Ray Brown e 3 Dimensional in azione

Non vorrei rivangare i soliti discorsi triti e ritriti, ma etichette come Telarc e come Concord Jazz hanno saputo documentare tra anni ’80 e ’90 molti grandi artisti del “mainstream” jazzistico americano che venivano regolarmente stroncati o trattati con sufficienza paternalistica da vasti strati della nostra critica, e, come è accaduto spesso nei decenni, l’appassionato curioso non disposto ad assecondare certi postulati critici basati sul nulla cosmico ha potuto scoprire per proprio conto quanto quei dischi fossero di alto livello musicale, oltre che documentale.

La Concord, in particolare, era nel periodo una piccola etichetta ideata dal benemerito Carl Jefferson, un produttore appassionato che si è dedicato con competenza ed entusiasmo alla suddetta documentazione musicale, realizzando una serie di album molto buoni e, tra l’altro, molto ben registrati. Sfortunatamente Jefferson è deceduto proprio a metà anni Novanta e a seguito del triste evento l’etichetta fu venduta.

Uno dei meriti del produttore è stato quello di realizzare i dischi del trio di Ray Brown, con lo straordinario quanto poco conosciuto Gene Harris al pianoforte e Jeff Hamilton (quello della Clayton/Hamilton Orchestra) alla batteria. Sottolineo in particolare la grandezza di Gene Harris, un pianista afro-americano da noi poco conosciuto – che anche personalmente ho scoperto tardi – la cui propensione a suonare con un senso del blues impressionante e una proprietà idiomatica con pochi confronti possibili, sembra personificare la confutazione di certe tesi di presunta “universalità” del linguaggio jazzistico propugnate da chi quel linguaggio da decenni proclama essere “superato” (?), dimostrando nella pratica di non averlo saputo far diventare proprio, perlomeno ai livelli dimostrati da Harris.

Se ne può avere una riprova in un disco del Trio intitolato 3Dimensionaldi cui più sotto propongo un paio di tracce rintracciate in rete. In un certo senso la formazione di Ray Brown (straordinario contrabbassista che certo non scopro io ora) è probabilmente quella che in quegli anni ha saputo approssimarsi al livello di energia, divertimento e perfezione esecutiva prodotta dal celebre Trio di Oscar Peterson, con il quale il contrabbassista ha peraltro lavorato e contribuito al sound di dischi anni ’60 come Night Train o We Get Request, per intenderci.

Le tracce proposte appartengono alla profonda tradizione jazzistica e del song, ossia Ja-Da, tratto dal repertorio del jazz tradizionale, e uno standard assai suonato nel jazz come My Romance , che gode peraltro di straordinarie versioni. Quella qui proposta a mio avviso non è da molto meno. Disco altamente consigliato, come consiglio un approfondimento della produzione di Gene Harris (non solo della Concord). Non se ne rimarrà delusi, sempre che davvero si sia interessati al jazz, senza pregiudizio alcuno.

La registrazione risale all’Agosto del 1991. Buon ascolto.

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