SFJazz Collective e i grandi compositori americani del (secondo) Novecento

Il San Francisco Jazz Collective è uno dei collettivi più interessanti presenti sulla scena del jazz contemporaneo ormai da un quindicennio, formato da un bel mix di musicisti maturi in grado di rileggere e riscrivere il materiale compositivo prodotto dai migliori nomi emersi nella musica improvvisata americana del Novecento. Attivo sin dal 2004, l’ensemble è una sorta di formazione variabile di All-Stars (solitamente di otto elementi) che, invece di presentarsi in forma di classica jam session del passato, elabora progetti discografici a tema, attingendo a composizioni di grandi figure della tradizione musicale americana e in particolare afro-americana emerse per lo più nella seconda parte del secolo scorso, aggiungendo anche propri originals. Lo fa, e lo ha fatto, approfondendo l’opera del compositore di turno, mettendone in luce la relativa bellezza dei temi prescelti e la relativa modernità, operando in molti casi una vera e propria opera di ri-composizione, proponendo nuovi e originali arrangiamenti che, nei casi di brani ormai divenuti immortali, producono persino una operazione ardita ed esteticamente per nulla semplice da portare avanti.

In circa un quindicennio il gruppo ha già pubblicato progetti sulle musiche di Ornette ColemanJohn ColtraneHerbie HancockThelonious MonkWayne ShorterMcCoy TynerHorace SilverStevie WonderChick Corea, Joe Henderson, mentre i più recenti lavori hanno perlustrato l’opera di Miles Davis, ma anche di figure extra jazzistiche come Michael Jackson e A.C. Jobim.

La loro può essere considerata come una operazione di allargamento del concetto di “mainstream” jazzistico (e aggiornamento del relativo repertorio), esercitando una funzione che in parte potrebbe essere assimilata a quella che hanno  avuto i Jazz Messengers di Art Blakey, tra anni ’50- ’80.

Attualmente l’ensemble è composto da Miguel Zenón (sax contralto), David Sánchez (sax tenore),  Etienne Charles (tromba), Warren Wolf (vibrafono), Edward Simon (pianoforte e tastiere), Matt Brewer (contrabbasso)  e Obed Calvaire (batteria).

Si tratta di un gruppo che è venuto in alcune occasioni in Italia, anche se troppo di rado per i meriti musicali dimostrati nel tempo, sorte che spesso capita ai gruppi americani che, venendo categorizzati nel cosiddetto “mainstream americano” subiscono una sorta di ostracismo nel circuito concertistico nazionale, a nostro avviso in modo del tutto ingiustificato e le cui ragioni abbiamo più volte tentato di spiegare su questo blog, a più voci critiche. Al di là delle eventuali polemiche, propongo perciò oggi qualche esempio dello loro arte tra i filmati rintracciabili in rete.

Buon ascolto.

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