Impressions of Virus…

Visto il momento di isteria collettiva e di sbando che stiamo passando nel nostro paese a seguito di un allarmismo sparso a piene mani (non è che per caso ci sia più da preoccuparsi del virus della stupidità che pare circolare da molto più tempo del coronavirus?) cerco con lo scritto di oggi di alleggerire un poco il bombardamento mediatico di questi giorni.

Il titolo, tra il serio e il faceto, si riferisce ad un’opera discografica effettivamente prodotta nel 1980 dal musicista, e più noto come produttore discografico, Teo Macero (1925 -2008) poco nota ai più anche solo per il fatto che fu pubblicata esclusivamente per il mercato giapponese.

Il fatto è che il celebre produttore dei maggiori capolavori Columbia di Miles Davis e di molti altri best sellers del jazz, quali Mingus Ah Um e Let My Children Hear Music, Time Out di Brubeck, Monk’s Dream e Underground di Monk, è stato anche un eccellente compositore e arrangiatore con idee molto avanzate sin da quando nella metà degli anni ’50 partecipava alle incisioni del Jazz Workshop di mingusiana memoria (The Jazz Experiments of Charles Mingus, nel 1954 e Jazz Composers Workshop, nel 1955), oltre a contribuire ad alcune opere di concezione Third Stream sia proprie che di altri, come in Sonorities della  Orchestra U.S.A di John Lewis e Gunther Schuller.

Macero era noto come produttore per il suo lavoro di “taglia e cuci”, per così dire, di molti dei capolavori del jazz e per questo è stato molto criticato, ma se si vanno a confrontare le opere pubblicate integralmente con quelle originalmente prodotte, ci si accorge come il suo intervento sia stato molto meno peregrino di quanto non si sia cercato di affermare. A suo dire nelle pubblicazioni postume integrali si sono addirittura rimessi tutti gli errori che egli aveva eliminato e perciò andavano comunque conservati gli originali.

La sua non scarsa discografia da leader va dall’iniziale Explorations (Debut, 1953) sino  a Music for the Silver Screen (Teorecords, 2005) e presenta opere mai banali, per quanto non sempre perfettamente riuscite.

Tornando in particolare a Impressions of Virus, esso è stato un lavoro composto a seguito della colonna sonora prodotta da Macero per il film Virus. Si tratta di un’opera moderna, molto originale, che si potrebbe definire un po’ genericamente “fusion”, in termini di procedure compositive e timbriche tra musica accademica, jazz e i suoni elettrici del mondo rock, pensata per formazione allargata e coinvolgente celebri nomi del jazz quali Lee Konitz, David Sanborn, Eddie Daniels, Jon Faddis, Lew Soloff, Ron Carter, Steve Kahn, Dave Valentin e Steve Gadd, tra gli altri.

Purtroppo in rete ho trovato solo il video di MM88, brano peraltro stupefacente tratto dalla colonna sonora di Virus, ma a questo link si possono ascoltare anche un paio di brani tratti da Impressions of Virus. Decisamente un compositore che meriterebbe un’adeguata riscoperta al di là del suo magistrale lavoro da produttore del jazz. Buon ascolto.

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