Tadd Dameron, l’architetto del bop

Tadd_Dameron_album_-_The_Magic_TouchTadley Ewing Peake Dameron o, semplicemente, Tadd Dameron (21 febbraio 1917 – 8 marzo 1965) è stato un compositore e arrangiatore tra i più influenti dell’era bebop, molto rispettato dai musicisti, autore di una gran quantità di temi che sono divenuti degli standard battutissimi, tuttavia oggi quasi dimenticato da critica e appassionati. Nel suo book di composizioni risultano temi noti a qualunque jazzofilo che si rispetti, come Hot House, If You Could See Me Now, Our Delight, Good Bait, LadyBird, Soultrane, The Tadd Walk, On A Misty Night, tra altri ancora citabili. Nel 1956 ha diretto due sessioni basate sulle sue composizioni, pubblicando lo stesso anno Fontainebleau e nel 1957 Mating Call con la co-presenza di John Coltrane. Anche nei decenni successivi alla sua scomparsa Dameron ha goduto di importanti omaggi alla sua musica, come nel 1975 dal pianista Barry Harris, che registrò Barry Harris Plays Tadd Dameron per la Xanadu Records del benemerito Don Schlitten, o Continuum: Mad About Tadd: The Music of Tadd Dameron, un album pubblicato nel 1982 da un gruppo formato da Slide Hampton, Jimmy Heath, Ron Carter, Art Taylor e Kenny Barron, o ancora, sempre negli anni ’80, Philly Joe Jones e il trombettista Don Sickler fondarono Dameronia, una band intitolata a Dameron.

Le formazioni di Dameron della fine degli anni ’40 e dei primi anni ’50 comprendevano personaggi importanti e talenti come Fats Navarro, Miles Davis, Dexter Gordon, Sonny Rollins, Wardell Gray e Clifford Brown. Il sassofonista Dexter Gordon lo definì il “romanticista” del movimento bop e forse proprio questo legame così forte con quel periodo e quel movimento che oggi appare storicizzato, lo ha relegato nell’ingiustificato oblio odierno.

Nato a Cleveland, Ohio, Dameron ha sviluppato la sua attività musicale in realtà anche prima e dopo il be-bop avendo scritto partiture per  formazioni del periodo Swing e poi dello hard bop. Tra queste si possono citare le band di Count Basie, Artie Shaw, Jimmie Lunceford, Dizzy Gillespie (Cool Breeze), Billy Eckstine e Sarah Vaughan. Proprio per la Vaughan, lui e il paroliere Carl Sigman hanno scritto If You Could See Me Now, una ballad dalla modernissima linea melodica (cui dedicheremo prossimamente un approfondimento) che rivelava il volto più lirico e meno aspro dell’ostico e dinoccolato linguaggio be-bop, caratterizzato da una sofisticazione ritmica e armonica all’epoca con pochi precedenti sulla scena del jazz. Secondo lo stesso Dameron, le sue più grandi influenze erano state quelle di George Gershwin Duke Ellington e ciò l’ha evidentemente portato a scrivere già  dagli anni ’40 arrangiamenti per le big band citate.

Come sopra già accennato, dal 1948 Dameron guidò un suo gruppo a New York, che comprendeva il leggendario Fats Navarro, mentre l’anno seguente Dameron partecipò al Paris Jazz Festival con Miles Davis. Dal 1961 ha contribuito  alle registrazioni di Milt JacksonSonny Stitt e Blue Mitchell. Ha anche arrangiato e suonato per il musicista di r&b Bull Moose Jackson, nella cui band si segnalava la presenza del giovane Benny Golson, che sarebbe diventato uno dei maggiori compositori del jazz, influenzato proprio dal pianista a detta dello stesso Golson.

Dameron ha purtroppo sviluppato in vita una marcata dipendenza dai narcotici. Fu per questo arrestato con l’accusa di droga nel 1957 e nel 1958, subendo un trasferimento in una prigione federale per narcotici a Lexington, nel Kentucky. Fuori dal carcere, Dameron ha cercato di tornare sulla scena jazz nei primi anni ’60 registrando l’album, The Magic Touch, del quale era molto soddisfatto, ma nel 1964 gli fu diagnosticato un cancro, dovendo presto ritirarsi dalle scene per i relativi problemi di salute; ha avuto infatti diversi attacchi di cuore prima di morire nel 1965, all’età di 48 anni. Fu sepolto nel cimitero di Ferncliff a Hartsdale, New York .

Ira Gitler, che aveva supervisionato a due sessioni di registrazione di Dameron negli anni ’50, ebbe ad affermare che mentre Dameron era in prigione, aveva preso a calci la sua abitudine:”Quando è tornato a New York, mi sono imbattuto in lui. Stavamo parlando e lui si è approssimato al mio appartamento, io avevo un pianoforte in casa e ci siamo davvero intesi, era un uomo molto dolce e bello. Le sue melodie erano così belle, ma allo stesso tempo “swingavano”. Era nell’aria, per me. Era nei cieli prima che arrivasse lì.”

Il biografo di Dameron Paul Combs definisce Dameron “uno dei padri fondatori del jazz moderno” e noi siamo d’accordo con lui. A corredo dello scritto propongo alcuni dei suoi più celebri temi. Buon ascolto.

 

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