Eddie “Lockjaw” Davis Live in Europe

Tra tutti i tenorsassofonisti della storia del jazz, credo che Eddie “Lockjaw” Davis (New York, 2 marzo 1922 – Culver City, 3 novembre 1986) sia stato quello in possesso di un suono e un approccio allo strumento talmente originali da risultare sempre riconoscibile sin dalle prime battute. Da ex sassofonista poco più che dilettante mi sono sempre domandato come diavolo faceva a tirar fuori un suono del genere. Dotato di uno spiccato senso dello swing, la sua voce strumentale si è caratterizzata infatti per un tono molto particolare, “duro”, direi inconfondibile, per quanto utilizzasse in modo costante nei suoi assoli effetti sonori ed espressivi tipici dei numerosi sassofonisti “neri” emersi tra anni ’40 e ’50, definiti come “honkers” (termine derivato da “honk”, ossia richiamante il verso starnazzante delle anatre ottenuto similmente proprio sullo strumento, e categoria a cui erano associati anche altri noti sassofonisti del periodo come Illinois Jacquet, Arnett Cobb, Jimmy Forrest, Gene Ammons, Willis Jackson, giusto per citarne qualcuno), di sostanziale derivazione R&B e specializzati in infuocate battaglie sassofonistiche. Eddie “Lockjaw” Davis è stato forse quello in grado di tenere testa a chiunque come nessun altro. Le sue più riuscite “battaglie” di quel genere sono forse state quelle effettuate con Johnny Griffin, compagno affine e ideale con il quale ha registrato numerosi dischi la cui riuscita musicale è andata sempre oltre la mera competizione strumentale.

Ai suoi inizi, Davis si era formato suonando nelle band di Cootie Williams (1942-1944), Lucky Millinder, Andy Kirk (1945-1946), e Louis Armstrong. Ha iniziato a condurre propri gruppi da 1946 e le sue prime registrazioni come leader (ma anche come sideman, come in quelle splendide di Fats Navarro del periodo) tendevano a mostrarsi un po’ troppo esplosive, con un marcato uso di “urla” e dei suddetti effetti in uscita dal suo strumento. Col passare degli anni, Davis ha mostrato una sempre migliore capacità di dominare quegli effetti, evidenziando un discorso musicale sempre più interessante, pur mantenendo ferme le proprie distintive peculiarità.

Davis è stato nei decenni successivi uno dei solisti di maggior rilievo della Count Basie Orchestra, in diversi periodi (1952-1953, 1957 e 1964-1973) e occasionalmente con la Clarke & Boland Big Band insieme a Griffin. Ha collaborato con l’organista Shirley Scott tra il 1955 e il 1960, producendo eccellenti registrazioni. Attraverso i decenni, ha inciso come leader per molte etichette, tra cui Savoy, Apollo, Roost, Roulette, Prestige / Jazzland / Moodsville, RCA, Storyville, MPS, Black & Blue, Spotlite, Pablo, Muse e Enja.

Nei suoi ultimi anni, è stato spesso coinvolto nelle registrazioni (per la Pablo) e nei tour concertistici internazionali relativi al gruppo di grandi jazzisti sotto l’ala protettiva di Norman Granz, registrando spesso con compagni affini come il trombettista Harry “Sweets” Edison, rimanendo solista impegnato quasi fino alla sua morte.

Per il fine settimana propongo proprio uno dei suoi ultimi concerti, registrato in Europa nel 1985, cioè un anno prima della sua improvvisa scomparsa. Sassofonista che meriterebbe una adeguata riscoperta.

Buon ascolto.

 

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