Django…

Django Reinhardt è probabilmente  da considerare ancora oggi uno dei pochi musicisti europei che abbia saputo essere linguisticamente influente e dare un contributo di rilievo al jazz. Questa potrebbe sembrare a molti “sponsor” della presunta attuale grandezza del  jazz europeo (ma forse sarebbe più corretto parlare di “musica improvvisata europea”, visto che in molti casi l’aggancio col jazz è rimasto solo l’elemento dell’improvvisazione) una affermazione spropositata, ma più ascolto il jazz prodotto in Europa nei decenni precedenti e più mi sembra che il suo periodo di fulgore, per così dire, non sia quello attuale, ma sia già passato da un pezzo, con ovvie (comunque rare) eccezioni a tal genere di generalizzazione.

Tra l’altro, mi pare che non vi siano nemmeno le condizioni storiche per poter affermare una presunta attuale superiorità in tale ambito del jazz europeo, nel senso che stiamo parlando di un continente in profondo declino culturale, prima ancora che economico e sociale, come dimostrano certi segnali sempre più evidenti e rilevabili nella nostra quotidianità. Non parliamo poi della situazione italiana, che è sotto gli occhi di tutti (perlomeno quelli che ancora vogliono vedere…).

Sul piano meramente chitarrisitico è innegabile che Reinhardt fosse dotato di un suo preciso “suono”, di un suo stile assolutamente inconfondibile, che ha saputo anche fare a suo modo scuola, come pure ne fosse dotato il suo celeberrimo Quintette du Hot Club de France, con la presenza  dell’altrettanto inconfondibile violino di Stephane Grappelli, oltre ad aver saputo dare anche sul piano compositivo alcuni temi, come Nuages che sono divenuti dei veri e propri standard internazionali.

Non mi dilungo oltre oggi per mancanza di tempo anche se l’argomento sollevato meriterebbe un adeguato approfondimento. Mi limito a proporre alcuni filmati in cui si può apprezzare Reinhardt in azione con il suo noto problema di riuscire a suonare lo strumento e sviluppare una conseguente tecnica con sole tre dita disponibili nella mano sinistra. Certo non manca il caratteristico swing jazzistico, oggi per lo più abbandonato da gran parte della suddetta musica improvvisata europea.

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