Pari e dispari

Uno dei musicisti più bistrattati della storia del jazz (ma anche tra i più popolari negli U.S.A. e non solo) da parte della nostra critica è stato certamente Dave Brubeck, che, nel binomio pressoché perfetto con Paul Desmond, ha saputo produrre tanta musica molto più interessante di quanto non apparve alla nostra critica dell’epoca, sempre pronta a classificare in negativo e con qualche “-ismo” qualsiasi musicista anche valido che ottenesse una popolarità e un successo superiore alla media. Se infatti si spulciasse meglio l’ampia discografia del celeberrimo quartetto del pianista, ci si renderebbe conto della cosa, ovviamente una volta liberatisi da certe incrostazioni ideologiche ancora oggi tanto frequentate e tanto care in ambito di critica musicale.

Una delle specialità in cui si è esercitato Brubeck con quella formazione e in termini quasi pionieristici, è stato certamente l’utilizzo di diverse metriche pari e dispari, semplici e composte, all’epoca per lo più  inconsuete per gli standard jazz del periodo (ma oggi abbondantemente utilizzate). Tempi, per intenderci, come il 5/4 o il 9/8, o passaggi alternati da 3/4 a 4/4 e viceversa, un tempo ritenuti, evidentemente a torto, inadeguati per l’improvvisazione.

Il brano che vi propongo oggi è Three To Get Ready , tema presente nel celeberrimo Time Out del 1959, eseguito in un paio di versioni live, tra le tante e che propone proprio nella sua struttura il passaggio continuo dal 3/4 al 4/4. Mi è venuto in mente di accennare a questo brano dopo aver sentito in settimana un’altra versione del brano del 1967 presente nel disco Live at The Kurhaus, pubblicato di recente, e che contiene uno strepitoso assolo di Paul Desmond (un gigante del jazz e del suo strumento, mai abbastanza lodato per quel che mi riguarda) ancora migliore a quelli qui evidenziati. Contraltista di livello superiore e jazzista tra i più grandi tra i cosiddetti “bianchi”, che personalmente preferisco al più acclamato Lee Konitz (peraltro validissimo pure lui, ma per altre ragioni).

Un’ultima nota, volutamente polemica, la dedico a chi per decenni ci ha raccontato che Anthony Braxton avrebbe preso da Desmond il suo stile. Magari fosse vero! Certamente Braxton, persona colta e intelligente, ha dichiarato di averlo tra le sue fonti di ispirazione. Non ne dubito e in un certo senso una pur vaga somiglianza la si può anche rintracciare, ma purtroppo per lui (e per i suoi fan sfegatati) Braxton non ha mai posseduto la lucentezza del suono, la capacità ritmica, lo swing, il senso del blues, la fantasia e la sofisticazione fraseologica di Desmond, che è stato sassofonista e jazzista di ben altro livello. Discorso ovviamente accettabile e rivolto solo a chi riesce a vivere la musica non a base di pregiudizi e postulati, cioè come una sorta di dottrina e relativi idoli da adorare a prescindere, ma come sano ascolto e concreto approfondimento.

Buon ascolto e buon week end.

2 pensieri su “Pari e dispari

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