Un concreto esempio di composizione istantanea

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Che cosa si intende per “composizione istantanea” nel jazz? Domanda non semplicissima a cui rispondere. Come noto il jazz si basa su una cultura orale più che scritta nel creare musica, secondo la quale non si passa necessariamente da quella fase di riflessione e di estensione temporale su carta (comprensiva di eventuali correzioni), che è tipica della composizione scritta (anche se la musica può comunque sgorgare di getto anche all’atto della scrittura stessa). Oltre a ciò, il jazzista fa uso sistematico dell’improvvisazione. La domanda che di conseguenza potrebbe venire spontanea è: “basta improvvisare per poter parlare in automatico di composizione istantanea?” Oppure, detta in modo leggermente diverso: “Qualsiasi improvvisazione può essere considerata per sua natura una composizione istantanea”?

In teoria si potrebbe dare semplicisticamente una risposta affermativa, ma nella pratica si può constatare come non tutte le improvvisazioni possano manifestare una logica, un senso e un rigore formale paragonabili a quelli che si potrebbero ottenere per via scritta. All’atto dell’ improvvisazione, il processo di formazione della stessa si basa molto sul “qui ed ora” ma anche basandosi su un background di studio, di prove e di esperienze accumulate e maturare dal musicista stesso nel tempo, prima dell’esecuzione. Ne consegue che, almeno per quel che mi riguarda, solo in alcuni casi si può realmente parlare di autentica composizione istantanea, o comunque, non tutti gli improvvisatori (e non sempre anche per lo stesso improvvisatore) sono in grado di produrre improvvisazioni con caratteristiche paragonabili alle composizioni scritte.

In ogni caso, nella vastissima discografia jazz, perlomeno in quella dei grandi jazzisti, è possibile rintracciare con una certa frequenza delle composizioni istantanee di altissimo livello. Tra i tanti esempi che potrei portare, scelgo oggi  la celebre versione di These Foolish Things di Lester Young prodotta per l’etichetta Aladdin nel 1945. Nel caso specifico, tra l’altro, Young si propone addirittura in un processo di ri-composizione del tema base, al di là della successiva improvvisazione. Egli infatti modifica sin dall’inizo la melodia originaria, proponendone di fatto una nuova, ovviamente rispettandone la struttura. Ora, è anche vero che raramente il jazzista suona il tema di qualsiasi canzone esattamente come scritta dagli autori, anzi direi che, al contrario, ciò non avviene quasi mai, per la presenza di abbellimenti, sostituzioni di accordi e quant’altro, ma, nel caso specifico, davvero il sassofonista pare inventare una melodia del tutto nuova. Ci si può rendere conto della cosa confrontando questa versione con quella registrata l’anno precedente, pur validissima, prodotta per la Savoy, decisamente più prossima al tema originario e che qui vi propongo in aggiunta, giusto per completezza di ascolto e tangibile raffronto.

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