Non solo Benny Goodman…

Artie Shaw (pseudonimo di Arthur Jacob Arshawsky; New York, 23 maggio 1910 – Los Angeles, 30 dicembre 2004) è stato oltre che un meraviglioso clarinettista jazz di fama mondiale, un’autentica celebrità hollywoodiana. Non a caso, si sposò otto volte, tra cui con la figlia del compositore Jerome Kern, Betty, e con le attrici Lana Turner, Ava Gardner e Evelyn Keyes, oltre che con la scrittrice Kathleen Winsor.

Per quanto Benny Goodman sia considerato il re dello Swing e (peraltro a ragione) il miglior clarinettista che il jazz abbia potuto ammirare (come Shaw di origine ebrea, oggi entrambi vergognosamente dimenticati dalla solita ignorante narrazione pseudo progressista italiana intorno al jazz, fatta passare per fine cultura, che, per esaltare una contemporaneità non sempre poi così interessante, pensa sia necessario derubricare a sorta di cartolina sbiadita interi pezzi di storia del jazz musicalmente per nulla inferiori al presente), in realtà Shaw non fu molto da meno di Goodman, poiché dotato di un timbro e di una tecnica sullo strumento altrettanto perfetti. Oltretutto e a cavallo tra la fine degli anni ’30- inizio ’40, sia la sua big band, sia lo small group denominato Grammercy Five ricavato da un ridotto di solisti dell’orchestra, propose un jazz tra i più raffinati dell’epoca.

Shaw,  imparò a suonare il clarinetto poco più che adolescente e dopo piccole esperienze musicali in provincia con un proprio gruppo, fece ritorno a New York per iniziare a suonare in complessi già affermati, dando così il via a una luminosa carriera.

Shaw è stato apprezzato per certe innovazioni da lui sperimentate all’epoca che consentirono un nuovo linguaggio musicale nelle big band del jazz, grazie anche all’apporto di una strumentazione inedita per l’epoca, che implicava l’uso di un quartetto d’archi all’interno di una big band. Il brano Interlude in B-flat, tra l’altro, fu uno dei primi tentativi di trovare una commistione tra musica classica e jazz.

Egli raggiunse la fama da star con una rielaborazione della popolare canzone di Cole Porter, Begin the Beguine. La registrazione di questo motivo, nel 1938, scalò le classifiche di vendita rimanendo ai primi posti per sei settimane. Quanto ai Grammercy Five, fu davvero un combo che proponeva una musica di grande qualità e raffinatezza che anche all’ascolto odierno non risulta poi così datata da meritare il suddetto oblio. Tra l’altro era composto, oltre che da Shaw, da solisti come il trombettista Billy Butterfield, prima, e Roy Eldridge poi, certo non di poco conto. Shaw è inoltre ricordato per aver impiegato come cantante stabile della sua band Billie Holiday, diventando così il primo direttore d’orchestra statunitense bianco ad utilizzare una vocalist di origine afro-americana, per quanto siano note le sofferenze e le umiliazioni che sia la cantante che Roy Eldridge ebbero a patire a causa della opprimente discriminazione razziale dell’epoca negli Stati Uniti.

Durante la seconda guerra mondiale, come il collega Glenn Miller (che troverà una tragica morte), si arruolò nella Marina insieme a tutti i componenti della sua band dove fu inviato nell’area dell’Oceano Pacifico. Trascorse nella zona di guerra circa un anno e mezzo per portare conforto alle truppe USA con la sua musica e con spettacoli che venivano replicati fino a quattro volte al giorno.

Verso la metà degli anni ’50 la sua attività come musicista di clarinetto subì dapprima un notevole rallentamento fino a cessare poi del tutto. Le sue ultime incisioni risalgono al 1954, sotto il titolo Last Recordings: Rare & Unreleased. L’artista scelse di abbandonare il palcoscenico per dedicarsi ai suoi passatempo preferiti, fra cui l’alta finanza e la scrittura (sue sono numerose fiction semi-autobiografiche e il libro The Trouble With Cinderella). Quando gli fu chiesto il perché, rispose che si era ritirato frustrato dal costante senso di inadeguatezza che provava come musicista, riprendendo a suonare solo a partire dal 1983 creando una nuova band scegliendo come clarinettista solista Dick Johnson. Nel 2004 gli è stato pure assegnato un premio Grammy alla carriera.

A corredo dello scritto propongo un brano dei Grammercy Five e uno splendido The Glider, prima nella versione originale della sua big band e poi riproposta più di recente al Montreal Jazz Festival del 2010, dalla The New Artie Shaw Orchestra con al clarinetto nel ruolo di Artie Shw, Matt Koza.

Buon ascolto.

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