Il jazz dei “raccoglitori di cotone”

Una delle cose che constato spesso oggi, per me del tutto incomprensibile, è come si possa davvero comprendere un linguaggio così ricco di contributi e influenze come il jazz senza conoscere per bene anche la sua profonda tradizione, intendendo tutta la musica prodotta dalle origini sino all’avvento della Seconda Guerra Mondiale.

Al grido di “tanto quella roba è vecchia e superata” un neofita oggi parte dal cosiddetto jazz moderno, con Parker e Gillespie, ad andar bene, ma direi che la maggior parte, proveniente per lo più dal mondo del rock, parte da Miles Davis e John Coltrane e in questo modo, inevitabilmente si finisce per capirci poco o nulla a livello proprio idiomatico, oltre che degli sviluppi musicali odierni, soprattutto quelli emersi tra le nuove leve di jazzisti afro-americani.

Ora, non è che questo blog voglia assumersi il ruolo di Don Chisciotte del jazz o di purificatore di anime jazzistiche perse, ci mancherebbe altro, per me ognuno può ascoltare quel che gli pare meglio e farsi piacere quel che vuole, ma quando poi leggo certi giudizi approssimativi e varie improprietà nelle valutazioni musicali, o certe mitizzazioni gratuite a scapito di altri contributi, allora in quel caso non ci sto proprio.

Per questa ragione insisto nel proporre da tempo musicisti e contributi misconosciuti come quello di oggi, relativo ai McKinney Cotton Pickers, una jazz band tutta afro-americana di grande successo a cavallo tra la fine degli anni ’20 e inizio ’30, oggi pressoché dimenticata, anche per la difficoltà nel reperire le relative registrazioni. La band ebbe le sue origini a Detroit, Michigan nel 1926, su iniziativa del batterista William McKinney che costituì un settetto, poi sostituito nel ruolo da Cuba Austin. Fu però l’ingresso nel 1927 dell’ arrangiatore e sassofonista di Fletcher Henderson, Don Redman, in qualità di direttore musicale a far cambiar marcia alla formazione che rivaleggiò all’epoca per fama con quelle appunto di Henderson e di Duke Ellington.

La line-up della band intorno al 1928 prevedeva il talentuoso trombettista John Nesbitt (morto prematuramente nel 1935) insieme a Milton Senior e Langston Curl;  Claude Jones, trombone; Prince Robinson,  George Thomas e lo stesso Don Redman al clarinetto e alle ance; completati da Dave Wilborn (banjo, voce), Todd Rhodes (piano, celeste), Ralph Escudero (tuba) e il già citato Cuba Austin (batteria e voce). 

Ci sono state alcune sessioni di registrazione speciali con la presenza di  illustri nomi come Benny Carter (clarinetto, sassofono contralto), Doc Cheatham (tromba), Ed Cuffee (trombone), Quentin Jackson (trombone), James P. Johnson (pianoforte, in una sola data), Rex Stewart (cornetta), Sidney de Paris (tromba), Coleman Hawkins (clarinetto, sax tenore), Fats Waller (pianoforte, celeste), Joe Smith (tromba, cornetta).

Nel 1931 Redman lasciò la band per mettersi in proprio e fu sostituito nel ruolo da Benny Carter. I McKinney Cotton Pickers si sciolsero nel 1934, incapaci di proseguire economicamente durante gli anni della Depressione.

Propongo per la loro riscoperta alcuni dei loro maggiori successi dell’epoca.

2 pensieri su “Il jazz dei “raccoglitori di cotone”

  1. Grazie di avermi fatto conoscere questo combo che, immagino, difficilmente trasmettono a “Battiti” su Radiotre.
    Che dire dei modernisti anzi gli avanguardisti “all’amatriciana”? Lasciamoli nella loro beata ignoranza. Non sanno cosa si perdono…

    "Mi piace"

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