Dave Holland Quintet, anni Novanta/Duemila

Il settantacinquenne contrabbassista e compositore (di origine inglese), Dave Holland può essere considerato senza tema di smentita uno dei protagonisti della musica improvvisata degli ultimi 50 anni, avendo attraversato, dai tempi del suo ingresso nel quintetto di Miles Davis di fine anni ’60, un po’ tutte le correnti più avanzate del jazz, senza disdegnare di frequentare anche contesti più “mainstream”, più o meno aggiornati: ricercatissimo come sideman, essendo presente in centinaia di progetti discografici altrui, ma anche attivo come leader di sue formazioni sia grandi che piccole. Dagli anni ’80 in poi, si è spesso proposto con un quintetto “pianoless” che proponeva nella front line componenti di prim’ordine, come Kennt Wheeler, Julian Priester (poi Robin Eubanks) e il giovane emergente Steve Coleman. Ho potuto personalmente vedere in azione quel tipo di quintetto a Milano con soddisfazione nei miei anni di Università, intorno al 1983-84. La musica di quel quintetto, ma anche di quelli successivi, si manteneva su una sorta di mainstream molto avanzato e tale è grosso modo rimasta nei decenni successivi, con formazioni differenti ma sempre arricchite  da nuovi giovani talenti. Quella nata intorno al 1997 è forse stata la sua band più nota e longeva (se non erro, attiva sino al 2006, perlomeno discograficamente), con la quale ha registrato diversi brillanti lavori e ha vinto numerosi Grammy. I suoi membri erano il fido Robin Eubanks (trombone); Steve Nelson (marimba, vibrafono); Chris Potter (sax); e Billy Kilson, poi sostituito degnamente da Nate Smith, (batteria). In particolare, questa formazione ha avuto tra le fila giovani batteristi di livello straordinario come appunto Billy Kilson, in grado di esaltarsi con le ritmicamente asimmetriche e polimetriche composizioni del loro leader. D’altronde Holland è ben noto per il suo interesse verso i giovani musicisti talentuosi, che sono comparsi di frequente nelle sue formazioni in carriera. Il quintetto ha registrato anche in formazione estesa sotto il nome di Dave Holland Big Band, con l’aggiunta di una sezione di otto elementi tra ottoni e ance. Dal 2005 i suoi progetti discografici sono stati incisi sotto propria etichetta (la Dare2) dopo aver lasciato il lungo rapporto contrattuale con la ECM e non senza contrasti con la ben nota invadenza sulla linea estetica da proporre con il suo produttore, Manfred Eicher.

Ho potuto ascoltare con soddisfazione ben due volte il quintetto e una volta la big band, all’interno di alcune stagioni dei primi anni Duemila di Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni di MIlano, manifestazione che credo mancherà in futuro a molti.

Per la proposta di ascolto quotidiana, ho rintracciato un estratto da un concerto dell’ultimo  quintetto. Buon ascolto

 

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