Thad Jones & Mel Lewis Orchestra, special guest Joe Henderson

Concludiamo la settimana con un filmato eccezionale del 1970, una vera sfilata di grandi jazzisti presenti in una delle big band più importanti presenti sulla scena del jazz a cavallo tra anni ’60 e ’70. Quaranta minuti di grande jazz orchestrale arricchito dalla presenza di uno straordinario Joe Henderson in veste di solista, oltre a presentare interventi di Roland Hanna, Richard Williams, Eddie Daniels, Jerome Richardson, Jimmy Knepper, Richard Davis, in aggiunta a quelli del leader, Thad Jones. Buon ultimo si osserva tra il pubblico plaudente Dexter Gordon (a minuto 17 e rotti), a conferma che un tempo i musicisti si ascoltavano (e rispettavano) assai più di quanto si faccia oggi.

Jazz di grande sostanza musicale fatto ancora, guarda un po’, di grandi temi e di grandi assoli. Un cosa ormai così stantia e riprovevole che necessiterebbe quasi di vergognarsi di ascoltarlo ancora. Una musica certo poco adatta a chi preferisce un jazz fatto di “rapporti tra spazio e silenzio” e di “ricerca della tridimensionalità(?), con svolgimenti graduali, quasi impercettibili, comunque inesorabili”. Roba fine e ricercata, insomma, davvero imperdibile e adatta a menti superiori, mica certo “fracasso muscolare” del genere che sto per proporvi.

Mi domando però, perché mai porre limiti dimensionali alla musica, con un concetto di spazio da scuole elementari? Non è da veri “progressisti” del jazz. Da Einstein in poi, dovremmo come minimo esercitarci all’ascolto di musica nelle acclarate quattro dimensioni dello spazio-tempo, senza contare che secondo alcune teorie avanzate dell’astrofisica (queste lo sono per davvero) lo spazio pare essere multidimensionale, occupato da una pluralità di universi a noi ignoti. Vie ancora sconosciute e da esplorare in musica, per chi anela ad un jazz (ma è utile usare ancora questo reazionario e orrendo termine?) davvero “avanzato” e proiettato nel futuro.

Per tutti gli altri, i conservatori brutti e cattivi, non rimane che accontentarsi, ascoltando questa musica del passato, monodimensionale e percepibile dal solo orecchio, che non torna più, ampiamente superata, adatta solo a menti statiche e musicalmente sempliciotte.

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