“Albino Red” (Rodney) in azione

51Pq4bvTylL._SY355_Ho avuto la fortuna di poter assistere ad un notevole concerto di un redivivo Red Rodney (1927- 1994) intorno al 1990 alla Grand Parade du Jazz a Nizza, in un periodo di sua forma artistica eccellente e in un quintetto che vedeva la presenza di musicisti come Dick Oatts ai sassofoni, Garry Dial al piano, Jay Anderson al contrabbasso e Joey Baron alla batteria. La musica che presentò nell’occasione era una sorta di modern mainstream molto ben suonato, del genere presente sul disco del periodo intitolato No Turn On Red, che consiglio vivamente di procurarsi assieme a Then and Now, di un paio d’anni successivo e con la presenza di un giovanissimo Chris Potter ai sassofoni.

Ho usato il termine “redivivo” perché in effetti Rodney ha avuto a dir poco una vita travagliata, segnata dalla droga, da seri problemi di salute, incidenti stradali, persino conflitti con la polizia e una detenzione carceraria, ma periodicamente ha saputo comunque emergere come jazzista di tutto rispetto, producendo anche dischi più che significativi e concerti di gran livello come quello di cui ho appena accennato. D’altronde non c’è da stupirsi, se si pensa che divenne famoso già giovanissimo, avendo la fortuna di  entrare nella band di Charlie Parker tra il 1949 e il 1951 (con l’appellativo fantasioso di “Albino Red”, in quanto unico membro bianco del quintetto) in incisioni della Verve di Norman Granz che dovrebbero essere note a qualsiasi jazzofilo che si rispetti. Eppure quello non fu il suo esordio nel mondo del jazz, in quanto Rodney aveva già accumulato diverse esperienze nelle formazioni di  Jerry Wald, Jimmy Dorsey, Georgie Auld, Elliot Lawrence, Benny Goodman e Les Brown, passando poi a suonare anche con Claude Thornhill, Gene Krupa e Woody Herman.

Nativo di Philadelphia e di origine ebrea, il vero nome di Red Rodney era Robert Roland Chudnick e in carriera ha lavorato e inciso parecchio con il polistrumentista Ira Sullivan. Ha anche lavorato come consulente per Bird , il noto film su Charlie Parker diretto da Clint Eastwood, con Michael Zelniker che lo ha interpretato nel film. Propongo a corredo un bel concerto inciso dal vivo al Village Vanguard con la presenza appunto di Ira Sullivan e un estratto di un concerto in sestetto con la presenza di Bill Watrous al trombone e il citato giovanissimo (e già bravissimo) Chris Potter al sax tenore, alle prese con il giro di accordi di Cherokee, notoriamente una bella palestra di improvvisazione.

Buon ascolto.

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