Terence Blanchard in Italia

Questa è la settimana in cui, nella mia città, Bergamo, si svolge il festival del jazz e da venerdì si inizia con le serate clou all’interno di un cartellone fitto, ma un po’ dispersivo e di qualità, almeno per quel che mi riguarda a livello di aspettative, molto dubbia. Purtroppo quest’anno per svariate ragioni potrò assistere solo alla serata  concerto che vede la presenza di Terence Blanchard e il suo collaudato E-Collective, forse il concerto di maggior interesse del festival. Recente vincitore del Grammy 2019 nella categoria Best Instrumental Composition (ma ha anche ricevuto la candidatura all’Oscar per la colonna sonora del film Blakkklansman di Spike Lee), il trombettista si è infatti specializzato da tempo nella composizione di colonne sonore, ma mantiene alta comunque la presenza sulla scena attuale del jazz, lavorando con il gruppo con il quale si presenterà al Teatro Creberg di Bergamo.

Blanchard è un musicista completo e maturo che ha già alle spalle una lunga carriera jazzistica e di relative incisioni discografiche, dopo aver esordito come giovane talento (apparteneva alla famosa cerchia dei cosiddetti Young Lions) nei Jazz Messengers di Art Blakey negli ormai lontani anni ’80. Dopo il concerto di Bergamo, la band, che è in tour europeo, potrà essere ascoltata nei due giorni successivi anche in Emilia Romagna, precisamente a Piacenza e Bologna. Per i pochissimi che non dovessero conoscerlo dico molto sinteticamente che Terence Blanchard è uno dei più importanti trombettisti e compositori jazz della sua generazione. Dotato di un suono di tromba caldo ma spesso infuocato e di un orecchio armonico sofisticato, egli è considerabile un degno continuatore della grande tradizione trombettistica del jazz moderno, tra cui citiamo Miles Davis, Woody Shaw Booker Little come sue influenze preponderanti.

Per la proposta di ascolto odierno propongo un paio di situazioni concertistiche rintracciate in rete, di cui la prima, recente, dovrebbe essere indicativa per il concerto di domani sera. In aggiunta ho piazzato una traccia di uno dei suoi dischi migliori in assoluto, prodotto negli anni ’90, in qualche modo premonitore della sua attività da compositore di colonne sonore, intitolato appunto Jazz in film.

Buon ascolto.

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