Quando si ballava il jazz…

Come noto a molti gli anni ’30 e i primi ’40, sono stati gli anni della cosiddetta Swing Era dopo un lungo predominio del cosiddetto jazz tradizionale. Un periodo nel quale il jazz godette di massima popolarità e in cui veniva tranquillamente ballato nelle apposite sale da ballo come il celeberrimo Savoy Ballroom ad Harlem. E’ stato il periodo di formazione di grandi orchestre in gran parte pensate per quello scopo ma che hanno saputo anche produrre lavori musicali di tutto rispetto, contrariamente a quanto viene superficialmente narrato nel nostro paese. Senza contare che proprio in quel periodo si formarono tantissimi grandi solisti e i maggiori geni del jazz moderno, come Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Bud Powell tra i moltissimi altri. Orchestre come quelle di Fletcher Henderson, Benny Goodman, Duke Ellington, Count Basie, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Chick Webb, Gene Krupa, Woody Herman, Artie Shaw, e molte altre ancora, si sono specializzate in quel periodo nel produrre musica adatta a ballare. Peraltro la componente ballo e più in generale del movimento corporale è sempre stata presente e connessa alle forme musicali nella cultura americana, a maggior ragione, nella cultura africana-americana, anche in periodi insospettabili di grande realizzazione artistica in musica e nel jazz in particolare. Non si comprende quindi certo pregiudiziale rifiuto, ancora ben presente in Europa, nel concepire insieme musica e ballo quando si tratta di materia jazzistica e dintorni.

Il termine “swing”, come noto, significa letteralmente “oscillare” o “dondolare” e si riferisce ovviamente alla peculiare pulsazione ritmica caratteristica del linguaggio jazzistico. Si tratta di un’espressione che è diventata indicativa di un genere musicale unico e rappresentativo di un’intera epoca e, per non far confusione, quando ci si riferisce a quel periodo di parla di Swing Era, mentre con il termine comune swing si intende proprio quella caraterristica ritmica, ovviamente rintracciabile ben oltre quel periodo. La diffusione della musica Swing su così vasta scala in quegli anni si deve soprattutto alle radio che trasmettevano a più non posso, giorno e notte, la musica in tutti gli States e durante la Seconda Guerra Mondiale anche in tutta Europa, senza dimenticare il ruolo giocato anche dal Cinema, ormai divenuto all’epoca stabilmente sonoro. Grandi produzioni cinematografiche avevano proprio colonne sonore dedicate a questo genere musicale e molti film avevano spesso come tema lo swing, ingaggiando orchestre e ballerini da tutto il paese. Nascevano i primi lungometraggi a tema musicale. Tra i più conosciuti ballerini c’erano sicuramente Fred Astaire e Ginger Roger, instancabili partner che sembravano librarsi nell’aria mentre ballavano classici dello Swing.

La figura di Benny Goodman, un ebreo americano di Chicago – non a caso presto nominato  anche il Re dello Swing – è da considerarsi essenziale nell’esplosione del fenomeno Swing. Proprio nel 1934 fondò la sua big band che ebbe tra l’altro il merito di unire per la prima volta musicisti bianchi e di colore. Grazie anche al supporto delle radio che diffondevano la musica nell’intero paese e con i suoi primi concerti prodotti in un suo tour da costa a costa nel 1935 arrivò rapidamente alla fama, permettendo la rapida diffusione verso le masse popolari del jazz e della musica degli afro-americani tra i bianchi americani.

Una curiosità relativa all’origine del termine è legata a una celebre canzone di Duke Ellington del 1932: It don’t mean a thing if it ain’t got that swing (Non significa nulla se non ha swing). L’era dello Swing nacque dopo un periodo di depressione economica, chissà che la crisi economica che stiamo vivendo a causa della pandemia per il Covid-19 non possa portare a una analoga rinascita e di popolarità musicale per il jazz (ne avrebbe proprio bisogno…) e che la voglia di divertirsi possa riportare a ballare le persone, con buona pace di certi vecchi tromboni della critica jazz nostrana, ormai fuori tempo massimo. Spes ultima Dea, direbbero i latini.

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