Una autentica chicca: Duke Ellington & Jimmy Blanton Duet “Live”

Se non conoscete i mitici duetti di Duke Ellington registrati con Jimmy Blanton per la RCA Victor nel 1940, autentici capolavori del jazz, non potete certo ritenervi dei conoscitori della materia. Sono sicuro che un rischio del genere i jazzofili di vecchia data non lo corrono, mentre chi si è imbevuto di aritmiche e noiosissime recenti pubblicazioni ECM temo che in questo senso sia messo molto male e abbia preso una deriva peraltro conforme alla musica che ascolta.

Questi sono purtroppo gli effetti di chi, spacciandosi per divulgatore di un “nuovo jazz” sempre “all’avanguardia” e che “guardi avanti” ottiene invece l’effetto culturalmente opposto, ossia quello di creare profonda ignoranza in materia, camuffata dietro ad una patina di (falsa) modernità, che poi nella pratica si tramuta solo in semplice “moda”, esattamente con lo stesso meccanismo che si instaura in ambito della tanta deplorata (dagli stessi) “musica commerciale”, o di consumo, ma in un contesto più di nicchia.

Sarebbe un po’ come a dire che in ambito di musica colta qualcuno pensi sia ormai inutile conoscere la musica di Mozart o Beethoven perché dopo l’avvento di Stockhausen (giusto per dire) quella roba è “superata” quindi si può tralasciare di ascoltarla.  Perché mai dunque ascoltare oggi la musica di Louis Armstrong, J.P. Johnson, o Jelly Roll Morton? Non sta bene, è “roba vecchia”, e soprattutto non fa “figo”.  Un atteggiamento del genere in ambienti accademici sarebbe deriso e si verrebbe presi per i fondelli (o semplicemente ignorati), invece nel jazz (ma solo da noi) viene preso estremamente sul serio, il che la dice lunga sul livello raggiunto da tale ambiente, che, per mia esperienza diretta, è fatto in buona parte da totali analfabeti della musica in cerca di appuntarsi al petto una facile etichetta di “persona musicalmente colta”.

Tornando a noi, nel 1939 Blanton fu notato da Duke Ellington a St. Louis, mentre suonava in una sala d’albergo. Il grande compositore restò impressionato dal talento mostrato dal giovane musicista e lo scritturò immediatamente. In pochissimo tempo Blanton impose il suo suono, guidando l’orchestra ellingtoniana verso una diversa concezione dello swing. Non si limitò perciò al walking bass e alla antecedente tecnica “slap” risalente ai contrabbassisti del jazz tradizionale come Pops Foster e Wellman Braud. I suoi assolo rappresentavano una novità assoluta nel panorama jazz, liberando l’utilizzo dello strumento dai semplici compiti di accompagnamento e sostegno ritmico/armonico all’orchestra e al solista di turno.

Come dovrebbe essere noto, almeno ai suddetti jazzofili di vecchia data, Blanton è morto prematuramente nel 1942 per tubercolosi (una sorte pressoché parallela a quella di un altro grande dell’epoca come Charlie Christian, per la chitarra) lasciando il mondo del jazz privo di un influente  innovatore sulle successive generazioni di contrabbassisti. Sta di fatto che in rete ho trovato un paio di autentiche chicche dove si possono apprezzare le doti di strumentista e solista del contrabbassista in esibizioni “live”, sia in duetto con Ellington, sia in assolo estrapolato da una esecuzione di Sepia Panorama. Da ascoltare.

4 pensieri su “Una autentica chicca: Duke Ellington & Jimmy Blanton Duet “Live”

  1. Ma come si fa a conoscere tutto, pur non essendo cresciuti con le “recenti “edizioni della tua amata ECM? Comunque grazie per i sempre preziosi articoli e suggerimenti. Sulle avanguardie e la modernità, la questione è applicabile in ogni campo artistico e temo sarà sempre aperta e irrisolvibile. Quando l’ avanguardia si è prima imbevuta della Tradizione allora continua ad essere arte, altrimenti è uno sterile esercizio in un incomprensibile alfabeto. Miles Davis si imbestialiva quando gli domandavano se pensava che Art Blakey o Coleman Hawkins fossero superati. Abbiamo visto nell’ ultimo secolo un desiderio di tabula rasa del passato artistico, come se l’ adesso e ora debbano implicitamente essere migliori di ciò che è trascorso. Vediamo code chilometriche per opere minori di pittori quando non sappiamo guardare nemmeno un filo d’ erba e palasport colmi per ascoltare (ascoltare?) i vagiti penosi di qualche big delle classifiche. La curva e discendente, l’ epoca è bassa e volgarotta. Ma fortunatamente tutto scorre

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    1. Il tuo commento contiene parecchi spunti per scrivere dell’altro e non è possibile in un commento approfondirlo.
      1) E’ certo che non si può conoscere tutto, ma non si può andare in giro a dire che si è esperti di musica classica se non si conoscono le sinfonie di Beethoven o le cantate di Bach, e non conoscere i duetti di cui allo scritto è un esempio analogo valido per il jazz.
      2) sul discorso dell’avanguardia sradicata dalla tradizione, da tempo ho in mente di scrivere un pezzo piuttosto impegnativo che cerchi di chiarire il concetto. Fondamentalmente il misunderstanding sulla contrapposizione tra le due cose nasce dalla erronea idea che tutto ciò che è improvvisato sia categorizzabile come “jazz”, oltre al fatto che si è intesa la fase storica del Free anni ’60 come uno spartiacque tra tradizione e modernità in tale ambito. In realtà a me pare che il discorso sia stato reso appositamente funzionale da certa musicologia a supporto per giustificare tutta una serie di musiche improvvisate europee di derivazione dal Free (in questo senso il riferimento è più il Coltrane da Ascension in poi che il Coleman di Free Jazz) ma che si sono sganciate del tutto dalla tradizione americana e afro-americana specie dal punto di vista della complessità ritmica e di certe peculiarità espressive e di pronuncia, per puntare ad una commistione con la musica contemporanea europea (tra l’altro quella di 50 anni fa non quella attuale!!) per fare della musica improvvisata a mio avviso già nata vecchia (altro che avanguardia) e che, al di là delle mie personali opinioni, ha avuto in concreto scarsissimi sviluppi, imboccando linguisticamente un discreto vicolo cieco che si fa finta di non percepire. In questo senso contrapporre ancora oggi, che so, Peter Broetzmann come avanguardia rispetto a un supposto “mainstream jazz americano” superato, per quel che mi riguarda fa solo ridere. Al più e nel caso sarebbero superati entrambi. Certe teorie farlocche mi pare siano portate avanti da ormai settantenni post sessantottini (e i loro giovani discepoli) che pensano cosi di rimanere eternamente giovani parlando dei loro ascolti giovanili pensando così di mantenersi intellettualmente eternamente all’avanguardia con appunto della “eterna avanguardia”, invece rimangono solo dei vecchi un po’ patetici. Nel metodo è lo stesso atteggiamento che mia madre ottuagenaria ha con la musica di Orietta Berti e Claudio Villa quando dice: “quelli sì che erano cantanti”, il fatto che non se ne accorgano è solo un loro problema. Non vedo in sostanza grandi differenze e lo stesso Broetzmann, che è molto più onesto dei suoi esegeti, ti spiegherebbe che la sua musica è un’altra cosa, ha altri presupposti e ha ‘altra concezione rispetto alla musica improvvisata degli americani (e lo ha fatto: se cerchi sul sito, trovi uno stralcio di una intervista che rilasciò a Musica Jazz sul tema e che ho giusto riportato per quella ragione).
      3) Quanto a ECM ho apprezzato e apprezzo molto la sua discografia iniziale e quella degli anni’70 e parzialmente quella degli anni ’80 che documentava moltissimi protagonisti del jazz e della musica improvvisata dell’epoca. Poi il suo produttore si è messo in testa di imporre una sua linea estetica volutamente distante dal jazz e che a mio modo di vedere è profondamente reazionaria e musicalmente arretrata, ma è spacciata per il non plus ultra della modernità in ambito di musiche improvvisate per varie ragioni che adesso sarebbe troppo lungo descrivere, non tutte esattamente artistiche e musicali.
      Il discorso in realtà sarebbe ancora più lungo…

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      1. Grazie per la puntigliosa risposta. Attendendo il pezzo – o i pezzi – sulle avanguardie/disavanguardie correrò ai ripari cercando Ellington e Blanton. Preciso che sono un semplice appassionato del Jazz, e non un esperto, ma trovo che le questioni e le ragioni estetiche esposte in questo sito diano un maggior valore alla musica che si ascolta. Buon lavoro!

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  2. grazie a te per i tuoi interventi interessanti e ricchi di spunti. Tieni presente che il discorso che ho fatto è di carattere generale e non messo sul piano personale, ci mancherebbe. A risentirti presto

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