John Coltrane – Both Directions at Once; The Lost Album (Impulse! – 2018)

frontQuando si parla di personaggi del jazz assurti a mito come John Coltrane sembra impossibile poter scrivere qualche riflessione critica che non sia di lode incondizionata. Si rischia di passare per dei criticoni con smanie di protagonismo a tutti i costi. Lo capisco perfettamente, ma poco mi importa, poiché ho in uggia da tempo l’approccio mitologico alla musica e al jazz, forse perché mi ricorda i miei anni adolescenziali, nei quali frequentavo appassionati del rock poco più adulti che vivevano di miti, con giudizi positivi o negativi fatti a prescindere senza però mai entrare seriamente nella musica che si ascoltava. Un tipo di approccio che purtroppo riscontro in buona parte della nostra critica jazz odierna, che a suo tempo si è trasferita dal rock al jazz utilizzando sostanzialmente le stesse modalità di valutazione, esprimendo lo stesso linguaggio immaturo tipico degli adolescenti di allora, ricco cioè di considerazioni emotive e poverissimo di adeguate analisi della musica ascoltata, ma privi della scusante circa l’età.

Il fatto è che il jazz è stato ed è prodotto sì da menti più o meno geniali, ma fondamentalmente da umani e non da semidei, poiché qualche lavoro minore è presente nella discografia di qualsiasi grande del jazz, Coltrane compreso. Mi permetto perciò di osservare, spero senza creare scandalo, come questo album doppio, già abbondantemente definito dai più come l’avvenimento discografico più importante da inizio secolo, presenti certo musica di valore, ma non indispensabile, fondamentalmente rivolta ai collezionisti o appunto ai cultori del mito, che non pare aggiungere granché a quanto già non si sapesse del grande sassofonista di Hamlet. A tal proposito, osservo e faccio osservare che queste registrazioni sono collocabili in un periodo nel quale erano stati pubblicati dal sapiente produttore Bob Thiele capolavori come Coltrane Live at Birdland e Crescent. Domando, e mi domando, perciò cosa avrebbe aggiunto questo lavoro “dimenticato” rispetto ai titoli citati e chi, al suo posto, avrebbe ritenuto di doverlo pubblicare, tenendo anche in considerazione inevitabili fattori di marketing relativi ad un possibile rischio di inflazione discografica. Il tutto senza contare che è già presente in discografia una molteplicità di pubblicazioni postume del sassofonista. Le nuove versioni di Impressions (addirittura quattro, di cui un paio sembrano essere delle evidenti versioni di prova, non minimamente paragonabili a quelle già note), le due di Vilia e di One Up, One Down oltre a un Nature Boy già suonato in diverse elaborate versioni estese del 1965 (contenute in The John Coltrane Quartet Plays edizione in CD) non aggiungono molto a quelle già note, anche se ben si comprende come fosse necessario integrarle con i pochi interessanti pezzi inediti presenti, che in pratica sono solo tre: Untitled Original 11383, Untitled Original 11386 e un lungo blues in minore intitolato Slow Blues. D’altro canto mi è abbastanza chiaro che la pubblicazione di questo materiale ha oggi invece evidenti motivazioni di marketing, in quanto qualsiasi indagine di mercato sarebbe in grado di individuare la presenza di una domanda di pubblicazione di un qualsiasi nuovo lavoro o nuovo concerto del Coltrane del periodo.

Un merito invece senz’altro l’ha il disco, al di là comunque della piacevolezza d’ascolto, ossia quello di farci comprendere come questo sia materiale ormai sostanzialmente storicizzato e come il jazz e il sassofonismo siano comunque riusciti a progredire anche dopo la traumatica morte di Coltrane, nonostante certe immutabili considerazioni critiche, disseminate ormai in mezzo secolo da quel doloroso evento, parrebbero non rilevarlo.

Riccardo Facchi

Un pensiero su “John Coltrane – Both Directions at Once; The Lost Album (Impulse! – 2018)

  1. Non l’ho sentito. mi riprometto di farlo, prima di decidere se acquistarlo o meno.
    Pur tuttavia, sostanzialmente sono d’accordo sul tuo approccio e penso che a distanza di mezzo secolo ciò che è già stato pubblicato di Coltrane ci ha fornito un esauriente ritratto del suo valore e dell’apporto recato al jazz e non credo che, al di là dell’apprezzamento per le performance contenute, queste pubblicazioni postume un poco raccogliticce nulla aggiungono o tolgono a Coltrane che, giustamente, va storicizzato altrimenti si finisce come sta succedendo per i Queen e Freddie Mercury in questi ultimi tempi…

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