Barney Bigard alla corte del Duca

Albany Leon ” Barney ” Bigard (3 marzo 1906 – 27 giugno 1980) è stato uno dei migliori clarinettisti del jazz classico, certamente tra i più riconoscibili, noto soprattutto per la sua quindicinnale permanenza nell’orchestra di Duke Ellington dal 1927 al 1942.

Bigard era un creolo di New Orleans. Figlio di Alexander ed Emanuella Bigard. Suo zio, Emile Bigard, era un violinista jazz e Barney ha studiato musica e clarinetto con Lorenzo Tio. All’inizio degli anni ’20 si trasferì a Chicago, dove lavorò tra gli altri con King Oliver, suonando in questo periodo anche il sassofono tenore (Someday Sweetheart).

Come detto, nel 1927 Bigard si unì all’orchestra di Duke Ellington a New York. Con il Duca, Bigard è stato il solista di clarinetto prescelto in molti brani di successo. Il clarinettista è accreditato come compositore o co-compositore su diversi numeri ellingtoniani, in particolare nel celeberrimo Mood Indigo (1930), ma in generale il suo posto di rilievo nell’orchestra è durato per tutti gli anni ’30 e oltre. Proprio in questo senso focalizzo l’attenzione dei lettori sulla proposta musicale odierna.

Si sa che Ellington ha sempre avuto la predisposizione a comporre pensando a un qualche suo solista da mettere al centro dell’attenzione e questo tipo di idea ebbe una accelerazione nel 1936, quando pensò di scrivere dei piccoli “concerti per” dedicati rispettivamente a Cootie Williams (Echoes of Harlem), Lawrence Brown (Yearning for Love) Rex Stewart (Trumpet in Spades) e, appunto, Barney Bigard (Clarinet Lament). Peraltro anche la prima versione di Caravan (composta da Juan Tizol e in seguito riarrangiata da Duke Ellington) fu incisa quell’anno a suo nome a capo di una formazione intitolata Barney Bigard & His Jazzopators. I componenti di quella band erano: Cootie Williams (tromba), Juan Tizol (trombone), Barney Bigard (clarinetto), Harry Carney (sax baritono), Duke Ellington (pianoforte), Billy Taylor (contrabbasso) e Sonny Greer (batteria). Tutti i musicisti erano membri della Duke Ellington Orchestra, che in quel periodo spesso registrava suddivisa in piccoli gruppi. Propongo qui appunto i due brani citati che lo riguardano, entrambi considerabili dei piccoli immortali capolavori del jazz classico.

Buon ascolto

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