Steve Grossman & Michel Petrucciani

Steve Grossman è un sassofonista di origine ebrea di grande livello, che ha frequentato per diverso tempo anche il nostro paese (se non erro per scarso aggiornamento personale, ha vissuto a Bologna e forse ci vive ancora, chiedo lumi…), avendolo anche potuto sentire in concerto dalle mie parti in trio ad inizio anni ’90, apprezzando molto il suo suono corposo (al tenore, ma suona anche il soprano), il suo articolato fraseggio e la sua tecnica strumentale. E’ un po’ sparito dalla circolazione, o comunque dalla bocca di tutti, forse semplicemente perché il suo l’ha già saputo dire nei decenni passati. Fortemente influenzato da Coltrane prima e poi molto più da Rollins (si ascoltino in proposito diversi suoi dischi della Red Records pubblicati tra anni ’80 e ’90, o Do It della francese Dreyfus), Grossman, che è nato il 18 gennaio 1951 a New York, è emerso giovanissimo quando ha avuto l’occasione di sostituire Wayne Shorter nella band di Miles Davis alla fine degli anni ’60, partecipando a diverse epocali registrazioni del trombettista dell’Illinois, tra cui l’album A Tribute to Jack Johnson. Poi, nel periodo 1971-1973, ha fatto brillantemente parte della band di Elvin Jones, essendo presente nelle incisioni del batterista del periodo, tra Blue Note e Vanguard.

Alla fine degli anni ’70, ha fatto parte del trio Stone Alliance con Don Alias e Gene Perla. Il gruppo ha pubblicato quattro album in questo periodo, tra cui uno con il trombettista brasiliano Márcio Montarroyos. Negli anni Ottanta e Novanta già citati, si esibiva spesso in Italia in trio senza pianoforte proseguendo la tradizione in tale ambito formale inaugurata da Sonny Rollins nel 1957 con i capolavori registrati al Village Vanguard di New York.

Grossman iniziò studiando il sax contralto all’età di otto anni, strumento a cui aggiunse il sax soprano a quindici e il sax tenore a sedici. Lo propongo qui in una registrazione effettuata col pianista Michel Petrucciani, dove riprende un noto brano di Sonny Rollins presente su Sonny Rollins, vol. 2- Blue Note

Buon ascolto.

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