Denny Zeitlin – Remembering Miles (Sunnyside, 2019)

Remembering-Miles-Denny-ZeitlinI’ottantunenne pianista chicagoano (ma da tempo residente in California) Denny Zeitlin, pare essere un po’ come il vino buono, ossia più invecchia e più si fa apprezzare (tra l’altro Zeitlin è un intenditore di vini) e lo scorso anno ha sfornato questo eccellente lavoro in piano solo, registrato per la benemerita Sunnyside, dedicato a Miles Davis pescando in modo non banale ad ampio spettro nel repertorio esibito dal trombettista nel corso della sua carriera. Chiariamo subito che non si tratta dell’ennesimo, inflazionato, omaggio a Davis, siamo ben oltre, anche solo per essere stato pensato in piano solo, poiché Zeitlin ha saputo scavare nel profondo di certi temi, personalizzandoli soprattuto sul piano della rielaborazione armonica, alcuni dei quali presentati in una veste del tutto nuova, quasi riscritti, come nel caso di Flamenco Sketches  ma anche dell’introduttivo Solar, o di Stablemates. Ciò, tra l’altro, contraddicendo ampiamente lo stereotipo che fa dire a molti in modo del tutto superficiale che certi standard del jazz non hanno più niente da dire. Semmai possono essere i musicisti che li affrontano a non saper dire più niente su quel materiale, il che è questione assai diversa, dimenticandosi che nel jazz da sempre conta di più il “come” rispetto al “cosa”.

In effetti Zeitlin si è impegnato negli ultimi tempi in progetti di questo genere, essendosi dedicato all’esecuzione di una serie di concerti tematici, tra cui quelli dedicati a Monk (bellissimo), Strayhorn e Gershwin. Quest’ultimo lavoro non è da meno e sono perfettamente d’accordo in questo caso con l’osservazione di Sandro Cerini che su Musica Jazz scriveva nella sua recensione come il disco consenta (…) “di apprezzare la capacità di Zeitlin di «aprire» le strutture musicali, attraverso l’improvvisazione, in modo assai personale, pur mantenendovi aspetti di prossimità funzionale, culturale e artistica con gli originali“. Direi sintesi perfetta cui è inutile aggiungere altro, se non segnalare anche l’eccellente lavoro fatto da Zeitlin su temi meno noti come Tomaas tratto da Tutu, sulle due versioni di Milestones (quella del 1948 e quella più nota del decennio successivo), ma l’ascolto dell’album scorre che è un piacere nonostante si sia in presenza di un artista autentico che pur non concedendo nulla all’ammiccamento, sa anche evitare certa pesantezza tipica di chi vorrebbe dimostrarsi un intellettuale del jazz senza esserlo. Qui siamo di fronte a intellettualità autentica. Disco da non perdere.

Riccardo Facchi

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