Ken Schaphorst, musicista da conoscere

Lo scritto di oggi intende dare visibilità e fornire informazioni su un musicista tanto bravo quanto poco conosciuto, perlomeno in Italia, che risponde al nome di Ken Schaphorst. Egli rappresenta uno dei più brillanti esempi di band leader, compositore e arrangiatore del panorama jazzistico internazionale odierno.
Nato nel 1960 ad Abington, città della Pennsylvania, si diploma in tromba al Conservatorio New England di Boston, uno dei più storici e prestigiosi dell’intero territorio statunitense. Nel 1985 è cofondatore della  Jazz Composers Alliance, associazione no profit che si pone come scopo la ricerca di nuove forme musicali che continuino a basarsi sull’idioma afro-americano. Nel 1991 gli viene assegnato l’ incarico di direttore del dipartimento studi sul jazz presso l’ Università di Appleton, in Wisconsin, che ricoprirà fino al 2001, anno in cui si trasferisce definitivamente a Boston per presiedere il dipartimento jazz del conservatorio New England, lo stesso in cui si diplomò. Nello stesso istituto è, attualmente, anche insegnante di composizione jazz, arrangiamento e dirige la NEC Orchestra, big band degli studenti della scuola.
Mi sono dilungato su queste note per sottolineare quanto l’ aspetto teorico e didattico sia importante per Schaphorst e, forse, è proprio questo aspetto del suo lavoro che, non portandolo ad esibirsi spesso, lo limita nella visibilità pubblica.
Nonostante ciò, nel 1989 fonda la Ken Schaphorst big band, tuttora attiva, con la quale inaugura una attività discografica basata più sulla qualità che sulla quantità. Dal 1989 al 2016, anno dell’ ultima pubblicazione, vengono pubblicati solo sei dischi con questo organico ed uno solo con un inusuale trio.  A nome della big band vengono editi diversi dischi.  Making Lunch (1989), opera prima ma già molto interessante, nella quale si trova già ben presente l’ estetica del leader, basata sul rispetto della tradizione ma con tutti i suoi elementi miscelati in modo abile, sapiente e innovativo.  Il brano di apertura, infatti, sovrappone stilemi diversi e apparentemente poco compatibili, unendo un pianismo stride ad echi di Cecil Taylor, con un impronta ritmica molto tradizionale e sezioni che paiono richiamare lo stile di Count Basie. Tutto ciò è reso compatibile e compatto attraverso una idea molto chiara e convincente di scrittura ed arrangiamento che fa si che la musica non perda mai in logica e non si presenti come una provocazione fine a se stessa.  Gli studi intrapresi nella ” Jazz Composers Alliance” evidentemente hanno trovato un valido sbocco.  Del 1991 è After Blue e del 1994 è When the moon jumps. Nel 1997 viene pubblicato Over the rainbow e nel 1999 Purple, vera e propria opera d’arte edita dall’etichetta Naxos Jazz, in cui gli equilibri fra parti scritte e arrangiate si coniugano con quelle solistiche in modo mirabile.  Si tratta di un disco in cui i brani spesso hanno la struttura di una suite e, dunque, contiene una varietà di atmosfere in continua elaborazione. E’  necessario attendere il 2016 per potere ascoltare una nuova opera di tale compagine: How to say good bye  è il titolo dell’ ultima opera che presenta un tasso qualitativo sempre elevato, ma forse con minore impatto innovativo rispetto alle opere precedenti. Ciò che, comunque, caratterizza ogni lavoro della band di Schaphorts è l’attenzione ai colori e alle dinamiche che, come detto, si uniscono attraverso composizioni interessanti e arrangiamenti utilizzati in modo visionario, ma allo stesso tempo di notevole concretezza, tesi alla ricerca di nuove soluzioni in un ambito rispettoso della tradizione jazzistica. Un altro pregio dell’orchestra è che da essa sono transitati importanti musicisti in fase di maturazione e che qui hanno potuto vivere un’esperienza professionale importante. Il sassofonista Donny McCaslin, il pianista Uri Caine, l’ organista John Medeski, il sassofnista Seamus Blake, il contrabbassista Drew Gress, il chitarrista Brad Shepik sono solo alcuni fra coloro che hanno fatto parte di questo contesto negli anni passati. Attualmente l’ attenzione di Schaphorst, da buon insegnante, è rivolta soprattutto alla NEC Orchestra che, con tale guida, può confrontarsi con progetti dedicati a momenti e musicisti importanti della storia del jazz, contribuendo a far nascere e crescere i nuovi talenti del jazz statunitense. A quando qualche analogo progetto stabile in Italia?

Allegati al presente scritto proponiamo due brani rappresentativi ed esplicativi riguardanti la Big Band e due che si riferiscono al lavoro condotto con la NEC Orchestra. Buon ascolto.

Francesco Barresi

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