Tito Puente at Newport

Una delle influenze più importanti e ancora oggi più prossime e vitali nel jazz è certamente quella delle musiche di provenienza latino-americana. Eppure, da noi tale contributo musicale, peraltro storicamente persino decisivo negli indirizzi musicali intrapresi, viene per lo più derubricato se non addirittura oscurato, ritenendolo più legato alla musica commerciale, “facile”, da ballo e quant’altro e quindi sostanzialmente non proposto nei nostri festival del jazz, preferendo poi ripiegare su musiche ben più commerciali e assai più lontane dal jazz.

Sarà, ma se guardo anche al  panorama contemporaneo della musica improvvisata, si notano sulla scena diversi personaggi di origini etniche e/o culturali latino-americane che vanno per la maggiore, i quali stanno producendo alcune tra le opere più interessanti del panorama discografico odierno. Sto pensando ad esempio a Arturo O’Farrill, compositore sopraffino, già vincitore di Grammy Awards con The Offense of the Drum e Cuba, The Conversation Continues e figlio del leggendario Chico O’Farrill, il quale  sta aggiornando in modo magistrale l’afro-cuban jazz del padre (ma non solo quello), o al portoricano Miguel Zenón che recentemente con il suo Tipico ha ricevuto nomination al Grammy (è già la quinta volta) e diversi riconoscimenti da magazine specializzati, ma si potrebbero fare anche altri nomi: Ed Simon, David Sanchez, Luis Perdomo, Alfredo Rodriguez, sono solo i primi che mi vengono in mente.

Perciò, per questo fine settimana propongo il set proposto a Newport nel 1990 dalla band di Tito Puente (a questo link , sempre relativo al blog, potete trovare maggiori informazioni biografiche), anch’egli portoricano di origine ma cresciuto nel quartiere latino di New York, uno dei massimi protagonisti della diffusione del Latin Jazz e della cosiddetta “salsa”. Certo, musica che si può tranquillamente ballare, ma dai valori musicali non così banali come si potrebbe (e purtroppo si continua pervicacemente a farlo) erroneamente pensare in prima battuta. Senza considerare che diversi grandi solisti del jazz sono cresciuti nelle fila della sua orchestra (come anche in quella di Eddie Palmieri). Il primo nome che mi viene in mente è quello di Bob Mintzer, ad esempio, ma non è certo l’unico. E se si pensa che a musica sedicente “facile” all’ascolto corrisponda altrettanta musica facile da suonare, bé, ci si sbaglia di grosso.

Buon ascolto e buon fine settimana con la musica di Tito Puente.

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