L’ Africa vista dal Duca

Credo che sulla grandezza di Duke Ellington ci sia poco da aggiungere o da discutere, ma non si deve perdere mai l’occasione di apprezzare e/o riascoltare la mole e la varietà di grande musica che ha saputo produrre in circa mezzo secolo di attività artistica e professionale.

Lo si è sempre lodato molto per la sua sapienza e sofisticazione armonica, nell’inimitabile uso coloristico dei timbri strumentali in ambito orchestrale, l’impareggiabile abilità compositiva. Col tempo si è rivalutato anche il suo pianismo e altro ancora, ma quello che colpisce ancora oggi è la sua ampia visione della musica quasi preveggente, riuscendo spesso ad anticipare i tempi, intuendo dove sarebbe andata la musica. Oggi si parla moltissimo di globalizzazione culturale e di universalità linguistica in ambito di musica improvvisata, a volte anche in modo ambiguo e persino improprio, ma in opere come la sua Afro-Eurasian Eclipse, il Duca ha davvero saputo leggere in anticipo i tempi e certe direzioni che il jazz avrebbe preso, sapendo produrre grande jazz ispirandosi alle diverse culture musicali del mondo, da lui recepite durante le tante tournée internazionali svolte negli anni con la sua orchestra.

L’opera, una suite in otto parti, è stata registrata a New York nel Febbraio del 1971 ed è a mio avviso un autentico capolavoro, peraltro non raro in quel periodo altamente creativo, successivo alla morte del suo alter ego Billy Strayhorn, riuscendo così a dimostrare nei fatti che la sua arte doveva sì molto a “Sweet Pea” (l’appellativo confidenziale in uso di Strayhorn), ma non tutto, come a volte si è letto.

In particolare volevo proporre la sezione riferita al continente africano, quell’ Afrique che mettendo ovviamente in grande evidenza la componente ritmica e percussiva della musica, ci fa capire come in Ellington non bisogna mai sottostimare l’uso sapiente di tale componente musicale, evidenziando così il peso fondamentale avuto dal contributo “nero” al  jazz. Un brano che risulta ancora oggi molto avanzato e sono passati ormai 47 anni.

Buon ascolto.

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