Shelly Manne e i suoi uomini

Shelly Manne (1920-1984) è stato senz’altro uno dei più importanti batteristi bianchi della storia del jazz, in possesso di un suono proprio, riconoscibile e molto raffinato, capace di fornire al proprio strumento persino un inaspettato attributo “melodico”, in grado di andare oltre il classico compito di condurre il tempo. Pur essendo emerso nell’ambito della scuola West Coast Jazz (ma in realtà era nativo di New York), Manne ha mostrato in carriera di non fossilizzarsi mai in un esclusivo ambito stilistico, avendo frequentato un po’ tutti gli stili del jazz e coltivato esperienze che vanno da iniziale accompagnatore nelle incisioni di Coleman Hawkins e drummer delle orchestre di Woody Herman e Stan Kenton, negli anni ’40, sino a giungere, negli ultimi decenni di vita, anche a esperienze di fusione tra jazz e rock con l’uso dell’elettronica, in gruppi formati con musicisti della generazione free e post-free parzialmente influenzati dal rock, passando per il bop e incidendo persino per capolavori di Sonny Rollins (Way Out West) e Ornette Coleman (in Tomorrow Is The Question). Certamente un batterista importante e musicale come pochi altri, che va considerato all’altezza dei grandi batteristi afro-americani della storia, la cui varia discografia meriterebbe oggi una adeguata riscoperta.

Uno dei gruppi più interessanti che il batterista ha condotto partendo dagli anni ’50 è stata certamente la formazione  denominata “Shelly Manne & His Men“, composta da musicisti, per lo più bianchi, di primissimo livello, operanti prevalentemente dall’area della West Coast. Verso la fine degli anni ’50 quella formazione virò più decisamente da un “West Coast Sound” all’area hard-bop, in una sorta di versione “bianca” e “West Coast” dei Jazz Messengers di Art Blakey, incidendo dischi importanti come quelli della serie registrata al BlackHawk per la Contemporary di Lester Koenig.

Per la proposta musicale odierna, ho rintracciato un significativo filmato di una bella esecuzione di quel gruppo all’incirca nel periodo indicato, formato nella circostanza da Conte Candoli alla tromba, l’ottimo Richie Kamuca al sax tenore (altro sassofonista che meriterebbe una riscoperta), il compagno di tante avventure discografiche Russ Freeman al pianoforte, Monty Budwing al contrabbasso e il leader, Shelly Manne, alla batteria.

Buon ascolto.

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