Marvin Gaye agli esordi

Se posso permettermi di ribadire un consiglio ai molti che pensano ancora che il jazz sia qualcosa di separato e separabile dal resto della musica popolare afro-americana e non, è quello di ascoltarsi ad esempio questa traccia contenuta nel disco di esordio di Marvin Gaye, intitolato The Soulful Moods of Marvin Gaye, pubblicato dalla Tamla Records nel giugno del 1961. Si tratta di una sua versione di (I’m Afraid) The Masquerade is Over contenuta in quel disco fatto peraltro quasi tutto di interpretazione di noti standard.

La cosa curiosa da notare in questo pezzo è che l’introduzione al piano (Gaye era anche un buon pianista) è presa pari pari dalla intro di ‘Round About Midnight di Thelonious Monk, il che spiega in modo tangibile, oltre alla conoscenza del jazz da parte di molti artisti del R&B e del soul afro-americano, anche la appartenenza di certe musiche e di certi musicisti a un comune bacino musicale assolutamente non separabile.

Mi è stato giustamente spiegato da chi conosce bene anche i testi delle canzoni, che in realtà il richiamo al celeberrimo brano di Monk non è né posticcio né casuale, in quanto entrambi i brani fanno riferimento al feeling che prova un musicista nelle ore immediatamente successive allo spettacolo, tipicamente nelle prime ore della notte.

Ogni tanto ascoltare qualcosa di diverso dal jazz ortodosso e che sta intorno al jazz permetterebbe, sopratutto a chi vive di overdosi di noiosissimi e ripetitivi dischi ECM pensando di essere molto à la page, di sentire cose più interessanti e persino jazzisticamente più significative.

Buon ascolto e buon inizio settimana.

Un pensiero su “Marvin Gaye agli esordi

  1. Concordo in pieno.
    Trovo stucchevole anche la contrapposizione credo molto italiana nell’ambito del Rhythm and Blues fra Tamla Motown e Stax, Detroit e Memphis, Marvin Gaye e Otis Redding e via discorrendo.
    Possono esservi accenti e sensibilità differenti peraltro presenti anche per il singolo artista, ma sono tutti parte della stessa famiglia ed hanno sempre costituito la base della black music da cui il jazz trae continuo alimento.
    Figurarsi poi le pseudo elucubrazioni estetizzanti degli “europeisti” in salsa ECM.

    "Mi piace"

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