Una moderna opera gospel targata Wynton Marsalis

Non ho mai amato molto Wynton Marsalis, per varie ragioni che non sto adesso a esporre, ma, più ascolto le opere della sua ormai corposa discografia e più mi rendo conto che la sua costante messa all’indice su qualsiasi cosa faccia o dica sia del tutto spropositata e solo dettata da motivazioni di stampo ideologico completamente decontestualizzate.

Certo il personaggio ha una sua idea precisa, forse anche comunicando altrettanto contestabile approccio ideologico in fatto di musica, orgoglioso della propria cultura, ci mancherebbe, ma spesso si arriva a passare dalla critica all’insulto personale in modo sguaiato e immotivato, come se si trattasse di un avversario politico da combattere, il che mi lascia sempre a dir poco perplesso. Oltretutto si rischia di dimenticarsi proprio della musica (e rilevo spesso che chi lo critica pesantemente in realtà non lo ascolta proprio).

Marsalis in realtà ricopre oggi più ruoli pubblici intorno alla musica, come noto a molti, ma se si va ad indagare, si scopre – oltre al già ampiamente celebrato  strumentista – un eccellente compositore in un ambito come quello delle opere a largo respiro, che poi non è così frequente da rintracciare negli esponenti del jazz contemporaneo. Non siamo di fronte ad un nuovo Duke Ellington, sia chiaro, ma trascurare lavori come la sua Abyssinian Mass ci pare oggi una grave errore e una grave lacuna. Per questo, propongo per il fine settimana una esecuzione pubblica di questa moderna opera gospel,  riportata peraltro discograficamente qualche anno fa e già recensita a suo tempo su queste colonne. E’ un lavoro forse un po’ dispersivo (la sintesi non è esattamente una dote del trombettista di New Orleans), ma ci sono momenti di grande musica e di grande espressione di una cultura musicale, quella spirituale afro- americana, che ancora oggi ci pare riesca a colpire nel segno e a non lasciare il fruitore indifferente. Buon ascolto e buon fine settimana.

Un pensiero su “Una moderna opera gospel targata Wynton Marsalis

  1. Mi colloco tra coloro che lo stimano, ma che non lo amano.
    Parere personale, ma non mi dà le stesse sensazioni di altri suoi celebri colleghi di strumento (Freddie Hubbard, Lee Morgan, Woody Shaw, Charles Tolliver…) e tralascio giganti del calibro di Armstrong, Gillespie e Davis, ma devo dire che la sua personalità è sicuramente rilevante e i ruoli pubblici ricoperti lo dimostrano irrefutabilmente per di più in un Paese certamente pieno di difetti e di questioni mai affrontate e risolte, ma che riconosce come valore il merito individuale.
    Può non piacere e sicuramente è così a certi ambienti “radicali” americani a quanto leggo sul web (sorvolo su certa critica militante nostrana, alquanto patetica), ma credo che il dissidio sia in buona parte pregiudiziale prescindendo dai lavori realizzati.
    Quello che hai postato è meritevole di ascolto e approfondimento.

    A questo proposito, segnalo un paio di album degli anni ’70 del pianista James Tatum di Detroit riediti in una raccolta contenuta in un solo cd che ho scoperto per caso poco tempo fa e che presenta qualche similitudine con l’opera di Marsalis.

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