Una perfetta intesa tra orchestra e solista

Il jazz prodotto per big band è diventato sempre più raro da ascoltare per una serie di ragioni, non ultima quella della sostenibilità economica a mantenere in vita oggi larghe formazioni. Discorso che abbiamo già affrontato più volte su queste colonne. Ciò è davvero un peccato, in quanto la relazione tra scrittura e improvvisazione, tra musica d’insieme e solismo, ha potuto raggiungere nel corso dei decenni in quell’ambito altissimi livelli di equilibrio, sintesi musicale e perfezione formale, non così facili da ottenere in formazioni più ristrette.

Il formarsi in particolare di grandi arrangiatori, figure sempre presenti con un ruolo non meno importante di quello dei rispettivi big band leader, ha permesso di svilppare ed evidenziare al meglio il rapporto musicale tra orchestra e solista, nel senso che l’arrangiamento è in grado persino di stimolare l’improvvisazione di una grande voce strumentale in assolo.

Un esempio di questo lo possiamo trovare nelle esibizioni registrate della Concert Jazz Band di Gerry Mulligan con un grande solista come Zoot Sims, impegnato in diverse versioni di Apple Core suonate nella famosa tournée europea svoltasi nei  primi anni ’60 e che vide quell’orchestra impegnata in diverse grandi sedi europee, tra cui Parigi, Zurigo  e Milano. Di quel brano ho rintracciato due diverse versioni, ma purtroppo manca proprio una terza, cioé quella eseguita al  Teatro Lirico di Milano, il 14 novembre 1960 (e contenuta nel LP Gerry Mulligan & The Concert Jazz Band on Tour) dove il tenorsassofonista riuscì, con l’aiuto dello splendido arrangiamento di Bill Holman, a dare il meglio di sé e a sfornare la migliore versione. Non che queste che sto per proporvi siano di molto inferiori, anzi, ma in quella di Milano il livello di ispirazione e di trasporto ritmico del tenorsassofonista gli permisero di superarsi e di far apprezzare anche l’aspetto dialogico relativo al gran lavoro degli arrangiatori di Mulligan (oltre a Holman, occorrerebbe citare anche Gary McFarland, Johnny Mandel e il grande Bob Brookmeyer) che hanno fatto la fortuna di quell’orchestra.

Buon approfondimento di ascolto.

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