L’inconfondibile chitarra di Bill Frisell

Come mi è capitato di scrivere altre volte su queste colonne, considero la triade di chitarristi John Scofield, Bill Frisell e Pat Metheny degli autentici capi scuola che, tra la fine degli anni ’70 sino ad oggi, hanno saputo innovare e rinnovare il ruolo della chitarra nel jazz contemporaneo, dopo l’era del bop e post-bop chitarristico con l’avvento nei decenni precedenti dei Grant Green, Wes Montgomery e George Benson. Naturalmente detto ciò in estrema sintesi e rischiando di tralasciare altri contributi che andrebbero comunque segnalati per completezza di informazione.

In prima istanza verrebbe da notare un dominio odierno sullo strumento dei musicisti bianchi americani rispetto a quello precedente dei neri, ma sarebbe riduttivo e impreciso farlo e per diverse ragioni. Se è vero che in tutti e tre i protagonisti risulta presente una comune forte impronta del folk americano bianco, declinata peraltro in modalità differenti (cui aggiuingere forse la comune scuola/influenza chitarristica di un Jim Hall, tuttavia minore in Scofield) non è difficile notare anche come tutti abbiano inevitabilmente attinto al jazz e al mondo della musica afro-americana pur se in dosi diverse e da punti di vista differenti. Scofield risulta sicuramente quello più legato al mondo del blues, del soul e del r&b, anche solo per averli frequentati a lungo negli anni formativi, mentre in Metheny è notabile uno spettro di fonti più “meticciato” che manifesta oltre alla influenza chitarristica di un George Benson, ma anche più estensivamente di un Ornette Coleman e di un Keith Jarrett, quella del pop-rock e della musica brasiliana. Frisell tra questi è quello meno intriso di blues e forse anche di jazz rispetto agli altri  e  sarebbe più corretto considerarlo (come anche in parte Metheny e Keith Jarrett) nell’ambito della cosiddetta “americana”, in cui rientrano oltre al folk americano bianco e il Song di Broadway anche compositori “colti” americani come Aaron Copland, Charles Ives, Samuel Barber e altri ancora.  Il suo chitarrismo è molto originale, direi inconfondibile, caratterizzato da una concezione improvvisativa poetica improntata sulla ricerca timbrica e sofisticazione armonica, sia nell’esposizione tematica sia in improvvisazione, molto meno interessato allo swing jazzistico rispetto alla proposta musicale degli altri. Perciò giudicarlo solo col metro jazzistico porta inevitabilmente a delle distorsioni critiche.

Non sto a fare la storia della sua carriera musicale, che richiederebbe un saggio fuori portata e che presenta tra l’altro una sterminata e varia serie di collaborazioni e di incisioni discografiche da analizzare, partendo dagli iniziali ECM In Line,  Rambler e Lookout For Hope, sino al recentissimo Harmony inciso per la Blue Note. Mi limito a proporre un estratto musicale preso dal suo terzo album inciso per la Okeh / Sony, When You Wish Upon a Star, del 2016,  che ha ricevuto non a caso la nomination ai Grammy. Un progetto definito durante l’incarico biennale come curatore ospite della serie Roots of Americana del Lincoln Center. Frisell si presenta qui con la cantante Petra Haden, Eyvind Kang (viola), Thomas Morgan (basso) e Rudy Royston (batteria) che eseguono gli arrangiamenti e le interpretazioni di Frisell su musica da film e per la tv.  Buon ascolto.

3 pensieri su “L’inconfondibile chitarra di Bill Frisell

  1. Ho visto in concerto Bill Frisell in tre diversi contesti l’ultimo dei quali è appunto il progetto relativo alle colonne sonore cinematografiche e televisive.
    Devo dire che mentre i primi due contesti – il trio di Motian con Joe Lovano e Bill Frisell Band o Quartet con Driscoll, Roberts e Joey Baron – mi avevano entusiasmato per freschezza ed inventiva.
    Non altrettanto posso dire del connubio con la figlia di Charlie Haden.
    Non ne faccio una questione di adesione o meno a certi canoni espressivi. Il Jazz ha la capacità di attrarre a sé materiale musicale disparato e di mantenere comunque una sua identità senza preoccuparsi troppo della “giusta” percentuale di swing, ma francamente Frisell e gli altri strumentisti mi sono parsi soverchiati da Petra Haden e mi sono sembrati più un gruppo di supporto sebbene gli si debba riconoscere quello spessore comunque proprio di jazzisti consumati.
    Ricordo invece con più piacere la comune militanza di Frisell e Scofield nel combo Bass Desires di Marc Johnson, in particolare il primo album edito da ECM in una fase in cui l’etichetta tedesca rappresentava un’interessante proposta complementare alla produzione di marca statunitense. E ricordo anche alcune cose di indubbio valore realizzate con il talentuoso John Zorn alle prese con le musiche di Morricone e in altri contesti bizzarri e creativi.

    "Mi piace"

    1. Posso capire le tue osservazioni, che per anni sono anche state le mie da jazzofilo incallito, ma, al di là del disco in questione e del concerto con la Haden, credo che sia fondamentale non valutare Frisell sotto la lente esclusiva del jazz, ma, come ho accennato nello scritto, legarlo al contesto più estensivo della “americana” che contiene molti altri ingredienti musicali oltre al jazz e non cosidera lo swing elemento centrale.

      "Mi piace"

  2. Sono d’accordo con te. Peraltro l’elemento folklorico bianco, se mi si passa il termine, nel contesto jazzistico è certamente secondario rispetto ai contributi popolari afroamericani e quindi, da questo punto di vista, è senz’altro meritorio il lavoro di recupero e integrazione con il jazz svolto da Frisell. Qualcosa di interessante in questo ambito era stato fatto in passato da Gary Burton, da Jerry Hahn per esempio.
    A mio avviso è Petra Haden l’elemento di debolezza di quel combo. Però è anche vero che un concerto è poca cosa per trarre giudizi ben ponderati e soprattutto definitivi. Comunque al Morricone delle musiche da film riletto da Zorn, Frisell aveva saputo aggiungere ulteriore linfa vitale.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...