La vicenda di Pat Martino

Pat Martino è un eccellente chitarrista di origine italiana, ancora attivo, solitamente poco citato tra i chitarristi del jazz ma di assoluto valore, la cui musica merita un attento ascolto. È noto per il suo approccio matematico allo strumento (ha pubblicato libri di testo come Linear Expressions ) e una conoscenza avanzata della teoria musicale.

E’ nato i l 25 Agosto, 1944 come Pat Azzara a Sud di Philadelphia ed è stato indirizzato al jazz per merito del padre Carmen “Mickey” Azzara, essenziale figura di riferimento per la sua futura carriera professionale, che aveva al suo attivo precedenti come cantante, avendo pure studiato chitarra per breve tempo nientemeno che con Eddie Lang. Martino ha iniziato a suonare la chitarra a dodici anni, con il padre che lo portava in giro per le città per avere l’occasione di ascoltare e incontrare il prediletto Wes Montgomery, che non a caso è da considerare una delle maggiori influenze sul suo stile formativo, oltre a Johnny Smith. Non a caso gli ha anche dedicato interamente un disco nel 2006 intitolato Remember: A tribute to Wes Montgomery, ma tra le sue influenze egli stesso ha avuto modo di citare figure sassofonistiche come John Coltrane e Stan Getz.
Martino ha esordito professionalmente già all’età di quindici anni, dopo essersi trasferito a New York City. Ha vissuto per un periodo con Les Paul e ha iniziato a suonare in jazz club come lo Smalls Paradise, ma nei suoi primi anni di carriera professionale ha anche frequentato la scena Pop-Rock di Philadelphia accanto a stelle come Bobby Rydell, Frankie Avalon e Bobby Darin. Ha poi suonato e registrato con il cantante R&B Lloyd Price e i sassofonisti Willis Jackson ed Eric Kloss, immergendosi anche nell’area soul-jazz. Si è quindi lanciato nella frequentatissima formula dell’ “organ trio concept”, lavorando con i volti  più noti tra gli organisti del jazz attivi sulla scena: Charles EarlandRichard “Groove” Holmes, Jack McDuffDon PattersonJimmy Smith e più in là con Joey DeFrancesco.
Già a vent’anni ha avuto l’occasione di firmare un contratto da leader per la Prestige, producendo alcuni album seminali, come Strings!, Desperado, El Hombre e Baiyina (The Clear Evidence), uno dei primi esperimenti con la psichedelia nel jazz. Nel 1976 mentre suonava con il gruppo fusion “Joyous Lake” Martino iniziò a soffrire di convulsioni, diagnosticate poi come AVM (malformazione arteriovenosa), portandolo a provocargli un aneurisma nel 1980, che lo ha lasciato con una amnesia totale e nessun ricordo o conoscenza della sua carriera o su come suonare lo strumento che lo aveva reso famoso. Fu perciò costretto a imparare come suonare la chitarra da zero, peraltro con eccellenti risultati in termini di successiva produzione musicale dopo il rientro sulle scene avvenuto a New York nel 1987, realizzando una registrazione per la Muse intitolata in modo appropriato The Return. Non ci sono state altre incisioni sino al 1994 (con The Maker ) e da lì riprese con una certa periodicità l’attività discografica. La sua più recente pubblicazione risale allo scorso anno con Formidable.

Piazzo qui sotto un paio di interpretazioni di celebri temi popolari, tratti da suoi classici registrati negli anni ’70.

Buon ascolto

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