L’eclettica musica di John McLaughlin

John McLaughlin (nato il 4 Gennaio 1942 a Doncaster, West Riding of Yorkshire, Inghilterra), noto anche come Mahavishnu John McLaughlin, è uno tra i più noti chitarristi del mondo della musica.

Proveniente da una famiglia di musicisti (la madre era un violinista), McLaughlin ha studiato violino e pianoforte sin da bambino, passando alla chitarra all’età di 11 anni, esplorando negli anni diverse musiche: dal flamenco al jazz di Django Reinhardt e Stéphane Grappelli, ma anche be-bop, blues, rock e rhythm and blues. Nel corso della sua carriera, iniziata già  negli anni ’60 in Inghilterra, ha infatti interagito in modo estremamente eclettico con diversi generi musicali, sapendo fondere il jazz e il blues con il rock, la musica indiana, il flamenco, diventando una delle figure pionieristiche di quel concetto di fusione (seguita alla cosiddetta “diaspora davisiana”) che oggi va sotto l’abusata etichetta di “contaminazioni musicali”. McLaughlin è stato già a cavallo degli anni ’60 e ’70 fra gli elaboratori di un pensiero musicale in grado di innovare il linguaggio chitarristico contemporaneo. A parte il suo notevole bagaglio tecnico, il suo approccio, fondamentalmente post-coltraniano, ha potuto vantare una complessità fuori del comune, quanto arricchente, nell’esplorazione armonica e metrica (sebbene in anni più recenti sia tornato a concezioni improvvisative più tradizionali, che, come accennato, non erano estranee alla sua cultura di musicista). McLaughlin, soprattutto grazie al successo della Mahavishnu Orchestra, ha saputo esercitare una considerevole influenza, non solo sui chitarristi successivi. A parte lavori come Extrapolation, The Inner Mounting Flame, Birds of Fire, Between Nothingness and Eternity, occorre citare e rivalutare anche Apocalypse (all’epoca piuttosto criticato). In tempi più recenti occorre ricordare un lavoro come After the Rain (con Elvin Jones e Joey Di Francesco) e dal punto di vista chitarristico più prossimo al jazz, Electric Guitarist.

Dopo aver contribuito a diversi gruppi britannici chiave nei primi anni ’60, McLaughlin registrò nel 1969 Extrapolation, in compagnia di John Surman, il suo primo album come bandleader da considerare ancora oggi tra i suoi migliori. Si è poi trasferito negli Stati Uniti, suonando con Lifetime di Tony Williams e poi raggiungendo la fama quando è stato ingaggiato da Miles Davis come chitarrista elettrico negli epocali In A Silent Way, Bitches Brew, Jack Johnson, Live Evil e On The Corner. Il suo modo di suonare la chitarra elettrica in quei dischi si approssimava molto a quello di Jimi Hendrix, modello ben in testa e voluto dal trombettista dell’Illinois in quelle registrazioni, ma ne uscì in modo percepibile uno stile originale e riconoscibile, per quanto prossimo a quello di Hendrix.

Con la sua band elettrica del periodo, la Mahavishnu Orchestra, composta dal violinista Jerry Goodman, il tastierista Jan Hammer, il bassista Rick Laird, e il batterista Billy Cobham, McLaughlin raggiunse in quel decennio la fama mondiale, proponendosi con una chitarra a 12 corde e come uno dei protagonisti della fusione tra jazz e rock, esibendo un virtuosismo in grado di porlo rapidamente nell’olimpo dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, tanto da essere citato da Jeff Beck e Pat Metheny come il miglior chitarrista vivente.

La musica classica indiana e lo studio delle discipline mistiche orientali hanno avuto in quegli anni una profonda influenza sul suo stile, facendogli produrre una serie di dischi con un gruppo di musicisti indiani, chiamato  “Shakti“, esperienza ripresa poi anche alla fine degli anni ’90/inizio2000 (Remember Shakti) anche in concerti discograficamente documentati. Il gruppo, formato da Lakshminarayanan L. Shankar (violino), Zakir Hussain (tabla), Thetakudi Harihara Vinayakram (ghatam) e Ramnad Raghavan (mridangam) ha registrato tre album: Shakti (1975) A Handful of Beauty (1976), e Natural Elements (1977), introducendo all’ascolto del raga indiano molti appassionati di jazz. Il suo interesse per la cultura musicale e spirituale indiana era emerso già in registrazioni dei primi anni ’70, come  Devotion, un album fusion psichedelico con la presenza di Larry Young all’organo, Billy Rich al basso e il batterista di Jimi Hendrix, Buddy Miles. e My Goal’s Beyond, una bella collezione di opere acustiche non amplificate, con la presenza anche di standard come Goodbye Pork Pie Hat di Charles Mingus, considerabile una sua influenza importante. Il disco era ispirato dalla decisione di McLaughlin di seguire il leader spirituale indiano Sri Chinmoy, al quale era stato introdotto nel 1970 da manager di Larry Coryell. Proprio in questo album McLaughlin ha preso il nome di “Mahavishnu”.

Come sideman McLaughlin ha registrato per Miroslav Vitous, Larry Coryell, Joe Farrell, Wayne Shorter, Carla Bley, i Rolling Stones e molti altri ancora. Si è distinto però anche come chitarrista acustico, sia all’inizio di carriera che negli ultimi decenni, dove ha voluto riprendere un discorso più prossimo ad un jazz ortodosso. Nel 1973 McLaughlin ha collaborato con Carlos Santana, in Love, Devotion and Surrender, un ottimo disco ispirato alla musica di John Coltrane e alla spiritualità orientale. Il suo virtuosismo chitarristico lo ha fatto spesso confrontare in progetti discografici con altri grandi virtuosi dello strumento, come il chitarrista di flamenco Paco de Lucía e Al Di Meola. Nel 1981 e nel 1982, McLaughlin ha registrato due album, Belo Horizonte e Music Spoken Here.  Nel 1986 è apparso con Dexter Gordon nel film di Bertrand Tavernier  ‘Round Midnight. In quegli anni ’80 McLaughlin ha iniziato ad esibirsi anche con un trio comprendente il percussionista Trilok Gurtu e l’alternarsi di tre diversi bassisti: Jeff Berlin, Kai Eckhardt e Dominique Di Piazza. Nel 1993 ha pubblicato Time Remembered, un album tributo a Bill Evans. Nel primo decennio degli anni Duemila, tra diverse altre esperienze effettuate anche oltre i concerti e le registrazioni discografiche non più così significative, McLaughlin ha riproposto al Festival di Montreux del 2010 l’esperienza della Mahavishnu Orchestra con i vecchi compagni ancora rimasti sulla scena.

A compendio dello scritto suggerisco l’ascolto di tre brani che colgono McLaughlin in tre situazioni diverse della sua interessante e variegata carriera musicale.

Un pensiero su “L’eclettica musica di John McLaughlin

  1. Uno dei più grandi chitarristi, e non tra i più conosciuti. In Bitches Brew un brano porta il suo nome, una delle rare dediche che Miles abbia concesso ad un musicista.

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