Dave McKenna: umiltà e vitalità al servizio del pianoforte

Tra i tanti pianisti del cosiddetto mainstream jazzistico, Dave McKenna (30 maggio 1930 – 18 ottobre 2008) è certamente uno dei meno noti e frequentati. Eppure è stato un fior di pianista jazz, con un suo stile abbastanza riconoscibile per il suo “three-handed swing style” ascoltabile in particolar modo nei suoi dischi in piano solo incisi dagli anni 70 in poi, alcuni dei quali di gran pregio. La sua umiltà e il suo stile rilassato, caratterizzato da una potente mano sinistra in walking bass che gli ha reso inutile un bassista, sembravano contrastare con la vibrante vitalità del suo magistrale stile pianistico.

McKenna era nato a Woonsocket, nel Rhode Island, in una famiglia di musicisti. Suo padre William, faceva il postino, ma suonava la batteria a tempo perso e due sorelle erano cantanti. Sua madre, Catherine Reilly McKenna, fu la sua prima insegnante di pianoforte. Ha anche preso lezioni da Preston “Sandy” Sandiford a Boston, un bravo insegnante di pianoforte che Dave apprezzava molto. McKenna ha iniziato la sua carriera con la band del sassofonista italo-americano Boots Mussulli. Ha lavorato in big band con Charlie Ventura (1949) e poi nell’orchestra di Woody Herman (1950–51). Trascorsi quindi due anni nell’esercito è tornato con Ventura (1953–54). Durante la sua carriera ha lavorato in diversi contesti stilistici con Al Cohn, Eddie Condon, Stan Getz, Gene Krupa, Zoot Sims, Joe Venuti, e spesso con Bob Wilber e Bobby Hackett. Tra le sue maggiori influenza pianistiche c’era Nat King Cole, rimasto tra i suoi preferiti per tutta la sua carriera.

La musica di McKenna ha trovato un pubblico più vasto attraverso le registrazioni, specie in quelle di piano solo. Ha registrato ampiamente dal 1958 al 2002, a partire da ABC-Paramount (1956), Epic (1958), Bethlehem (1960) e Realm (1963). Dopo essersi trasferito da New York City a Cape Cod nel 1966, McKenna ha lavorato principalmente come pianista solista, occasionalmente a New York, ma più spesso nel New England. Per gran parte degli anni ’80 è stato pianista in residence al Copley Plaza Hotel di Boston. Ha realizzato diverse registrazioni per Chiaroscuro negli anni ’70, incluso il suo eccellente album di ritorno Solo Piano. Ha debuttato con la benemerita etichetta Concord Jazz nel 1979, per la quale ha registrato numerosi album sia come solista che come membro di gruppo. È apparso nel secondo volume della serie di 42 dischi della Concord registrata dal vivo al Maybeck Recital Hall. La sua ultima registrazione, An Intimate Evening con Dave McKenna è stata pubblicata da Arbors nel 2002. Negli anni ’80, i suoi numerosi fan potevano godersi le sue magnifiche medley 6 notti a settimana al Plaza Bar del Copley Plaza Hotel. Il repertorio di McKenna combinava  ballate, con standard, melodie pop, blues, sigle televisive e canzoni popolari.

È stato in quello specifico ruolo, nell’esecuzione e in album con titoli come My Friend the Piano e Left Handed Complement, che ha dato pieno sfogo al suo stile distintivo. Quello stile, radicato nella tradizione del piano jazz di un’epoca precedente, era costruito attorno a potenti linee di basso, accordi elegantemente espressi e un approccio amorevole alle melodie, in particolare quelle degli standard di Tin Pan Alley che erano alla base del suo vasto repertorio. Gli piaceva lanciarsi in lunghe medley unite da un tema. A differenza di molti suoi musicisti coevi, era più probabile che ornasse una melodia con eleganti abbellimenti piuttosto che usarla come trampolino di lancio per improvvisazioni elaborate che lasciavano la melodia alle spalle.

Dave McKenna è morto per cancro ai polmoni allo State College, in Pennsylvania. Aveva 78 anni. Ci ha lasciato circa una dozzina di album da leader che meritano quasi tutti l’acquisto. In particolare consiglio l’ascolto del Live at Maybeck Recital Hall, Volume Two (Concord Jazz, 1989), dove sembra in uno stato d’animo particolarmente lirico. Ci sono delle splendide interpretazioni di canzoni come il porteriano Dream Dancing, una lussureggiante e introspettiva Detour Ahead, e una versione inventiva e giocosa di C Jam Blues di Duke Ellington, con una linea di basso ispirata al pianista boogie-woogie Meade “Lux” Lewis. Ci sono poi diversi medley collegati da un tema comune nei loro titoli. Il tutto molto ben  registrato ed eseguito, una delizia per le orecchie. Purtroppo non sono riuscito a rintracciare in rete nulla di quella meritevole esibizione, in compenso ho trovato altre cose degne di interesse, oltra a un bel filmato che lo vede direttamente in azione. Buon ascolto.

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