Ben Webster alle prese con Stardust

In questo periodo stavo leggendo in modo più approfondito il bel saggio di Gunther Schuller sui solisti del periodo Swing e, parlando a proposito di Ben Webster, mi sono accorto che mi era completamente sfuggito questo capolavoro solistico del grande sassofonista (un gigante, se ci fossero ancora dubbi), una strepitosa versione di Stardust tratta dal Fargo concerto dell’orchestra di Duke Ellington, avvenuto nel 1940, anno di grazia per l’orchestra, ricca di impareggiabili solisti, sia per qualità che per quantità.

Il che significa che non si è mai finito di imparare e di studiare una musica, anche dopo più di quattro decenni di studio e ascolto. Un indiretto bagno di umiltà necessario e utilissimo che Schuller ha saputo darmi, dimostrando quanto deve aver studiato e amato il jazz, tanto da dedicargli un grande pezzo della propria vita di studio. Peccato ci abbia lasciati tre anni fa, non potendo così completare la mastodontica opera divulgativa che aveva già dimostrato di portare avanti così bene.

Un pensiero su “Ben Webster alle prese con Stardust

  1. Gunther Schuller è stato uno dei più grandi artisti della musica americana tout court. A lui si deve la third stream music che, purtroppo, qui in Italia, gode di scarsa stima.
    Il sincretismo in musica non piace agli appassionati e studiosi che spesso si collocano nella categoria dei rigidi puristi siano essi classicofili che jazzofili.

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