L’eredità di Henry “Red” Allen

Henry James “Red” Allen (7 gennaio 1908 – 17 aprile 1967) è stato un grande trombettista e vocalist il cui stile, inevitabilmente influenzato da Louis Armstrong, ha saputo andare oltre l’essere una delle tante controfigure del periodo. In sostanziale accordo con lo scritto di Giorgio Lombardi su Musica Jazz del 1987, può essere considerato il principale artefice della trasformazione del linguaggio trombettistico nel jazz, soprattutto in termni di fraseggio, da staccato a legato. Allen è’ perciò considerabile il naturale anello di congiunzione tra Satchmo e i trombettisti della generazione successiva (Roy Eldridge, Charlie Shavers, Jonah Jones, sino a Dizzy Gillespie) e, di conseguenza, uno dei più autorevoli precursori del jazz moderno.

Pur partendo dal jazz polifonico di New Orleans, Allen ha infatti saputo evolvere progressivamente verso una concezione più moderna del jazz, contribuendo a codificare il linguaggio del cosiddetto “mainstream” jazzistico, non rinunciando mai a prestare orecchio agli sviluppi più avanzati in corso durante lo svolgimento della sua carriera. Ne sono a riprova le variegate sue collaborazioni con musicisti più aperti e avanzati, trovandosi particolarmente bene a condividere le proprie esperienze musicali con solisti del calibro di Coleman Hawkins e Pee Wee Russell. Non a caso, persino Don Ellis, uno dei trombettisti più visionari del jazz moderno, ebbe a proclamare nel 1960 Henry Red Allen addirittura come “il trombettista più creativo e d’avanguardia di New York“.

Allen è nato ad Algiers, uno dei più poveri quartieri di New Orleans. Dopo aver preso i primi rudimenti sullo strumento da Peter Bocage e Manuel Manetta, la sua carriera musicale iniziò nei Sidney Desvigne’s Southern Syncopators. Dal 1924 si esibì con le band di Sam Morgan, George Lewis e John Casimir. Dopo aver suonato sul battelli sul fiume Mississippi, Allen come molti altri musicisti del Sud si trasferì a Chicago (nel 1927), per unirsi alla band di King Oliver. Nello stesso periodo fece registrazioni per la band di Clarence Williams. Dopo un breve ritorno a New Orleans, dove lavorò con le band di Fate Marable e Fats Pichon, gli fu offerto un contratto discografico da leader per la Victor a New York, dove si unì dal 1929 all’orchestra di Luis Russell, rimanendovi come solista fino al 1932. Proprio con quella band e in quel periodo produsse i suoi primi capolavori: It Should Be You, Biffly Blues, Feelin’ Drowsy, Swing Out (a suo nome) e Feelin’ The Spirit, Louisiana Swing (con Russell). Successivamente, partecipò a sessioni di registrazione tra i cosiddetti “Chicagoans” organizzate da Eddie Condon, oltre ad altre di rilievo per Fats Waller, Tommy Dorsey e Don Redman. Nel 1933 entrò a far parte dell’orchestra di Fletcher Henderson (che può essere considerata la base dell’orchestra Swing su cui Benny Goodman produrrà il suo successo senza precedenti a fine anni ’30), rimanendovi  sino all’anno successivo. Con quella orchestra, alla sua piena maturità per capacità di orchestrazione e presenza di grandi solisti, Allen contribuiì a notevoli registrazioni come Wrappin’ It Up, Queer Notions, King Porter Stomp e Hocus Pocus. Altre collaborazioni importanti si segnalarono con le band di Spike Hughes e Lucky Millinder tornando poi con Luis Russell per altri tre anni, spesso fronteggiato da Louis Armstrong. Allen registrò anche con Jelly Roll Morton, affrontando anche il ruolo di accompagnatore di cantanti come Victoria Spivey e Billie Holiday.

Come già accennato, Allen registrò spesso come co-leader con Coleman Hawkins, dal 1933 in poi, (si ascoltino i notevoli World on a String e Jazz Standards and Warhorses registrati negli anni ’50) e Pee Wee Russell (The College Concert). Proprio con questi ultimi, nel dicembre 1957 Allen fece una memorabile apparizione nel programma televisivo “Sound Of Jazz”. Nel 1959 realizzò il suo primo tour europeo unendosi alla band di Kid Ory, tornando poi a lavorare più frequentemente a proprio nome, replicando i tour negli Stati Uniti e in Europa. Gli fu diagnosticato un cancro al pancreas alla fine del 1966, riuscendo comunque a lavorare sino all’ultimo, lasciando in eredità ancora un significativo lavoro discografico del livello di Feelin’ Good. Dopo un intervento chirurgico, fece un tour finale di Inghilterra, che si concluse solo sei settimane prima della sua morte, avvenuta il 17 aprile 1967 a New York City.

A corollario, propongo una sua splendida versione di Wild Man Blues registrata proprio in occasione del citato programma tv e nel quale si possono ascoltare le differenze di cui abbiamo accennato con l’approccio di Armstrong al brano (e anche un grande Coleman Hawkins…)

Buon ascolto.

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