Un grande contrabbassista anche oltre il jazz

Se chiedete a un qualsiasi jazzofilo, anche ben informato, di citarvi qualche nome di grande contrabbassita della storia, difficilmente sentirete fargli il nome di Richard Davis. Eppure non dovrebbero esserci molti dubbi sul fatto che  si tratti di uno dei migliori strumentisti che il jazz abbia mai espresso, poiché è il suo curriculum a parlare per lui. Non solo lo ritroviamo nelle formazioni dei dischi più innovativi del jazz anni ’60 (basterebbe citare  le sue partecipazioni a lavori rappresentativi di quegli anni come Out to Lunch di Eric Dolphy o Point of Departure di Andrew Hill, senza scordare la serie di dischi Prestige di Booker Ervin, tra i molti altri citabili), ma anche in prestigiose collaborazioni in ambito accademico, quando compositori e direttori d’orchestra della fama di Igor StravinskijLeonard BernsteinPierre Boulez e Leopold Stokowski lo hanno esplicitamente richiesto nelle fila delle loro orchestre. Peraltro Davis ha dimostrato di essere scevro da pregiudizi frequentando anche il mondo del pop e del rock, apparendo in lavori di Laura NyroVan Morrison e Bruce Springsteen.

Richard Davis (nato a Chicago il 15 aprile 1930)  ha iniziato la sua carriera musicale cantando come basso nel trio vocale della sua famiglia. Ha studiato contrabbasso al liceo con il suo insegnante di teoria musicale e direttore della band, Walter Dyett. È stato membro della Chicago Youth Symphony Orchestra (allora nota come Youth Orchestra of Greater Chicago) suonando nella prima esibizione dell’orchestra alla Chicago’s Orchestra Hall  il 14 novembre 1947, a soli 17 anni. Dopo il liceo, ha perfezionato lo studio del contrabbasso con Rudolf Fahsbender alla Chicago Symphony Orchestra mentre frequentava il VanderCook College of Music.

Dopo il college, Davis iniziò ad esibirsi nelle dance bands. Le conoscenze sviluppate in quel periodo lo portarono a collaborare col pianista Don Shirley con il quale, nel 1954, si trasferì a New York City, esibendosi  insieme a lui sino al 1956, quando Davis ebbe l’opportunità di entrare nella Sauter-Finegan Orchestra. l’anno successivo, entrò a far parte della sezione ritmica di Sarah Vaughan, girando in tour e registrando con lei fino al 1960. L’esplosione delle richieste di partecipazioni discografiche accadde, come accennato, durante gli anni ’60, Oltre ai nomi già fatti occorre aggiungere le collaborazioni con Jaki Byard, Elvin JonesCal Tjader, Don Sebesky, Oliver Nelson, Frank Sinatra, Miles Davis, Dexter Gordon e Ahmad Jamal. Dal 1966 al 1972 è diventato membro della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra. Dopo aver vissuto a New York per 23 anni, si trasferì in Wisconsin nel 1977 dove è diventato professore presso la University of Wisconsin–Madison, insegnando contrabbasso, storia del jazz e improvvisazione.

Proprio in questi giorni riascoltavo un suo eccellente lavoro discografico inciso per la MPS e prodotto dal grande J.E. Berendt a fine anni ’60, intitolato Muses for Richard Davis che consiglio caldamente di procurarsi o semplicemente di riascoltare con attenzione. Il disco si colloca proprio nel periodo di sua partecipazione alla Thad Jones/Mel Lewis Orchestra e non a caso propone la presenza in un paio di brani (Milktrain e Too Tail Moon) di un settetto composto proprio da elementi di quella big band, tra cui spiccano i nomi di Jimmy Knepper al trombone, Eddie Daniels la sax tenore, Pepper Adams al sax baritono e Roland Hanna al pianoforte con l’aggiunta del grande Louis Hayes alla batteria. Gli arrangiamenti sono ovviamente di Richard Davis, mentre le altre tracce sono pensate per trio (con Roland Hanna e Lousi Hayes in Softly As In A Morning Sunrise) e in duo: con Roland Hanna in una splendida versione di A Child Is Born (specialità del pianista, qui particolarmente ispirato dal riuscito dialogo introspettivo col contrabbassista) e con Freddie Hubbard, colto nel brano eponimo del disco in una avanzatissima esibizione che dovrebbe far rivedere certi superficiali giudizi negativi espressi sul suo conto e reiterati in passato. Completa la riuscita dell’opera What is it? una rivisitazione aggiornata della struttura del porteriano What is This Thing Called Love? tanto caro ai boppers, e che vede tra i solisti Jimmy Knepper e Pepper Adams.

Riccardo Facchi

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