Un londinese a New York

Sir George Albert Shearing (13 agosto 1919 – 14 febbraio 2011) è uno dei tanti jazzisti che negli anni ’70 è stato preso a palate di guano in faccia dalla nostra critica negli scritti relativi a sue pubblicazioni discografiche. D’altronde in quel periodo o si veniva classificati come rivoluzionari permanenti, a suon di pernacchie e stridor di denti sullo strumento, o non si poteva evitare di venir etichettati più per (arbitrarie) attribuzioni politiche (sul genere: reazionari, borghesi, fascisti, e via dicendo col bel campionario di facezie pseudo politicizzate dell’epoca) che per autentiche valutazioni musicali. Sta di fatto che rileggere oggi certe sistematiche stroncature sulle riviste specializzate dell’epoca, chi alla fine rischia di venir deriso non è certo il musicista oggetto di certi gratuiti strali, ma gli autori degli inverecondi scritti.

Non posso certo nascondere di aver purtroppo subito i pregiudizi di certa falsante narrazione (che peraltro oggi non si può dire, più in generale, essere migliorata, anzi….) in quanto per decenni la vasta discografia di questo sottostimato pianista e compositore di origine londinese mi è stata per lo più sconosciuta e il suo nome noto più che altro per averlo letto come autore di composizioni (peraltro di valore non indifferente) come Conception o Lullaby of Birdland frequentate da diversi grandi jazzisti. Sta di fatto che più recentemente ho potuto scandagliare la sua opera discografica rilevando diversi lavori non poi così trascurabili come mi ero pregiudizialmente convinto.

Shearing, infatti, non è una figura poi così minore come potrebbe sembrare in prima istanza,  quasi sempre descritto poco più di un semplice intrattenitore musicale, in quanto per molti anni ha diretto un quintetto jazz popolare che ha saputo costruire un sound originalissimo, molto “cool”,  poi frequentato da diversi altri gruppi, in cui piano vibrafono e chitarra convivevano in unico impasto sonoro. Inoltre Shearing ha avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione del cosiddetto latin-jazz producendo nella seconda metà degli anni ’50 diversi dischi per la Capitol e la MGM, come Latin Escapade (1956) Latin Lace/ Latin Affair (1958), Satin Latin (1959) e Mood Latino (1961) portando al successo diverse canzoni in versione mambo e rumba. Di un certo rilievo è anche il suo notevole riscontro come accompagnatore di grandi cantanti come Nat King Cole, Peggy Lee, Mel Tormé e Ernestine Anderson con i quali ha anche ricevuto premi e riconoscimenti discografici internazionali. Tuttavia, non sono da tralasciare alcuni suoi dischi in duo, o in trio, o ancora in piano solo, specie quelli prodotti negli anni ’70 per la MPS/BASF, che in quegli anni godeva delle avvedute e lungimiranti scelte del produttore e musicologo tedesco J.E. Berendt.

Nato a Battersea, Londra, Shearing era il più giovane di nove figli. Era nato cieco da genitori della classe operaia (altro che reazionario…), suo padre consegnava carbone e sua madre puliva i treni la sera. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di tre anni e si è formato musicalmente per quattro anni presso la Linden Lodge School for the Blind. Anche se gli erano state offerte all’epoca diverse borse di studio, il giovane Shearing ha optato per esibirsi in pub locali, suonando piano e fisarmonica. In quel periodo le sue influenze pianistiche erano quelle recepite dall’ascolto dei dischi di  Teddy Wilson e Fats Waller.

Nel 1947, decise di emigrare negli Stati Uniti, dove la sua formazione di derivazione accademica, mescolava influenze classiche con lo swing e il bop, guadagnando un certo riscontro. Una delle sue prime esibizioni è stata alla Hickory House, avendo l’opportunità di esibirsi con l’Oscar Pettiford Trio e di dirigere un quartetto jazz con Buddy DeFranco. Nel 1949, formò il suddetto George Shearing Quintet, una band con Margie Hyams (vibrafono), Chuck Wayne (chitarra), successivamente sostituito da Toots Thielemans (elencato come John Tillman), John Levy (basso) e Denzil Best (batteria). Questa formazione ha registrato per conto di Discovery, Savoy e MGM, con incluso il popolare singolo September in the Rain (MGM), che ha venduto oltre 900.000 copie.

L’interesse di Shearing per la musica classica ebbe come risultato alcune esibizioni con orchestre negli anni ’50 e ’60, e i suoi assoli spesso attirarono la musica di Satie, Delius e Debussy come fonte d’ispirazione. Divenne noto per una tecnica di pianoforte conosciuta come “Shearing’s voicing”, caratterizzato da un approccio sulla tastiera con raddoppio della melodia di un’ottava più bassa, stile derivato dai cosiddetti block chords, inventato dall’organista Milton Buckner.

Dal 1956, Shearing divenne un cittadino naturalizzato degli Stati Uniti, continuando a suonare con il suo quintetto, registrando per la Capitol fino al 1969, creando poi una sua etichetta, la Sheba, che durò alcuni anni.

Negli anni ’70, iniziò a modificare la formula del quintetto, ormai stereotipata, per riversarsi sulle suddette collaborazioni in duo o in trio, sciogliendo definitivamente il gruppo nel 1978. Tra le sue collaborazioni in discografia c’erano i Montgomery BrotherMarian McPartland, Jim HallHank Jones e Kenny Davern. Nel 1979, il pianista firmò con la Concord Records registrando per l’etichetta con Mel Tormé. Questa collaborazione ha portato a Shearing e Tormé due Grammy, nel 1983, con An Elegant Evening, e nel 1984 con lo splendido Top Drawer.

George Shearing è rimasto in forma e attivo nei suoi ultimi anni di vita, continuando a esibirsi e a incidere ottimi dischi (per Concord e Telarc) anche dopo essere stato onorato con un Ivor Novello Lifetime Achievement Award nel 1993. Nel 2004, ha pubblicato le sue memorie, Lullaby of Birdland. Poco dopo, tuttavia, ha subito una caduta a casa sua dovendosi ritirare dalle prestazioni pubbliche. E’ deceduto per attacco cardiaco a New York City, all’età di 91 anni.

Propongo a corredo dell scritto alcuni video in cui si può apprezzare il sound caratteristico del suo quintetto a cui ho aggiunto un brano tipico di di mambo-jazz e un duetto con Mel Tormé tratto dal magnifico Top Drawer.

Buon ascolto.

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