Wynton Marsalis, solo un freddo tecnico?

Ieri era il compleanno di Wynton Marsalis, di cui sono praticamente un perfetto coetaneo e mi è venuto in mente di preparare un breve post per oggi.

Wynton Marsalis, ovvero usualmente da noi descritto dai più come il campione del conservatorismo jazzistico, un nazionalista africano-americano orgoglioso divulgatore della propria tradizione musicale e che pare non accettare nulla nella storia del jazz che vada oltre gli anni ’60. Insomma, un autentico “reazionario”, una sorta di “revivalista” nemico del jazz e della creatività autentica (?), secondo una idea di jazz che deve sempre e solo  “guardare avanti” (ma in che direzione?). Tutto ciò basterebbe a farne un musicista da deplorare e possibilmente da dimenticare, derubricando la sua posizione nei libri di storia del jazz.

Ora, come in molti altri casi, in giudizi così perentori e per quanto carichi di pregiudizio ideologico, ci possono stare cose senz’altro vere e altre, se non false, assai più discutibili. Non voglio entrare troppo nel merito di una Vexata quaestio sul personaggio, che tra l’altro non è certo tra i miei preferiti, anzi, e lascio a ciascuno la propria idea, suggerendo soltanto di formarsela dopo un’accurata verifica personale all’interno della sua discografia, fidandosi relativamente del giudizio altrui. Mi limito solo a segnalare che stiamo comunque parlando di un fior di musicista e fior di trombettista, conoscitore dell’idioma jazzistico e della sua storia come pochi altri nella nostra contemporaneità, eccellente compositore e improvvisatore che negli ultimi tre decenni (e più)  ha avuto, comunque la si pensi, un ruolo poi non così trascurabile nel jazz. Sinceramente non riesco a trasformare le sue indubbie qualità musicali in colpe o demeriti assoluti come fanno altri e diffido sempre di posizioni eccessivamente ripetute che fanno trapelare più una volontà di conformarsi ad un certo “mainstream” di pensiero che una reale convinzione argomentale.

Tra le accuse che gli si sono state spesso rivolte c’è quella di essere solo un gran tecnico dello strumento ma espressivamente “freddo”. In linea di massima mi è capitato di pensarla in questo modo diverse volte, eppure poi ti succede di sentire cose come quelle che sto per proporvi, che ti fanno venire più di qualche dubbio in merito e, francamente, chiedere ad un fruitore di censurare a priori questo genere di cose lo trovo prossimo al paradosso musicale prima ancora che jazzistico.

Buon compleanno Wynton Marsalis!

 

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