Il lirismo di Steve Kuhn

Nel corso di una carriera che ormai supera il mezzo secolo, Steve Kuhn si è guadagnato la fama di uno dei pianisti più lirici nel jazz, in possesso di un bel tocco e un sofisticato senso dello swing. “Steve è uno stilista originale”, ha avuto modo di affermare sul suo conto Dan Morgenstern. “E ‘uno dei migliori pianisti in circolazione”.

Personalmente, ho approfondito abbastanza tardi la sua discografia, scoprendo un pianista e compositore di tutto rispetto e che con gli anni non è andato minimamente in calando a livello di resa musicale, tutt’altro. In particolare la sua discografia in trio è molto più che interessante e mostra un pianista in grado sia di interpretare con personalità le più recondite pieghe del songbook americano, sia di sviluppare sue composizioni, anche di un certo respiro. In tal senso, Kuhn ha sempre puntato più sulla qualità che la quantità. Ha rivisitato molti pezzi più volte nel corso degli anni, rivelandone la profondità e la valenza intrinseca in ogni sua nuova interpretazione.

E’ noto ai più, o almeno dovrebbe esserlo, che Kuhn ha sfiorato la fama mondiale, parzialmente mancandola, quando ha ricevuto da John Coltrane la proposta di entrare nel suo quartetto, rimanendovi però solo per otto settimane, prima che a farlo fosse Mc Coy Tyner. Non ricordo ora, sui due piedi, se fu lui a non voler proseguire l’esperienza o che altro, ma so che il pianista neworkese ha a lungo rimpianto quell’occasione mancata, che forse lo ha penalizzato più del dovuto a livello di acquisizione di fama.

La biografia di Steve Kuhn presenta uno dei percorsi formativi più interessanti e importanti che mi sia mai capitato di leggere: nato a Brooklyn nel 1938 da genitori che erano immigrati provenienti dall’Ungheria, fu presto chiaro ai genitori nei suoi primi anni di vita che egli fosse in possesso di una intonazione perfetta, così come di una memoria fotografica. Così ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di cinque anni. In seguito al trasferimento a Boston, i suoi genitori cercarono la famosa pedagoga Margaret Chaloff, che era specializzata nella formazione pianistica, in particolare di scuola classica russa. La signora Chaloff divenne una madre surrogata, insegnante e guru di Kuhn. Come fan adolescente di Duke Ellington, Fats Waller, Charlie Parker, Bud Powell e, soprattutto, Art Tatum, ha anche cominciato a suonare jazz con il figlio della sua insegnante, il baritonsassofonista Serge Chaloff. Con lui come guida implacabile, Kuhn ha ottenuto la sua prova del fuoco suonando nei club di Boston già a 13 anni. Kuhn ha poi frequentato la Harvard University. Di quell’epoca Kuhn ricorda. “Ho avuto un trio con Arnold Wise e Chuck Israels, e abbiamo lavorato sei notti a settimana in un club di Harvard Square, così rimanevo fuori fino a tardi perdendo diverse lezioni. Ma ero in grado di lavorare con grandi musicisti  di passaggio a Boston, da Coleman Hawkins a Chet Baker“.

Dopo Harvard, Kuhn ha frequentato la Lenox School of Music al fianco di compagni del calibro di Ornette Coleman e Don Cherry, con docenti del livello di Gunther Schuller, George Russell, John Lewis e Bill Evans. Il pianista  ricorda. “La conoscenza enciclopedica di qualcuno come Gunther Schuller era stupefacente, come lo era la sua assoluta devozione per la musica, una sorta di devozione che più avanti avrei notato in John Coltrane”.

Mentre stava in quella scuola, Kuhn ha potuto incontrare anche Kenny Dorham, che lo ingaggiò per un certo periodo nella sua band. “Kenny ha aperto le mie orecchie e gli occhi, così come un sacco di porte”. Ha lasciato il gruppo di Dorham nel 1960 per aderire al nuovo quartetto coltraniano in formazione, come già accennato. “Abbiamo suonato sei notti a settimana, e il posto era sempre sold out”, ricorda. “E ‘stato incredibile il modo in cui la gente si comportava durante gli assoli di Coltrane, come se fossero in un rito in chiesa“.

Kuhn continuò la sua esperienza formativa per un paio di anni con un altro grandissimo sassofonista come Stan Getz ( “una persona complicata” Kuhn disse, “ma ho imparato molto in quella band”), con compagni del livello di Scott LaFaro e Roy Haynes. Dopo un anno nella band di Art Farmer, con Steve Swallow e il batterista Pete LaRoca, Kuhn formò il suo primo trio, con il quale realizzò l’album Three Waves. Nel 1966, il pianista ha collaborato con un altro compagno di studi alla Lenox, il vibrafonista e compositore Gary McFarland, seguendo un percorso “Third Stream”, molto attuale all’epoca, di tentativo di fusione tra l’improvvisazione jazz e le forme classiche, ereditato dal comune docente alla Lenox, Gunther Schuller. La collaborazione tra i due fruttò  una eccellente registrazione per Impulse! intitolata The October Suite, un album di composizioni da camera di McFarland con Kuhn come solista che avrebbe avuto successivamente un grande impatto sul produttore Manfred Eicher e le sue idee per la nascente ECM.

Alla fine degli anni ’60, Kuhn si trasferì in Svezia, dove ha vissuto con una cantante-attrice per quattro anni cominciando a collaborare con musicisti europei (tra cui il bassista Palle Danielsson e il batterista Jon Christensen), facendo da influente impatto su una intera generazione di musicisti scandinavi.

Dopo il ritorno negli Stati Uniti, Kuhn ha iniziato la sua collaborazione con Eicher, registrando l’album Trance a New York nel 1974, il primo di una serie per ECM. tra cui anche Ecstasy, un disco in piano solo che si colloca al fianco di altri prodotti in quegli anni da ECM per conto di Keith Jarrett, Paul Bley e Chick Corea.

A metà degli anni ’80, Kuhn è tornato ad un jazz più “mainstream” fondando un trio con il bassista Ron Carter e il batterista Al Foster, incidendo da quel momento anche per altre etichette una serie di dischi quasi sempre di alto livello e con diverse altre formazioni. Dalla fine degli anni ’80 attraverso gli anni 2000, Kuhn ha infatti suonato e registrato con bassisti come Ron Carter, David Finck, Eddie Gomez, George Mraz e Buster Williams, e al fianco di batteristi come Joey Baron, Billy Drummond, Al Foster, Bob Moses, Lewis Nash, Bill Stewart e Kenny Washington.

Nonostante alcuni importanti problemi di salute (diversi interventi di by-pass al cuore, se non erro) l’attività concertistica e discografica di Steve Kuhn negli ultimi anni non si è diradata. Ho avuto modo recentemente (2015) di ascoltarlo e apprezzarlo in trio a Milano al Teatro Parenti in un bel set di standard e sue composizioni in compagnia di Buster Williams e Billy Drummond (qui la recensione del concerto) e dove ho potuto ascoltare lo stesso brano che sto per proporvi e che ho rintracciato in rete eseguto con altra formazione e in altra occasione.

Buon ascolto

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