UMO JAZZ ORCHESTRA, il caldo rigore del Nord

Come accennato in occasione del secondo anniversario del blog, inizia oggi ufficialmente la collaborazione di Francesco Barresi, appassionato di lunga data con un passato anche di organizzatore di concerti, con il quale ci siamo potuti conoscere anche direttamente e scambiare le diverse opinioni sul jazz. In linea di massima Francesco cercherà di coprire meglio la scena jazz italiana ed europea di quanto voglia e sappia fare io, essendo lui molto più informato di me in materia, ma non ci sono preclusioni e potrà parlare di quel che vuole, ovviamente. In questo senso apriremo, già con questo primo scritto, delle nuove categorie di articoli dedicate all’argomento. Lo ringrazio in anticipo per tutto quanto vorrà fare in futuro nella speranza di migliorare il servizio fornito al lettore di questo blog.

R.F.

Inizio con questo contributo la mia collaborazione al blog immaginato e creato da Riccardo Facchi, che ringrazio per la fiducia accordatami. Il mio desiderio è quello di condividere in modo diretto e paritario le esperienze e le conoscenze che ho avuto modo di maturare nel campo della musica jazz in, ahimè, oltre 40 anni di passione ininterrotta, ma con anche la consapevolezza di avere ancora molto da imparare su un tema che più si approfondisce e più apre porte di ulteriore approfondimento.
Oggetto dello scritto odierno è una realtà del jazz nordico che, nel tempo, è diventata un riferimento assoluto nel campo delle big band, la finnica UMO JAZZ ORCHESTRA.
Il Nord Europa ha una lunga e profonda tradizione di cultura musicale ed è un area geografica da sempre molto aperta e sensibile al jazz, sin dagli albori di questo. La Svezia, infatti, si aprì a tale idioma sin dagli anni Venti del secolo scorso, in anticipo su ogni altra nazione del nostro continente. Nonostante un gruppo di intellettuali svedesi si opponesse e indicasse questa nuova forma espressiva come una deviazione inammissibile, arrivando a chiedere, con il sostegno del sindacato locale dei musicisti, di vietare di suonare jazz nel Paese, nessuno riuscì ad evitare l’ arrivo di musicisti che iniziarono ad importare Ragtime e Dixieland, al punto che nel 1926 fu effettuata la prima incisione da parte della Chrystal Band del pianista Helge Lindberg. E’ evidente, dunque, come la tradizione in questo campo sia profonda e sentita e perché il livello del jazz nei paesi scandinavi, ma anche in Olanda e Danimarca, sia sempre stato molto elevato.
Tornando al nostro specifico, la UMO è una orchestra che fu fondata nel 1975 dal pianista Heikki Sarmanto e da Esko Linnavalli, arrangiatore di grande livello. Il nome della band è l’ acronimo di Uuden Musiikin Orkesteri, New Music Orchestra in Inglese e, infatti, i primi due dischi, entrambi del 1976, furono editi con il nome britannico. Sin dagli ospiti che si trovano nella prima opera discografica, Dexter Gordon, Niels Pedersen, Allen Botchinsky, si intravedono gli obiettivi qualitativi di questo gruppo che saranno, appunto, sempre e costantemente ai massimi livelli. Il nome UMO verrà utilizzato dal 1978 nel terzo disco pubblicato, Thad Jones & Mel Lewis with UMO per la RCA Victor, e non verrà più abbandonato.
Nel 1984 ottiene un importante e multiplo riconoscimento, in quanto l’attività dell’orchestra verrà stabilmente riconosciuta e finanziata ( !! ) contemporaneamente dalla Radio Televisione di Stato finlandese, dal Ministero della Cultura e dalla Municipalità di Helsinki.
Apro una parentesi dicendo che anche in Italia esistevano le orchestre dei “ritmi moderni” della RAI, ma si è pensato bene di scioglierle. Stop al commento.
L’ attività UMO si sviluppa, perciò, molto intensamente sia sotto il profilo concertistico che discografico, aprendosi sovente a collaborazioni e progetti importanti in entrambe le situazioni. Sono, infatti, note esibizioni concertistiche con solisti del calibro di Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Mc Coy Tyner, Michael Brecker e altri, ma anche collaborazioni dal vivo con arrangiatori come Gil Evans e Maria Schneider.
L’ opera discografica è, direi, quasi monumentale, essendo composta da oltre 50 pubblicazioni ed è tutta di grande valore, oltre che molto eterogenea. Si può spaziare dal jazz per big band più canonicamente inteso ad opere più informali e rarefatte fino a progetti di carattere quasi filologico., Le produzioni sono tutte di alto livello ed è difficile stabilire cosa sia meglio. Io, però, colloco in cima alle mie preferenze i due dischi “Umo Jazz Orchestra“del 1997 e “Transit People” edito nel 2000, entrambi della Naxos Jazz e con impostazioni molto diverse. Molto moderni entrambi, ma più “tradizionale” il primo e un po’ più rarefatto il secondo. Così come suggerisco l’incisione dedicata alla musica di Muhal Richard Abrams per come riesce a calarsi nello spirito di questo musicista non così immediato e non semplice da tradurre in musica per orchestra. Altra chicca è il cd pubblicato nel 2015 di un concerto dal vivo con ospite Michael Brecker, ma, ribadisco, tutta la produzione è di livello molto alto. Per consultare la discografia si può andare al sito discogs.com.
Le caratteristiche peculiari della formazione di cui stiamo parlando sono diverse. Innanzitutto lo standard dei musicisti è costantemente ai massimi livelli, precisi e compatti nelle sezioni come godibili ed espressivi nelle parti solistiche. Ciò grazie, evidentemente, anche alle parti scritte, temi ed arrangiamenti, che creano un impatto sonoro potente, ma nello stesso tempo sempre coerente con l’atmosfera dei diversi brani. Non ultima, la capacità di trasmettere il giusto feeling in ogni situazione, mediante una predisposizione che non deriva solo dalla scrittura, ma anche dalla sensibilità dei singoli di calarsi nelle diverse situazioni musicali con il giusto approccio. In sintesi, una big band che trasmette forti sensazioni e, spesso, da “pelle d’oca”.
Sono molti i musicisti che hanno suonato e contribuito a costruire la fama della UMO e, dunque, è impossibile citarli tutti ( anche per la complicatezza dei nomi), ma mi piace ricordare almeno coloro che da più anni partecipano al progetto come il trombettista Timo Paasonen, il trombonista Mikael Langbacka, il sassofonista Teemu Salminen, il sassofonista Pertti Paivinen, il batterista Markus Ketola ed il pianista Kirmo Lintinen.

Chiudo con un pensiero che vuole essere anche un auspicio. Il risultato del sostegno pubblico a questa realtà si traduce, come scritto nel proprio sito umo.fi, in 80 concerti annuali e molte attività anche didattiche a favore di scuole e studenti. Si può ragionevolmente pensare che non sia così impossibile promuovere collaborazioni stabili e culturalmente proficue anche in Italia?

Francesco Barresi

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