetta è prenotabile direttamente presso la Biglietteria della Fondazione Teatro Donizetti, che consegnerà un tesserino da esibire al personale del Teatro prima di salire sull’autobus.

Concerti al Teatro Sociale

Presentando al personale ATB l’abbonamento o il biglietto d’ingresso ai concerti a pagamento in programma al Teatro Sociale, si avrà accesso gratuito ai mezzi pubblici ATB (funicolare compresa) da e per Città Alta nei giorni di concerto, a partire da 2 ore prima dell’inizio dello stesso e fino a 1 ora dopo l’uscita da teatro.

 

18App e Carta del Docente

La Fondazione Teatro Donizetti aderisce alle iniziative 18App e Carta del Docente: gli studenti che hanno compiuto 18 anni e i docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche statali possono acquistare abbonamenti e biglietti di Bergamo Jazz usufruendo del bonus ministeriale di 500 Euro.

Prezzi abbonamenti e biglietti Concerti al Creberg Teatro

Abbonamenti da 45,00 a 83,00 €; ridotti da 40,00 a 75,00 €

Biglietti singoli concerti da 20,00 a 37,00 €, ridotti da 15,00 a 28,00 €.

Biglietti altri concerti

Da 5,00 a 15,00 €; ridotti da 3,00 a 11,00 €

Biglietti concerto Stefano Bollani del 16 maggio

Da 30,00 a 45,00 €, ridotto (abbonati Bergamo Jazz e Festival Pianistico) da 24,00 a 36,00 €

Concerti sezione Scintille di Jazz e mostra di Gianni Bergamelli Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Calendario vendita abbonamenti e biglietti:

Concerti fuori abbonamento a pagamento: dal 29 gennaio 2019

Rinnovo abbonamenti: dal 29 gennaio al 2 febbraio 2018

Nuovi abbonamenti: dal 7 febbraio 2019

Biglietti singole serate al CREBERG TEATRO: dal 14 febbraio 2019

 

BIGLIETTERIA

c/o PROPILEI DI PORTA NUOVA

Largo Porta Nuova, 17 – Bergamo

Tel. 035.4160 601/602/603

E-mail biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org

Orari:

Da martedì a sabato | ore 13.00-20.00

Domenica 25 marzo | ore 17.00-20.00

c/o ALTRI LUOGHI DI SPETTACOLO

La biglietteria apre 1 ora e mezza prima dell’inizio del concerto

www.teatrodonizetti.it
info@fondazioneteatrodonizetti.org

Ufficio Stampa Bergano Jazz
Roberto Valentno
tel. 335 5201930

Tre, numero perfetto…

1017Dunque, siamo già arrivati al terzo anniversario di inizio del blog, che perciò si è ormai stabilizzato nella forma e nei contenuti divisi per categorie. Lentamente, ma costantemente, il seguito di lettori è progredito, anche grazie al contributo non esclusivo del sottoscritto, come quello di Francesco Barresi e quello, più occasionale, ma consistente e di alto profilo del musicologo Gianni M. Gualberto. Inutile dire che rimaniamo aperti ad altri contributi, ovviamente sempre dopo opportuna presa visione prima di una eventuale pubblicazione sul blog dei relativi scritti.

In questo senso ribadisco che questo sito non è stato pensato come una qualche forma di sponsorizzazione di questo o quel musicista, ma ha scopi semplicemente divulgativi nell’intento di coinvolgere il più possibile appassionati e interessati alla musica in generale. Cerchiamo semplicemente di trattare argomenti nel modo più qualitativo possibile compatibilmente con le nostre conoscenze e, naturalmente, il tempo a disposizione di ciascuno, poiché il blog non è a scopo di lucro e si basa solo sulla passione e la volontà di chi scrive e di chi voglia in futuro scrivere. Esprimiamo le nostre opinioni nel modo più cosciente e onesto possibile cercando sempre di motivare anche eventuali dure critiche, senza altre pretese. Sta al lettore valutare la bontà o meno degli argomenti trattati.

Ad oggi sono stati pubblicati 816 articoli in totale di cui una ventina di saggi  e 62 recensioni di dischi o concerti (ma non è lo scopo precipuo del blog occuparsi dell’attualità discografica). Quel che più conta è che nell’ultimo anno si è ampliata la lettura di articoli anche di vecchia data, cioè non legati all’aggiornamento quotidiano. L’articolo in assoluto che periodicamente riceve più visite è quello delle sigle jazz radiotelevisive, mentre tra i saggi che richiedono una presenza del lettore sul sito più costante, stante la lunghezza degli scritti, vanno forte quello sul latin jazz e quello su Chet Baker, ma a sorpresa non mancano visite anche a lavori più storici come quello sulla nascita delle big band jazz.

In generale sono molto letti gli articoli “polemici” nella categoria controcorrente, mentre quelli della categoria buon ascolto variano molto a seconda del musicista messo a fuoco, considerato che si cerca volutamente di evitare di parlare dei soliti nomi noti che certamente innalzerebbero in automatico gli accessi, ritenendo necessario allargare il panorama delle conoscenze in materia di jazz e musica afro-americana, anche se non in termini esclusivi. L’idea in generale e se possibile è quella di riuscire ad avere alla fine un archivio storico di scritti e documenti musicali che rimangano nel tempo e che siano utili ad una consultazione successiva e dilazionata nel tempo. La frequentazione degli articoli anche vecchi di due o tre anni che si riscontra giornalmente negli accessi, pare confermare questa tendenza.

in un anno ci avviamo a toccare le 27.000 (su un totale di 62.000) visualizzazioni con una corrispondenza di quasi 17.000 (su un totale di 38.000) visitatori. Già in questo inizio di ottobre abbiamo raggiunto i numeri totali registrati lo scorso anno, il che significa che si verifica un tendenziale aumento di circa il 25% negli accessi e nei visitatori da un anno all’altro, ma ribadiamo che lo scopo degli scritti non è necessariamente legato al numero di accessi, o meglio, questi dovrebbero essere una naturale conseguenza all’apprezzamento dell’utilità e del livello qualitativo raggiunto dagli scritti. E’ anche aumentato il contributo dei commenti sia sul sito che sui social dove condividiamo gli articoli, il che oltre ad indicare un fedele seguito favorisce un confronto e una dialettica sugli argomenti di volta in volta proposti.

Speriamo di poter proseguire sempre in meglio, rimanendo a disposizione di osservazioni, suggerimenti e, perché no, critiche costruttive.

Grazie a tutti i lettori.

Riccardo Facchi

Inaspettato successo del “Flop Jazz”…

Visto il riscontro che ha avuto l’articolo di venerdì scorso relativo al mio “Flop Jazz”, sia in termini di accessi (una autentica esplosione) sia in termini di commenti susseguenti sui social, annuncio che in futuro, a scadenza periodica non programmata, proporrò ancora articoli con la presenza di sintetiche recensioni, anche fortemente negative, relative a quello che mi capiterà di ascoltare.

Come avevo ampiamente previsto, lo scritto ha suscitato commenti contrastanti ed era ciò che in parte volevo e mi aspettavo, in quanto ritengo necessario smuovere le acque di un ambiente da troppo tempo carico di ipocrisia e conformismo critico che negano al lettore e all’appassionato indicazioni sincere riguardo ai lavori dei musicisti e a questi ultimi di emergere per meriti oggettivi. In questo senso, rimarco il fatto che questo blog non è stato pensato per fare pubblicità a musicisti, parenti o amici, ma per fornire, nel suo piccolo,  un servizio divulgativo agli appassionati e possibilmente ai neofiti che vorrebbero avvicinarsi a questa genere di musica per potersi appassionare come è capitato al sottoscritto più di quattro decenni fa.

C’è chi si è lamentato per il fatto che avrei scritto nascondendomi dietro ad uno pseudonimo. Evidentemente la distrazione (o il pregiudizio?) di taluni ha impedito di notare che il sito ha il mio nome e cognome sin dall’indirizzo internet, scritto a chiare lettere e il nick “cotecchio” (di derivazione vernacolare bergamasca) mi identifica come Riccardo Facchi, ossia il gestore di questo blog. Non ho problemi su questo e se interessa avere altre informazioni basta andare sulla mia personale pagina Facebook dove condivido questi scritti quotidianamente.

Quanto al discorso accennato da alcuni relativamente alle competenze di chi scrive, premesso che non stiamo parlando di scienze esatte e che dovrebbe vigere la libertà di opinione, specie quando motivata nel merito, come sempre faccio, mi sembra giusto metterle in dubbio e verificarle, esattamente come certi musicisti dovrebbero viceversa imparare ad accettare i rischi della pubblica esposizione (a meno che amino esibirsi “davanti alle loro mamme”, come affermò a suo tempo Arrigo Polillo sulle pagine di Musica Jazz), a mettere in dubbio anche se stessi e il risultato del loro lavoro e ad accettare opinioni diversificate, anche negative, che possono arrivare da voci diverse, rimanendo, si spera, nell’ambito della correttezza. Fa un po’ sorridere constatare come le competenze vengano messe regolarmente in dubbio solo a fronte di critiche negative, mentre si può essere degli autentici analfabeti della musica (e nell’ambiente dei jazzofili di mia conoscenza, anche di vecchia data, ce ne sono a bizzeffe) e a nessun musicista balenano certi pubblici dubbi, purché  se ne parli bene.

Nel frattempo, ci si potrebbe fare una idea leggendo qualche articolo di quelli che da due anni pubblico su questo blog e farsi una propria opinione in merito. Sono a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o osservazione. Grazie

Riccardo Facchi

Il secondo anniversario del blog…

1017Sono già passati due anni dal 13 ottobre 2015, quando provai a pubblicare qualche mio scritto su questo blog musicale (non strettamente legato solo al jazz), su consiglio di un’amica sul come fare ad aprirlo. Oggi approfitto dell’anniversario per fare un piccolo resoconto e parlare di alcune future novità che sono in cantiere.

Come già accennato lo scorso anno, ho cercato di mantenere una qualità il più possibile alta, compatibilmente con le mie possibilità di tempo e competenze, in modo che gli scritti quotidiani potessero mantenere una valenza anche riprendendone la lettura in futuro e devo dire che pian piano la cosa sta ripagando con un pubblico fedele di lettori, un progressivo aumento medio degli accessi e delle letture anche di articoli non pubblicati nel quotidiano. Non ho alcun obiettivo legato strettamente al numero di accessi dei lettori, se così fosse dovrei puntare a pubblicare più spesso articoli relativi a nomi nazionali ed internazionali sulla bocca di tutti, cosa che volutamente evito di fare, perché ritengo che troppe figure validissime di ieri e di oggi vengano mediamente trascurate con motivazioni varie, ma per me quasi tutte poco comprensibili se si è davvero appassionati alla musica e al jazz in particolare.

In linea di massima, do maggior peso e precedenza a figure del passato recente o remoto più che alla attualità, in quanto ho sempre più l’impressione che, in questo periodo di grande confusione in materia, ci sia un bisogno assoluto di ricordare quale influenza e quale contributo certi grandi musicisti hanno saputo dare al jazz, alla musica afro-americana, alla musica americana, ma direi proprio alla musica tout court, cercando di contestualizzarli il più possibile nel loro ambito culturale di riferimento.

In ogni caso, nel breve ci saranno delle novità che tenderanno a coprire meglio lo scenario musicale contemporaneo, anche a livello di musicisti nazionali. In diversi mi hanno infatti rimproverato del fatto che non scrivo quasi mai di jazz italiano e dei nostri jazzisti. Premesso che non sono un gran esperto di jazz italiano e premesso che è stata una scelta editoriale voluta, ho cercato di spiegarlo in privato a chi mi ha fatto presente la cosa (peraltro in qualche articolo ne ho anche parzialmente precisato le motivazioni pubblicamente), ma spero presto di avere il piacere di aggiungere qualche collaborazione in tal senso (fidata e di comprovata competenza) che darà un contributo tale da coprire, almeno in parte, la falla. Si parlerà comunque di rado dei nomi nazionali più battuti, sempre per precisa scelta, in quanto sono già sin troppo pubblicizzati con una sovraesposizione mediatica e concertistica che, per quel che mi riguarda, sfiora l’invadenza nauseabonda se comparata agli effettivi valori musicali messi in campo. Si valuterà di volta in volta se e quando parlare di musicisti a nostro giudizio meritevoli di maggior attenzione, evitando le cosiddette “marchette”, o eventuali conflitti di interessi semplicemente legati a rapporti di amicizia o d’altro, insomma tutto il tipico campionario che caratterizza da troppo tempo il parlato intorno alla musica improvvisata e ai relativi protagonisti in questo paese, che pare tenere in pochissimo conto il servizio fatto ai lettori e invece tenere particolarmente al servizio fatto al musicista di turno (o al suo influente manager, tanto per essere chiari…).

Avere poi la collaborazione di qualcuno aiuterà a levare quella inevitabile patina di autoreferenzialità che può trasparire da un blog retto da una persona sola, favorendo così anche una dialettica interna che può essere solo foriera di futuri miglioramenti, almeno lo spero. Si apriranno perciò altre categorie di articoli, magari anche arricchendo con occasionali interviste a qualche musicista interessante e meritevole (ma che dica cose interessanti, il che non è poi così scontato…).

Riccardo Facchi

Il Blog un anno dopo…

1017il 13 ottobre dello scorso anno nasceva questo blog. E’ già passato un anno e per la verità dovrei evitare un’autocelebrazione che rischierebbe una forma di narcisismo oggi peraltro molto diffusa con la visibilità che può dare la rete a chiunque. Tuttavia, ho deciso di correre il rischio perché i risultati ottenuti nel giro di un anno sono più che incoraggianti, avendo creato anche un fedele pubblico di lettori interessati a sentire voci alternative rispetto ad una maggioritaria narrazione della materia un po’ troppo allineata su posizioni quanto meno discutibili.

Il sito ha proposto più di 300 articoli superando i 10.000 visitatori e i 17.000 accessi e considerando che è partito dal nulla e si divulga quasi solo con l’utilizzo di Facebook è un risultato iniziale quantitativamente soddisfacente, calcolando che ho sempre volutamente evitato di dedicare gli articoli ai nomi più battuti o in voga che solitamente contribuiscono ad aumentare gli accessi, il che non era e non è l’obiettivo primario che mi sono posto.

Al di là infatti dei numeri totalizzati, importanti sino ad un certo punto, mi sono mosso puntando in questo primo anno ad un racconto non troppo incentrato sull’attualità, ma più orientato ad una divulgazione della materia che miri a far scoprire, o semplicemente a far riscoprire, i grandi personaggi spesso inspiegabilmente trascurati, in un racconto “a puzzle” della lunga e ricca storia che questa musica ha saputo accumulare in circa un secolo di vita, andando anche oltre il bacino del jazz e guardando intorno a ciò che è successo intorno al jazz. Ciò principalmente perché uno degli errori più vistosi che ho notato nella narrazione italica della materia è il reiterato  e artificioso tentativo  di presentare questa musica separata dal bacino delle musiche popolari di riferimento, che nei decenni si è rivelato sempre più vasto e oltre i confini nordamericani dai quali ha preso le mosse. Contrariamente a quel che si è spesso detto, è più il jazz ad aver utilizzato materiale musicale proveniente da fonti musicali esterne che il viceversa, perciò non si capisce perché ritenerle separate.

Un’ altra importante motivazione è legata al fatto che si riscontra una visione odierna del jazz un po’ “modaiola” e falsamente “progressista”, che tende a minimizzare e derubricare un passato musicale essenziale, rischiando persino la mistificazione, senza la conoscenza del quale è peraltro difficile comprendere appieno anche lo scenario attuale. E’ una modalità più consona a musiche di consumo che ad una musica considerata “d’arte” come il jazz e che davvero comprendo poco, ma che si sta espandendo a macchia d’olio. In ambito accademico nessuno prenderebbe sul serio chi affermasse di ascoltare la musica da Schönberg in poi, ritenendo non più necessario l’ascolto di, che so,  J.S. Bach, ma nel jazz purtroppo questo genere di cose accade e quel che fa amaramente sorridere è che viene anche preso abbastanza sul serio.

Credo che proseguirò in questo percorso divulgativo anche nel prossimo anni, perché ve n’è a mio parere la necessità, cercando pian piano di aumentare l’attenzione alla scena contemporanea e all’attualità quando sarà il caso e di tenere alta la qualità delle scelte argomentali negli scritti, compatibilmente con le mie possibilità anche e soprattutto in termini di tempo disponibile.

Probabilmente si sarà notata una certa carenza di presenza del jazz italiano, ma è una scelta voluta e per diverse ragioni legate anche alla mia esperienza passata quando ho affrontato il tema. In generale, ritengo che se ne parli anche sin troppo, in relazione alla vastità della attuale scena jazz mondiale, a volte anche con esagerazione e toni eccessivamente trionfalistici e provinciali. Sono interessato alla musica e non devo curare gli interessi promozionali contingenti di questo o quel musicista. La cosa non mi rende certo simpatico, ma non reggo più di tanto l’ipocrisia e in particolare quella che circola nell’ambiente che è davvero fuori controllo. D’altronde per esperienza diretta so, come altri, che non è possibile recensire criticamente un disco o un concerto di musicisti nazionali senza venir incontro a qualche diverbio o grana, se non ci si esercita in lodi incondizionate. Quindi, siccome non mi piace scrivere quello che non penso, in generale evito di farlo e se faccio un’eccezione è solo perché sono convinto di quel che scrivo. Pertanto, non mandatemi comunicati stampa su singoli musicisti da promuovere, perché non li pubblico, a meno che si tratti di annunciare manifestazioni concertistiche e festival del jazz che mantengano comunque un carattere internazionale nelle proposte e che ritenga sia il caso di segnalare sul blog. Il nazionalismo fine a se stesso e la faziosità lasciamoli ad altri ambiti più miseri rispetto alla musica, che è arte universale. E’ una scelta che certo mi fa perdere un po’ di potenziali visitatori, ma come già detto dei numeri non mi preoccupo più di tanto.

Mi auguro piuttosto di poter aver ancora il tempo necessario da dedicare a questa attività per l’anno a venire, il che di questi tempi non è semplice.

Un saluto a tutti i lettori sulle note di Happy Birthday suonate dal Wynton Marsalis Septet.

Riccardo Facchi

Qualche giorno di relax…

Ci avviciniamo al Ferragosto e una piccola pausa di relax per il sottoscritto mi sembra dovuta, anche solo per ricaricare le pile e rinfrescare le idee, non solo in fatto di musica. Quindi, per qualche giorno non aggiornerò (scusate il bisticcio) il sito, ma ritengo che chi avesse tempo e voglia può sfogliare il già consistente materiale pubblicato in passato.

I dati di accesso e di visitatori dopo circa 10 mesi dall’inaugurazione di questo blog sono più che incoraggianti e in progressivo costante aumento, anche se l’obiettivo che perseguo non è tanto la quantità di visite, ma la qualità delle proposte e delle indicazioni che mi auguro vengano apprezzate, ma, come dire, non si può piacere a tutti e certo il mio voluto modo di prendere nette e franche posizioni, al di là di eventuali ragioni o torti, tende a creare inevitabilmente simpatie o antipatie, apprezzamenti o deprezzamenti. Va bene così.

Più in generale, lo scopo è quello di rendere disponibile in rete una voce diversa, alternativa e il più possibile onesta rispetto ad una narrazione italica sul jazz divenuta maggioritaria, ma abbastanza falsata nei valori, conformata su posizioni tristemente ripetitive e ormai stantie, fatte passare invece per avanzate. Senza voler offendere nessuno, segnalo a prova di questo che il pubblico del jazz mediamente è diventato oggettivamente vecchio, fatto in gran parte da ultra sessantenni che perseguono idee sulla materia legate ai propri anni giovanili e perciò rimaste sostanzialmente immutabili da ormai mezzo secolo. Idee peraltro basate non di rado su pregiudizi e fraintendimenti che rivelano una conoscenza dell’ambito culturale e sociale intorno al jazz e musiche limitrofe ancora incerta e approssimativa, che non aiuta a favorire la formazione di un quadro di valori musicali adeguato e possibilmente non viziato da ingiustificati settarismi, che invece abbondano.

Date una occhiata ogni tanto al pubblico dei concerti e vedrete che scarseggiano i giovani e sulla cosa occorrerebbe fare una seria riflessione, forse anche una seria autocritica, circa i modi con i quali si divulga oggi la materia. Occorrerebbe poi ricordare a tutti, sottoscritto per primo, che nessuno su una tale materia può ritenersi possessore della verità, ma sarebbe invece importante che ciascuno riflettesse su propri eventuali errori di impostazione, pregiudizi, confusioni e quant’altro, favorendo un confronto di idee che invece manca clamorosamente in questo paese, e non solo in fatto di musica, forse perchè manca una reale passione.

Vi lascio con la proposta di un brano che ha dei risvolti personali, quasi privati. Un brano di un disco che acquistai l’estate di diciannove anni fa, l’ultima passata con mio padre, e che ad ogni Ferragosto mi riporta alla mente con immutata emozione la sua carismatica figura. La musica serve anche a questo.

Buon Ferragosto

R-1015086-1262790281.jpegJoanna’s Theme

Il Jazz e le sigle radiotelevisive

 

tv7

Il jazz, specie quello per big band, è stato spesso utilizzato come sigla di diversi programmi radio e tv nazionali ed internazionali, molto più nel passato che oggigiorno, forse perché le big band attualmente scarseggiano, o semplicemente perché il jazz non ha più la stessa presa pubblica di un tempo, non saprei bene. In ogni caso, sono andato un po’ a memoria e ho rintracciato in rete questi brani che sto per proporvi come sigle radiotelevisive. Se qualcuno ha in mente qualche altra indicazione da aggiungere, sarà benaccetta.

Intermission Riff  – Stan Kenton, sigla di Tv 7

The Birth of a Band – Quincy Jones, sigla della trasmissione radiofonica Lo Sport (se ricordo bene…)

Winning The West – Buddy Rich, sigla de La domenica sportiva edizione 1973-74

Soul Bossa Nova  – Quincy Jones, sigla internazionale (Austin Powers), non solo per la tv italiana

Take The A TrainDuke Ellington sigla di Anicaflash

Nunzio Rotondo – sigla dello sceneggiato tv anni ’60 Nero Wolf

Taste of Honey – Herb Alpert & The Tijuana Brass, sigla di Tutto il calcio Minuto per Minuto

Jazz CarnivalAzimuth sigla di Mixer

Hard To Keep My Mind On YouWoody Herman sigla di AZ, un fatto come e perché

Country– Keith Jarrett, sigla Radio Rai