La Cuba di Gonzalo Rubalcaba

Gonzalo Rubalcaba è forse il  musicista cubano più noto oggi negli ambienti del jazz contemporaneo. Il suo jazz interpretato in stile cubano si esplica per mezzo della sua impressionante tecnica pianistica,  peraltro caratteristica abbastanza frequente nella formazione dei pianisti dell’area caraibica. Nato nel maggio 1963 in una famiglia di tradizioni musicali, già a vent’anni esce dai confini nazionali approdando sui palcoscenici internazionali. Interessato da principio allo studio del pianoforte e della batteria, ha  iniziato la sua formazione classica all’età di 9 anni, presso il Conservatorio Manuel Saumell, dove ha scelto definitivamente pianoforte; si è trasferito poi presso il Conservatorio Amadeo Roldan, e, infine, si è diplomato in composizione musicale all’Istituto di Belle Arti de L’Avana nel 1983, in un periodo di tempo nel quale stava già suonando in club e sale da concerto. L’Egrem Studios de l’Avana fu il primo a registrare la sua musica, durante la prima metà degli anni ’80. Questi dischi sono ancora rintracciabili, tra cui Inicio , un album di assoli di pianoforte, e Concierto Negro. Ha fatto conoscere in Europa il suo “Grupo Projecto” al Festival di Berlino nel 1985. A partire dal 1986 Gonzalo registra per Messidor a Francoforte in Germania, e pubblica tre album per l’etichetta con il suo “quartetto cubano”: Mi Gran PasionLive in L’Avana, e Giraldilla. L’incontro nel 1986 con il suo mentore americano, il bassista Charlie Haden, gli apre le porte della scena jazz americana e della Blue Note, che lo mette sotto contratto incidendo negli anni successivi ben 14 album.  Già i primi dischi pubblicati nei primissimi anni ’90,  Discovery: Live at Montreux e The Blessing, suscitarono un certo clamore, iniziando un ciclo discografico per quella etichetta che gli permise di raggiungere una meritata notorietà internazionale in brevissimo tempo. In un certo senso Rubalcaba, più di altri musicisti cubani caratterizzati da un eccesso di virtuosismo, è da considerarsi il frutto maturo in ambito di fusione tra musica cubana e jazz, per come è privo di manierismi che non infrequentemente hanno viziato la qualità di quel genere di musica.

Il suo stile pianistico manifesta, come da tradizione pianistica cubana, grande tecnica e, almeno nei primi tempi, una dose marcata di virtuosismo, tuttavia, col tempo ha maturato uno stile più sobrio e più attento alle dinamiche dello strumento e una sensibilità musicale più variegata. Gli ultimi lavori sembrano tendere ad un modo di suonare e improvvisare sempre meno legato allo swing del jazz e ai ritmi tipici della tradizione cubana, rendendo la sua proposta sempre interessante, ma forse un po’ troppo monocorde negli esiti, aspirando forse ad una idea più “colta” della tradizione musicale cubana, alla quale rimane comunque sempre legato.

Rubalcaba vanta già al suo attivo 15 nomination ai Grammy Awards (vincitore nel 2002 – assieme a Jay Newland e Charlie Haden alla produzione – con l’album Nocturne nella categoria Best Latin Jazz Album) e collaborazioni con alcuni tra i più grandi jazzisti (da Dizzy Gillespie a Herbie Hancock a Richard Galliano a Ron Carter, solo per citarne alcuni).

Rubalcaba si esibirà proprio domani, martedì 16,  all’interno di “Vicenza Jazz” e per l’occasione lo propongo in due situazioni differenti: due brani legati profondamente alla tradizione cubana con interpretazioni jazz dei celebri Besame Mucho e El Manicero e una nella versione più recente alla quale si è accennato in Joao.

Buon ascolto.

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