Haiti e il Jazz di Jacques Schwarz-Bart

La presenza delle cosiddette “contaminazioni” nel jazz contemporaneo è sempre più evidente e vasta. Peraltro ho sempre l’impressione che il termine sia usato in modo improprio ed estremamente ambiguo, se non a volte addirittura in maniera strumentale e settaria, nel senso che certe contaminazioni (solitamente di origine extra-americana) sembrano star bene, mentre altre, inspiegabilmente poco gradite, molto meno. Inoltre occorrerebbe tener conto che il jazz sin dalle sue origini si è manifestato come una musica formata da una particolarissima commistione di linguaggi e di vernacoli, derivata dalle diverse culture presenti sul territorio americano, quindi per sua stessa natura “contaminata”.

Al di là di questo accenno di polemica (volutamente immancabile su questo blog) ma che si basa su constatazioni di fatto e non di aria fritta, vorrei oggi proporre la musica “contaminata” di un sassofonista dalle idee in merito davvero originali. Sto parlando del sassofonista Jacques Schwarz-Bart, che negli ultimi anni ha proposto un progetto sempre prossimo di base al mainstream jazzistico, ma che presenta una particolarissima commistione con i ritmi e i suoni di Haiti. Il progetto si chiama Jazz Racine Haiti ed è un intrigante dialogo che esplora le radici comuni del jazz, la musica voodoo, e le radici musicali prese dalle campagne di Haiti. Schwarz-Bart (nato il 22 Dicembre 1962 in Les Abymes) risiede stabilmente a New York e proviene da una famiglia di scrittori: la madre è di Guadalupa mentre il padre è di origine ebreo-francese. E’ cresciuto appunto a Guadalupa, ma è andato a scuola in Francia e ha lavorato per il Senato francese. Ha visitato Haiti numerose volte, studiando al noto Berklee College of Music di Boston. Dopo tali studi, ha suonato al fianco di jazzisti di fama come Danilo Perez, Chucho Valdés, e Roy Hargrove. Il suo background culturale diversificato suggerisce l’idea della sua attuale visione musicale. La musica, come potrete ascoltare, è accessibile anche ad un nuovo pubblico, offrendo comunque l’occasione di ricercare qualcosa di fresco e imprevedibile, per quanto riconoscibile e radicato nella tradizione.

Propongo un primo brano registrato nel 2011 con l’ottimo Etienne Charles nella front line alla tromba, insieme a Jacques Schwarz-Bart…

…e poi un concerto di una mezz’oretta del 2014. La formazione esatta del concerto non l’ho trovata ma dovrebbe comprendere: Darren Barret al flicorno, Rozna Zila alla voce e Jean-Marie Brinage alla batteria voodoo. Non riconosco invece i componenti dell’usuale ritmica. Se chi legge riesce a farlo farà cosa gradita a riferirlo nello spazio dedicato ai commenti, grazie.

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