Fred Hersch plays Joni Mitchell

E’ noto che Joni Mitchell, oltre ad essere stata una delle maggiori cantautrici e più ispirate compositrici del folk americano anni ’60-’70, si è poi progressivamente avvicinata sempre più al jazz e all’ambiente dei musicisti jazz, dimostrandosi col passare degli anni musicista sempre più matura e sofisticata. Suoi dischi come Mingus e Shadows and Light hanno visto infatti la partecipazione di numerosi grandi jazzisti, come Wayne Shorter, Herbie Hancock, Jaco Pastorius, Peter Erskine, Michael Brecker, Pat Metheny e Lyle Mays, tra gli altri e senza contare sue partecipazioni in lavori di alcuni dei suddetti musicisti. Nel caso di Herbie Hancock si è persino arrivati a dedicarle un intero progetto discografico (River– The Joni Letters) basato su sue canzoni. Perciò, diversi suoi temi sono entrati progressivamente a far parte del book accessibile ai jazzisti con fini di improvvisazione.

Uno dei più sensibili e raffinati interpreti delle suddette canzoni della cantautrice canadese è ed è stato senz’altro il pianista Fred Hersch. Hersch è nato a Cincinnati, Ohio il 21 Ottobre 1955 ed è oggi considerato uno dei pianisti bianchi più rappresentativi di un certo filone che ha come riferimento dominante Bill Evans, per quanto influenza non esclusiva nella formazione del suo stile, che vede la presenza perlomeno anche di Bud Powell, Thelonious Monk, Billy Strayhorn e Keith Jarrett, senza contare della sua impostazione accademica derivata dagli studi classici giovanili effettuati al Conservatorio del New England. Da sottolineare anche come Hersch sia a sua volta diventato un eccellente insegnante di consistente influenza su successive leve pianistiche del jazz, allevando talenti come Brad Mehldau, Ethan Iverson e Jason Moran.

Uno dei primi impegni professionali di un certo rilievo di Fred Hersch nel jazz è stato col quartetto di Art Farmer dal 1978, mentre dagli anni ’80 ha iniziato a esibirsi in trio e, solo più tardi, anche in piano solo. Ho potuto ascoltarlo direttamente in questa veste in un suo magnifico concerto tenuto a Clusone Jazz negli anni ’90, su un repertorio basato principalmente sull’interpretazione di grandi temi di Thelonious Monk e Billy Strayhorn, due tra i suoi compositori prediletti.

Nonostante i noti gravi problemi di salute legati alla contrazione della HIV, che ne hanno condizionato non poco l’attività professionale, negli ultimi due decenni Hersch è risultato piuttosto attivo sia concertisticamente che discograficamente, ricevendo numerosi premi, alti riconoscimenti internazionali e apprezzamenti da molti colleghi musicisti e cantanti che lo hanno voluto nel ruolo di collaboratore/accompagnatore. Hersch ha collaborato infatti con una varietà di strumentisti del livello di Joe Henderson, Charlie Haden, Art Farmer, Stan Getz e Bill Frisell, accompagnando anche cantanti come Nancy King, Norma Winstone, Janis Siegel e Kurt Elling.

Tornando al tema del post odierno, propongo per questo inizio settimana un paio di eccellenti esempi circa la sua affinità alla musica della Mitchell. Due sentite interpretazioni di due celebri temi come Both Sides Now e River, in cui accompagna da par suo il canto di Janis Siegel (ex Manhattan Transfer). Per riferimento ho piazzato anche le versioni originali della cantautrice canadese.

 

 

 

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