John Beasley: ” Presents MONK ‘ estra ” Vol. 1&2 – Mack Avenue Records (2017)

R-10976906-1507739497-9151.jpegJohn Beasley è un pianista cinquantasettenne nativo della Louisiana che, nonostante non sia molto conosciuto in Italia, gode di meritata fama nella sua patria, grazie alla quantità, alla qualità e alla trasversalità delle sue collaborazioni che vanno, tra le altre, da Miles Davis agli Steely Dan, da Freddie Hubbard a Sergio Mendes e, naturalmente, grazie anche ai propri progetti.

Qui ci occupiamo dell’ ultimo fra questi che lo vede a capo della sua MONK ‘ estra, big band creata, come si evince dal suo nome, con l’ obbiettivo di proporre la musica di Thelonious Monk attraverso questa formazione. L’ opera è contenuta in due cd distinti che si possono acquistare anche separatamente e sono stati pubblicati in due momenti diversi dalla meritoria etichetta Mack Avenue; il vol. 1 nel 2016 ed il vol. 2 nel 2017, anno in cui si è ricordato il centennale della nascita del grande pianista e compositore. Ammetto che mi sono avvicinato a questa musica con un minimo di circospezione e perplessità in quanto, molto spesso, opere analoghe finiscono per essere ricordi in musica piuttosto superficiali e dal peso specifico molto ridotto se non nullo, ma in questa occasione sono stato molto piacevolmente costretto a ricredermi. Ci troviamo, infatti, al cospetto di una musica che non è unicamente un elemento filologico che nulla aggiunge alla sostanza già presente, ma prende a pretesto il materiale monkiano per giungere ad un risultato sorprendente e a tratti, concedetemi, entusiasmante.  E’ necessario avere una arditezza non comune per inserire un cantante rap (Dontae Winslow) e arrangiare in tale stile un brano come Brake’s Sake o far eseguire un capolavoro come Round Midnight in ambito hip hop, ma ogni brano contiene qualche sorpresa imprevedibile e, allo stesso tempo, richiami ad atmosfere di sapore, di volta in volta, kentoniano o evansiano o ellingtoniano. Non si rilevano mai cali di tensione, né creativi né esecutivi ed è difficile, forse inutile, segnalare i momenti migliori dei suddetti cd perché il livello di tutti i brani è molto alto.  Lo spirito di Monk aleggia ed è sempre presente, ma lo sguardo è rivolto avanti, come il suo messaggio ha sempre esortato a fare.

Da segnalare anche l’ equilibrio mirabile fra gli arrangiamenti e le parti solistiche che si vedono trattati con pari dignità senza che gli uni vadano a discapito delle altre, nonostante la presenza all’interno dell’ orchestra di musicisti di valore assoluto.
Sono stati chiamati a far parte di tale progetto, tra gli altri, personaggi come il vibrafonista Gary Burton, protagonista in  Epistrophy, che apre il vol. 1, il trombonista Conrad Herwig, il sassofonista Kamasi Washington, la violinista Regina Carter, l’armonicista Greg Maret, la vocalist Dianne Reeves (che canta in una straordinaria versione di Ruby My Dear) ed il batterista Terreon Gully. Mi sento di potere affermare che siamo in presenza di una musica inclusiva che abbatte molti steccati di cui soffre spesso il jazz e che può essere considerata elemento di riferimento contemporaneo e consacra, qualora ce ne fosse ancora necessità, Thelonious Monk come uno dei più importanti compositori del secolo scorso.

Francesco Barresi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...