Bobby Watson e il mainstream degli anni ’80

Robert (Bobby) Watson, altosassofonista di Kansas City, compirà tra poco 64 anni ed è uno dei sassofonisti del jazz ancora oggi più conosciuti tra gli appassionati italiani, per aver frequentato spesso il nostro paese, incidendo per la Red Records alcuni dei suoi dischi migliori prodotti nel suo periodo più creativo, ossia la seconda metà degli anni ’80. Oggi è ancora attivo, pur tra alti e bassi, avendo pubblicato proprio di recente un nuovo lavoro per la Smoke Session intitolato Made in America.

Watson fa parte pienamente della grande tradizione degli altosassofonisti del jazz moderno post-parkeriani, ma con rilevanti influenze nel timbro dello strumento e nelle inflessioni anche al sassofonismo antecedente a Parker, ossia alla triade Johnny Hodges, Benny Carter e Willie Smith. Il forte riferimento al blues e alle fonti musicali afro-americane potrebbe in un certo senso accomunarlo ad un sassofonista oggi quasi dimenticato come Sonny Criss, ma la sua carriera iniziata a livello di fama con i Jazz Messengers di Art Blakey di cui è stato, se non erro, anche direttore musicale agli inizi degli anni ’80, poco prima dell’avvento di Wynton Marsalis, lo colloca inequivocabilmente in ambito di un hard-bop rinnovato e ripreso di interesse proprio in quegli anni. Ho potuto ascoltarlo in quel periodo, credo ai suoi esordi italiani, proprio con la formazione del batterista di Pittsburgh al Teatro Ciak di Milano, sconosciuto, alto e magrissimo, vestito “casual”, nella formazione che comprendeva il russo Valery Ponomarev alla tromba, David Schnitter al sax tenore, James Williams al pianoforte e Dennis Irwin al contrabbasso. Inutile dire che fece la migliore impressione su tutti.

Improvvisatore fantasioso e dotato di una forte connotazione melodica anche a livello compositivo (dote nella quale eccelleva, forse anche a maggior ragione, la moglie Pamela, le cui composizioni, come Love  Remains, si ritrovano nei suoi dischi) Watson ha anche scritto alcuni brani divenuti poi dei classici. Uno di questi è In Case You Missed it inciso in diverse occasioni e con diverse formazioni. La versione che preferisco è stata incisa ad inizio anni ’90 per la Blue Note con il gruppo Horizon comprendete fior di musicisti come Victor Lewis alla batteria e Edward Simon al pianoforte e qui ve la propongo.

Buon ascolto

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