Chick Corea & Gary Burton Live

Il duetto nel jazz da alcuni decenni è diventato, specie a livello concertistico, uno degli ambiti formali più frequentati, credo per varie ragioni, non ultima anche quella legata alla limitazione del dispendio economico per gli ingaggi dei musicisti (invitare oggi una big band o una formazione allargata, specie se americana, comporta un onere economico non facile da affrontare).

Chick Corea e Gary Burton provengono da una frequentazione personale e di tale ambito ormai pluridecennale (la prima loro apparizione discografica risale addirittura al 1972 in Crystal Silence – ECM), anche se, come è noto, Burton recentemente ha annunciato il suo ritiro dalle scene e quindi non avremo più l’opportunità di ascoltarli insieme.

Oltre a possedere pressoché tutti i loro dischi, ho avuto modo di ascoltarli dal vivo diverse volte e in nessun caso mi hanno deluso, perché si tratta di due maestri dei loro strumenti e del jazz e di virtuosi (specie Burton) quasi inarrivabili. Tuttavia, quando si arriva al tema del virtuosismo tecnico c’è chi non di rado arriva a storcere il naso, utilizzandolo come argomento in negativo per un jazzista, come se l’essere un virtuoso impedisca automaticamente l’essere musicale, espressivo o artisticamente interessante. In realtà non si potrebbe generalizzare la questione, in quanto non è detto che la perizia tecnica e strumentale sia a detrimento della espressività o della musicalità e si potrebbero citare diversi esempi al riguardo, come già mi è capitato di fare in altri miei scritti sul tema.

Spesso mi è capitato di leggere critiche negative a proposito di questo duo che, mal che andasse, era in grado di fornire prestazioni di alto livello, o della routine di alto livello, ma pare che la cosa sia criticamente poco accettabile, come se nel jazz e nella musica improvvisata si possa essere sempre creativamente al top, il che possiede i tratti quasi del disumano. Un evidente stereotipo critico, che non a caso tra le righe si intuisce quando invece si parla dei protagonisti  della cosiddetta “libera improvvisazione” o anche della “musica creativa”, per i quali si sprecano lodi incondizionate e aprioristiche anche per chi si propone in quel modo da decenni e ormai ha abbondantemente superato l’eta della creatività musicale, sostanzialmente ripetendosi.

Non vorrei risultare sempre polemico a tutti i costi, o banale nelle mie osservazioni, ma a volte ho la netta sensazione che ci sia una forma di invidia o di disapprovazione per tutti quei musicisti e improvvisatori che semplicemente “sanno suonare” e lo sanno fare molto bene. Sembra che nel jazz l’essere virtuoso sia un torto a prescindere, come se la cosa fosse alla portata esclusiva dei concertisti della cosiddetta “musica colta”, il che mi farebbe sospettare una malcelata forma di superiorità culturale, se non di vero e proprio razzismo culturale, presente nella mente di chi lo pensa. Tanto per essere chiari, non ho mai trovato che musicisti come Gary Burton, ma anche come nel passato Oscar Peterson o Art Tatum, fossero solo dei virtuosi, ma, anzi, dotati anche di una musicalità spiccata, se non rara.

A mio avviso, troppi sono ancora i pregiudizi e fraintendimenti che circolano intorno a questa musica e fa specie che si continuino tranquillamente ad utilizzare, facendoli passare per validi strumenti di valutazione critica.

Per il fine settimana propongo perciò un lungo concerto del duo rintracciabile in rete e proposto al Jazzwoche Burghausen, edizione 2011.

Buon ascolto e buon fine settimana.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...