Il profumo mediorientale nella musica di Charles Tolliver

Proseguiamo nella retrospettiva jazzistica di questa settimana con la proposizione di un bel brano del trombettista e compositore Charles Tolliver, uno dei protagonisti a cavallo tra fine anni ’60 inizio ’70 del cosiddetto modern mainstream più creativo del periodo.

Tolliver è nativo (1942) di Jacksonville, in Florida. All’età di dieci anni si trasferisce a New York, ad Harlem, ed inizia a suonare la cornetta regalatagli dalla nonna. A quindici anni, oltre a seguire gli studi presso la Cardinal Hayes High School, suona nell’orchestra dello stesso istituto, apprendendo la lettura della musica. Frequenta la facoltà di farmacia alla Howard University di Washington, dove si fa attrarre dal jazz, lasciando così gli studi per tornare a New York e dedicarsi completamente alla musica. Nel 1964 entra a far parte del gruppo di Jackie McLean; suonando poi con Sonny Rollins e con Art Blakey. Si trasferisce in California nel 1966 dove diventa membro della prestigiosa orchestra di Gerald Wilson, Suona per due anni con la band di Max Roach e incide anche per il quintetto di Horace Silver (in Serenade to a Soul Sister) e per Andrew Hill. Nel 1969 forma un suo quartetto assieme al pianista Stanley Cowell, con il quale fonda la Strata East Records, casa discografica nella quale incidono i musicisti associati. Il suo modello trombettistico e indubbiamente quello di Clifford Brown (di cui abbiamo accennato proprio ieri relativamente alla sua profonda influenza).

Il titolo dello scritto odierno fa riferimento nello specifico a On The Nile, un tema appunto dal sapore mediorientale composto da Tolliver ai suoi esordi discografici con la band di Jackie McLean nel bellissimo disco intitolato Jacknife (Blue Note), di cui avevamo già proposto tempo fa sul blog il brano eponimo e nel quale il trombettista dette un contributo a nostro avviso decisivo. Lo presento qui in diverse versioni, tra cui quella tratta dal disco suddetto, ma con riferimento principale la lunga versione eseguita dal gruppo di Tolliver stesso nel suo disco (splendido) intitolato The Ringer del 1969. A queste ho aggiunto la versione in big band dello stesso trombettista e una più recente proposta da Archie Shepp (colto conoscitore di tutta la musica africana-americana, non solo del jazz, dallo stile sassofonistico inconfondibile, certamente uno dei grandissimi del jazz ancora in vita) con la Frankfurt Big Band diretta dal compositore stesso. L’impostazione ritmica del brano (in riferimento nello specifico alla versione del 1969) è davvero interessante, presentando tra l’altro un tempo dispari terzinato intelligentemente dal batterista. Buon approfondimento di ascolto.

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