La batteria senza limiti di Max Roach

Scrivere di musica stando sereni diventa ogni giorno sempre più difficile. La situazione qui nella bergamasca è pesantissima e il rischio di ammalarsi ormai bussa alla porta di casa. Il paese in cui abito sta esattamente in mezzo tra Bergamo città e i paesi focolaio di Alzano Lombardo e Nembro, cioè all’imbocco della Val Seriana. Solo qui da inizio mese abbiamo avuto quasi quintuplicato il numero di decessi che si hanno normalmente in un mese. Numeri terribili.

Comunque, cerchiamo di fare il possibile per mantenere attivo il blog, anche solo per distrarsi.

Oggi proponiamo un brano capolavoro tratto da un disco straordinario inciso dal quintetto di Max Roach a metà anni ’60 e intitolato Drums Unlimited. Si tratta di Nommo, composto da Jymie Merrit, il contrabbassista del gruppo. La traccia, un po’ come tutto il disco, focalizza la propria costruzione e il proprio sviluppo sui tempi complessi e la relativa alternanza con quelli più semplici e usuali nel jazz come il 4/4 e il 3/4. Nel caso specifico il tema è incentrato sul 7/4 e i solisti operano una sorta di in&out ritmico intorno a quel tempo, proponendo un approccio molto libero e spregiudicato dal punto di vista ritmico, mantenendo il resto delle strutture musicali entro i canoni classici dello hard bop dell’epoca. Un modo estremamente intelligente di interpretare l’idea di libertà in musica così presente e frequentata al tempo in maniera più radicale ma talvolta anche più velleitaria. Senza dubbio un capolavoro. Buon ascolto.

3 pensieri su “La batteria senza limiti di Max Roach

  1. Siamo tutti uniti in questo momento difficile. Grazie per i bei post, aiutano. Sarò un inguaribile ottimista, nonostante il pessimismo di fondo che mi caratterizza, ma posso dirle che le cose brutte passano, restano il buono e il bello. Sursum corda!

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  2. Intanto constato con piacere che scrivi sempre sul blog. E poi I tuoi interventi danno serenità. E Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno tutti quanti, anche chi, fortunatamente, non si trova nelle zone più colpite dall’epidemia.
    Quel disco che recensisci è bellissimo. Purtroppo, almeno qui in Italia, non gode della stessa considerazione di tanti altri lavori di Roach, ad esempio per Impulse! o in periodi più vicini nel tempo, data la sua eccezionale longevità artistica.
    Più trascorre il tempo e più penso che Roach meriti di essere collocato fra i più alti gradi di un immaginario e forse anche incongruo podio del jazz proprio per la sue caratteristiche. E probabilmente la cosa non sarebbe piaciuta neppure a lui…

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