Alfredo Rodriguez aggiorna l’afro-cuban e lo spanish tinge

Alfredo Rodríguez è un pianista cubano trentaduenne già attivo da circa un decennio che negli ultimi tempi sta emergendo sulla scena jazz, non solo americana, come uno dei giovani jazzisti più in vista. Rodriguez ha studiato pianoforte classico presso il Manuel Saumell Conservatory, proseguendo poi presso l’Amadeo Roldán Music Conservatory e l’Instituto Superior de Arte all’Avana. Il suo interesse per il jazz risale al 2003, avendo partecipato al concorso annuale “JoJazz” per giovani leve, dove ha ricevuto una menzione d’onore. Nel 2006, è stato selezionato per esibirsi al Montreux Jazz Festival, dove fu notato nientemeno che da Quincy Jones (noto talent scout), che gli propose di lavorare con lui. Nel 2007, ha fondato l’Alfredo Rodríguez Trio, con Gastón Joya (contrabbasso) e Michael Olivera (batteria). Nel 2009, Rodríguez, accompagnando il padre cantante per un tour, decise di non fare ritorno a Cuba e di chiedere asilo politico agli Stati Uniti, iniziando una nuova stimolante carriera in territorio nord-americano. Da allora la sua fama internazionale si è progressivamente accresciuta, partecipando ad una serie di importanti manifestazioni festivaliere sparse per tutto il mondo. Durante questo periodo di tempo, Rodriguez ha interagito con jazzisti come Wayne Shorter, Herbie Hancock, McCoy Tyner, Esperanza Spalding, Richard Bona, e Lionel Loueke.

Alfredo Rodriguez ha il merito di mostrare sotto una luce aggiornata la storica fusione tra la tradizione della musica cubana e afro-cubana col jazz, riuscendo sempre a conservare il brio e la grande spinta ritmica di quella musica in un contesto musicale più ampio, in grado di interagire cioè, tramite il suo virtuosismo pianistico (peraltro usuale nella tradizione pianistica cubana), oltre la propria tradizione e quella del jazz, intrecciandole anche con materiali musicali provenienti dal mondo del pop.

Quincy Jones è divenuto produttore delle sue incisioni, come in Sounds Of Space (2012) The Invasion Parade (2014), mentre Tocororo (2016) è la sua più recente incisione disponibile. Il suo stile presenta influenze jazzistiche diversificate, oltre a quelle ovvie cubane e afro-cubane, e la cosa si può apprezzare nei diversi esempi che ho rintracciato in rete.

I primi due sono dei brevi spunti tematici nei quali si possono individuare alcune delle cose testé accennate. Il primo è un brillante arrangiamento cubano su Thriller di Michael Jackson. Il secondo, decisamente più di impronta cubana, pare a tratti risalire persino allo “spanish tinge” di Jelly Roll Morton.

Gli altri sono invece a carattere più marcatamente jazzistico, per quanto sempre “cubanizzato” con chiari accenni ai ritmi della salsa e la descarga cubana: una esibizione in piano solo “casalinga”, in cui si possono cogliere anche varie influenze pianistiche, tra cui il Bud Powell di Un Poco Loco, lo stile compositivo di Horace Silver, il Chick Corea “Spanish” e una in trio, al Festival di Montreux, con qualche vago spunto sulla tastiera a la Keith Jarrett. Il tutto sempre eseguito con grande dinamismo ritmico e la spettacolarità propria del virtuosismo pianistico cubano. Infine, Rodriguez dà via libera anche al suo spiccato senso melodico (oggi dote abbastanza rara da ascoltare nel jazz) con un tema orecchiabile, ma non per questo disprezzabile, tratto dal suo recente Tocororo.

Buon ascolto.

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