Etienne Charles – Creole Soul (Culture Shock Music, 2013)

Ripropongo questa recensione dell’amico Niccolò Carli pubblicata a suo tempo su Free Fall Jazz di un bel disco del trombettista Etienne Charles che ho avuto modo di ascoltare solo in questi giorni e che merita senz’altro l’attenzione dei nostri lettori.

R.F.

Il jazz è una musica figlia della Diaspora Africana e del successivo sincretismo culturale nato in terra nordamericana. Oggi, oltre agli Stati Uniti, si fanno valere in primis le altre culture figlie della Diaspora di cui sopra e relative evoluzioni – lo dimostrano i molti musicisti dell’America centrale e meridionale che si affacciano sullo scenario con autorevolezza e talento. Fra questi Etienne Charles, eccezionale trombettista di Trinidad arrivato al quarto album. Se nel precedente ‘Kaiso’ l’obiettivo era quello di riesaminare la musica della terra natale in ottica post-bop, ‘Creole Soul’ allarga il campo d’indagine ai Caraibi. I compagni di avventura, ormai affiatatissimi (Ben Williams al basso, Obed Calvaire alla batteria, Kris Bowers al piano, Brian Hogans al contralto e Jacques Schwartz-Bart al tenore), sono musicisti giovani cresciuti anche con il ritmo dell’R&B e del funk: l’impulso nervoso di queste musiche è presente in maniera quasi subliminale, ma si sente nell’impasto complessivo, così urbano e colorito. L’uso di un’affilata chitarra elettrica e del piano Rhodes, sebbene non in tutti i brani, segna un ulteriore passo in questa direzione. Dopo l’intro Creole, una sorta di rito propiziatorio, la complessa title track si sviluppa su un robusto groove caraibico che mette il fuoco sotto melodie vincenti e orecchiabili, a partire dal botta e risposta di tromba e sassofoni del tema per finire con gli splendidi contributi individuali dei fiati e un esaltante crescendo che riprende l’intro. Fra i brani originali spiccano pure The Folks, con ingegnosissimi incastri di basso, batteria e percussioni e un gran lavoro dei sassofoni su liquidi tappeti di Rhodes, e l’orecchiabilità quasi pop della delicata e folk Memories. L’album brilla anche nella revisione di materiale altrui: nella You Don’t Love Me (Bo Diddley) in chiave rocksteady, nella sorprendente mutazione di Green Chimneys (Monk) in un freschissimo calypso, nel reggae di Bob Marley che diventa post-bop sofisticato senza perdere il groove originario (Turn Your Lights Down Low).

Quarto centro consecutivo per Etienne Charles, artista in costante e luminosa ascesa nonché perfetto sconosciuto dalle nostre parti. Tra l’altro ‘Creole Soul’, tanto complesso e ricco quanto accessibile, vista la scrittura sempre attenta all’immediatezza melodica, potrebbe perfino avvicinare i profani al miglior jazz!

Niccolò Carli

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