Ian Carr e i Nucleus

Se penso a cosa oggi vien etichettato col termine “jazz” e vado con la memoria a cosa si diceva sul cosiddetto jazz-rock e la fusion degli anni ’70 e ’80, rifiutando fior di musiche e di musicisti, mi vien quasi da ridere. Come ho già scritto altre volte, ritengo che gli anni Settanta per il jazz siano stati anni molto creativi e molto significativi circa l’idonea interpretazione delle trasformazioni della musica improvvisata proposta nei decenni successivi sino alla nostra contemporaneità. Perciò una rivalutazione (o perlomeno un approfondimento), di certe figure e certe musiche  andrebbe opportunamente fatta.

Una di queste figure è stato certamente Ian Carr (21 aprile 1933 – 25 febbraio 2009), trombettista e compositore scozzese da considerare uno dei personaggi rilevanti del jazz inglese e che vanta in carriera anche un discreto successo come giornalista e scrittore di libri in materia musicale, con particolare riferimento alle eccellenti biografie da lui scritte su Miles Davis e Keith Jarrett. Presente sulla scena musicale jazz per mezzo secolo, nella sua carriera si cimentò anche al flicorno e alle tastiere.

Ian Carr ebbe modo negli anni adolescenziali di venire a contatto con la musica attraverso il fratello Mike, pianista e compositore. A diciassette anni si accostò alla tromba e imparò a suonarla da autodidatta. Assieme alla passione per la musica coltivò anche lo studio della letteratura, frequentando nei primi anni cinquanta il King’s College di Newcastle-upon-Tyne, dove nel 1956 conseguì la laurea in letteratura inglese. Dopo il servizio militare, nei primissimi anni Sessanta si formò musicalmente suonando a Newcastle nel gruppo EmCee Five assieme al fratello Mike, a John McLaughlin e a Malcom Cecil. Dopo quelle prime esperienze, Carr si trasferì a Londra dove conobbe il sassofonista Don Rendell iniziando con lui un sodalizio artistico durato fino al 1969. Il gruppo denominato Rendell-Carr Quintet – in cui suonavano anche il pianista Michael Garrick, il bassista Dave Green e il percussionista Trevor Tomkins – è considerato uno dei gruppi storici di riferimento del jazz britannico, incidendo in sei anni ben cinque album.

Un paio di mesi dopo avere concluso quella esperienza, Carr, fortemente influenzato da Miles Davis, costituì i Nucleus, primo esperimento di contaminazione del jazz col rock e di utilizzo di strumentazione elettronica sulla scena del jazz inglese. L’anno successivo, il 1970, vide il gruppo prendere parte al Festival di Montreux esibendosi anche in altre sedi prestigiose come il Festival di Newport e il Village Gate di New York. Durante quegli anni, Carr ebbe modo di suonare e incidere con artisti del calibro di John Stevens, Mike Westbrook e John McLaughlin. Partecipò tra gli altri al progetto Centipede, un’ampia formazione guidata dal pianista Keith Tippett che riuniva molti dei più rilevanti esponenti della scena jazz e progressive inglese di quegli anni.

Divenuto popolare nella scena musicale inglese sia come sideman, sia come leader, durante gli anni settanta si dedicò alle tournée in Europa assieme ai Nucleus, portando la sua composizione Labyrinth, e nel decennio seguente effettuò con il gruppo altri tour che lo condussero anche in America Latina. Parallelamente all’esperienza coi Nucleus, nel 1975 Ian Carr divenne membro del United Jazz and Rock Ensemble. Insieme ad altre collaborazioni e a composizioni  elaborate anche grazie alla sua formazione accademica, il trombettista britannico diresse dal 1981 dei laboratori musicali nel nord di Londra che si rivelarono una fucina per una generazione di strumentisti jazz di prim’ordine, e sempre nel campo della formazione nel 1982 insegnò improvvisazione e composizione in qualità di professore associato presso la Guildhall School of Music and Drama.

Negli anni Novanta il musicista inglese formò lo Ian Carr Group, radunando il sassofonista Phil Todd, il chitarrista Mark Wood, il bassita Dill Katz e il batterista John Marshall, e incise in duo con il pianista John Taylor alcuni pezzi che si ispiravano alle opere di Shakespeare. Alla fine del decennio Carr ricostituì i Nucleus e col gruppo si esibì in concerto a cui seguirono le registrazioni.

Ho raccolto per l’occasione alcuni significativi brani prodotti in diversi momenti della sua esperienza con i Nucleus. Potrete così ascoltare come quella musica fosse tutt’altro che trascurabile o disprezzabile.

Buon ascolto

Un pensiero su “Ian Carr e i Nucleus

  1. Molto interessante questa breve retrospettiva di Ian Carr, peraltro come opportunamente segnalato, brillante biografo.
    Segnalo dei Nucleus un bellissimo disco postumo di pochi anni fa uscito su vinile e poi in cd con il cantante jazz Leon Thomas inciso al Festival di Montreux del 1970.
    Quest’ultimo che ci ha lasciato tanti dischi interessanti con l’etichetta Flying Dutchman e che ha collaborato con mostri sacri del calibro di Sanders, Hubbard è poco noto in Italia se si eccettua una breve ma intensa militanza con i Santana in una delle formazioni migliori guidate dal chitarrista chicano.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...